DIPINTI ANTICHI E OPERE DI ECCEZIONALE INTERESSE STORICO ARTISTICO

15 MAGGIO 2024
Asta, 1284
40

Giulio Cesare Procaccini

Stima
40.000 / 60.000
L'opera è corredata di certificato di libera circolazione

Giulio Cesare Procaccini

(Bologna, 1574 - Milano,1625)

STUDIO DI TESTE

olio su tavola, cm 39,5x53

 

HEAD-STUDY

oil on panel, cm 39,5x53

 

Rara testimonianza del materiale conservato in uno studio di artista, la splendida tavoletta qui offerta va senza dubbio ricondotta alla mano di Giulio Cesare Procaccini, pur in assenza di documentazione o di riscontri specifici con le opere di destinazione pubblica e privata che appunto dal suo studio uscirono finora a noi note.

Immediatamente riconoscibili come sue sono infatti le fisionomie dei bambini (o forse di un unico modello in due prove diverse) e della giovane donna che li accompagna, forse proprio la moglie del pittore, quell’Isabella Visconti che Procaccini aveva sposato nel 1600 e da cui aveva avuto tre figlie.

Ancor più tipiche dell’artista milanese, le pennellate liquide e veloci che suggeriscono, più che descriverle, le dita della donna e il velo bianco trattenuto sul petto, e quelle più decise e cariche di colore che arrossano le gote delle figure e ne definiscono i tratti.

Se l’unico confronto possibile per quel che riguarda soggetto, tecnica e dimensioni resta la tavoletta di dimensioni inferiori (cm 26,4 x 35) passata in asta da Sotheby’s a Londra (7 luglio 2005, n. 31) raffigurante tre teste infantili o, più verosimilmente, tre pose dello stesso modello (vedi in H. Brigstocke, O. D’Albo, Giulio Cesare Procaccini; life and work, with a catalogue of his paintings, Turin, 2020, n. 121, p. 364), un certo numero di citazioni inventariali – precoci e assai autorevoli – mostrano come quei piccoli dipinti destinati a costituire un repertorio di “teste” per la produzione della bottega uscissero precocemente dallo studio di Giulio Cesare Procaccini per essere esibite nelle maggiori collezioni genovesi, e non solo.

Era ancor vivo l’artista quando l’inventario di Agostino Doria (1617-1621) censisce “tre teste di putti quadretto piccolo del Procasino” e un “quadro a due visi del prochasino”, che ritroviamo (“tre testine” e “due teste di giovani”) in quello del suo erede, Giovanni Carlo Doria, nel 1625.

E ancora, l’inventario di Amedeo dal Pozzo, marchese di Voghera, descrive nel 1634 “tre testine sopra l’asso grande meso palmo in quadro del Procaccini”: una citazione che solo le esigue dimensioni e il formato quadrato impediscono di identificare con la tavoletta passata da Sotheby’s o con la nostra.