IMPORTANTI MAIOLICHE DAL RINASCIMENTO AL SETTECENTO

26 OTTOBRE 2023
Asta, 1252
32

BOCCIA, VENEZIA, MASTRO DOMENICO E COLLABORATORI, TERZO QUARTO SECOLO XVI

Stima
12.000 / 18.000
Aggiudicazione  Registrazione

BOCCIA, VENEZIA, MASTRO DOMENICO E COLLABORATORI, TERZO QUARTO SECOLO XVI

in maiolica dipinta a policromia; alt. cm 37, diam. bocca cm 16, diam. piede cm 16

 

A BULBOUS JAR, VENICE, MASTRO DOMENICO AND COWORKERS, THIRD QUARTER 16TH CENTURY

 

Bibliografia di confronto

C. Ravanelli Guidotti, Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza. La Donazione Angiolo Fanfani. Ceramiche dal Medioevo al XX secolo, Faenza 1990, pp. 309-311, n.152;

M. Vitali, Omaggio a Venezia. Le ceramiche della Fondazione Cini. I, Faenza 1998;

D. Thornton, T. Wilson, Italian Renaissance Ceramics: a catalogue of the British Museum, Londra 2009, n. 62.

 

Il contenitore farmaceutico ha corpo globulare di grandi dimensioni e orlo gittato, noto comunemente come boccia, interamente decorato con una veduta con personaggi. Il paesaggio si sviluppa attorno al corpo del vaso con quinte costituite da alberi o rocce, entro le quali si intravvedono larghi scorci lacustri con montagne dal profilo arrotondato che si poggiano su una penisola con piccoli paesini, un giovane appoggiato ad un bastone che ammira la veduta all’ombra di un albero, un viandante seduto su una roccia con una città turrita con edifici antichi in rovina e palazzi dai tetti cuspidati dall’altro lato, ed infine una città con ampi edifici e porticati che fa da sfondo a un paesaggio aperto nel quale corre un piccolo cane. Sul collo del contenitore una corona robbiana a foglie allungate, con fioretti multipetalo e piccoli frutti.

L’opera, di grande impatto decorativo, è attribuibile all’attività di Domenico de’ Betti detto “mastro Domenico da Venezia” e della sua bottega, attiva tra il 1550 e il 1580. I suoi vasi, dall’inconfondibile policromia caratterizzata da smalti lucenti in cui dominano i gialli, le ocre, gli azzurri e i verdi, recano solitamente cartouches entro le quali campeggiano figure di santi e teste di fantasia, mediati probabilmente da fonti incisorie o pittoriche. Domenico de Betti, che aveva sposato la figlia del vasaro Jacomo da Pesaro, lavora a Venezia presso la contrada di San Polo e la produzione della sua bottega raggiunge grande fama alla fine del Cinquecento, soprattutto per la bellezza dei suoi paesaggi, che Carmen Ravanelli Guidotti nella scheda di un magnifico vaso a boccia della donazione Fanfani ben sottolinea così: «tutto suo poi è il pittoricismo caldo formatosi su influsso della grande pittura locale, cosicché la policromia aggiunge sempre più al disegno una veste ricca, vetrosa…». Il confronto con il vaso del MIC di Faenza, con figure di santi e ampio paesaggio, costituisce un valido caposaldo per morfologia e decoro, ornato con un paesaggio con architetture, rocce e specchi lacustri che molto richiamano quello del nostro vaso.

La più grande raccolta di questa tipologia di vasi farmaceutici, in tutte le declinazioni del repertorio morfologico e decorativo, è conservata presso la Fondazione Cini all’isola di San Giorgio, ma è interessante come nella scheda di una boccia conservata al Museo di Faenza, Carmen Ravanelli Guidotti accenni a una suggestiva ipotesi proposta da Maria Pia Pavone, riguardo a un’eventuale committenza di alcuni vasi a cura della Spezieria di Messina attorno al 1568. Ancor poco si sa riguardo ad un’eventuale committenza direttamente a Venezia o alla formazione del corredo messinese a seguito di più donazioni in tempi diversi, ma la ricerca di una destinazione specifica per questi corredi e l’effettiva possibilità di un riconoscimento dei vari pittori nella loro realizzazione rende ancor più affascinanti questi imponenti opere.