Antonio Negretti, detto Antonio Palma
(Venezia, ca. 1510/1515 - 1578/1685)
DEPOSIZIONE DI CRISTO NEL SEPOLCRO
olio su tavola, cm 78x74
THE ENTOMBMENT OF CHRIST
oil on panel, 78x74 cm
Questa intensa Deposizione di Cristo nel sepolcro costituisce un significativo esempio della produzione matura di Antonio Negretti, detto Antonio Palma, esponente della celebre dinastia dei Palma e protagonista della pittura veneziana del pieno Cinquecento. Nipote di Palma il Vecchio (1480 - 1528) e padre di Palma il Giovane (1549 - 1628), Antonio ne raccolse l'eredità figurativa, sviluppandola alla luce delle innovazioni introdotte da Tiziano Vecellio, Tintoretto e Paolo Veronese.
La composizione, raccolta entro un formato quadrato di grande equilibrio, è incentrata sul corpo di Cristo appena deposto dalla croce e accompagnato al sepolcro da Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo, mentre la Vergine, san Giovanni Evangelista e le pie donne partecipano con composta intensità al dramma della Passione. L'impianto piramidale delle figure, unito alla calibrata distribuzione dei gesti e degli sguardi, conferisce alla scena una forte unità narrativa.
La qualità del colore costituisce uno degli aspetti più significativi dell'opera. Le calde tonalità degli incarnati e la morbida modulazione luministica rivelano la piena adesione dell'artista alla tradizione cromatica veneziana, mentre la costruzione dei volumi attraverso la luce denuncia l'assimilazione della lezione tizianesca. La stesura pittorica, sciolta ma accurata, accompagna efficacemente la resa dei sentimenti senza indulgere in eccessi patetici, privilegiando piuttosto un sentimento di composta meditazione.
Il soggetto della Deposizione o del Trasporto di Cristo al sepolcro ricorre con frequenza nella produzione della bottega Palma, destinata sia a committenze ecclesiastiche sia alla devozione privata.
Il supporto ligneo e le dimensioni relativamente contenute suggeriscono una destinazione originaria per la devozione privata o per un piccolo ambiente di rappresentanza, secondo una tipologia ampiamente diffusa nella Venezia della Controriforma.
La proposta di attribuire il dipinto ad Antonio Palma è stata formulata da Mario Marubbi. Il dipinto precedentemente era inserito nell'ambiente veneto-bresciano, tra Romanino, Civerchio e Callisto Piazza. I confronti con lo stendardo di Serina o con Il Figliol Prodigo conservato presso la Galleria Borghese sono decisivi per risolvere l'attribuzione in favore di Antonio e spostare l'esecuzione della tavola verso l'area veneta. L'opera è un'aggiunta al pittore sicuramente rilevante ed esemplare per comprendere i rapporti tra Venezia e Brescia/Bergamo tra il secondo e il terzo quarto del Cinquecento.
Opera dichiarata di interesse particolarmente importante con decreto del 9 agosto 1982 del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, ai sensi dell’art. 3 della legge 1° giugno 1939, n. 1089, oggi disciplinata dal D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 e ss.mm.ii., artt. 10, comma 3, lett. a) e d), e 13).
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