ARTE RICERCA | DIPINTI SCULTURE E OGGETTI D'ARTE DA UNA RACCOLTA FIORENTINA

16 NOVEMBRE 2022
Asta, 1187
61

RINFRESCATOIO, MONTELUPO, 1580-1620 CIRCA

Stima
7.000 / 10.000
Aggiudicazione  Registrazione

RINFRESCATOIO, MONTELUPO, 1580-1620 CIRCA

in maiolica decorata in policromia con blu di cobalto, giallo, giallo arancio, verde e bruno di manganese; alt. cm 26,5, diam. cm 45

 

AN EWER, MONTELUPO, CIRCA 1580-1620

 

Bibiliografia

U. Ojetti (a cura di), Catalogue de la Collection Pisa, vol. II, Milano 1937, cat. 534 tav. CIII

 

Bibliografia di confronto

C. Ravanelli Guidotti, Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza. La Donazione Angiolo Fanfani. Ceramiche dal Medioevo al XX secolo, Faenza 1990, pp. 72-73 n. 38;

F.Berti, La farmacia storica fiorentina. I fornimenti in maiolica di Montelupo (secc. XVI-XVII), Firenze 2010, p. 94 figg. 74-75, pp. 107-117

 

Il largo rinfrescatoio di maiolica ha forma emisferica e si apre in un orlo arrotondato spesso e estroflesso. Il profilo leggermente campaniforme trae spunto dalle coppe su alzata tipiche della produzione Montelupina, ma in dimensioni maggiori. La coppa non poggia tuttavia sul consueto alto piede a calice applicato a freddo, bensì su tre piedi zoomorfi che richiamano la forma di un dromedario e si congiungono al centro a formare una base stabile. La superficie del contenitore è interamente interessata da un motivo decorativo a foglie policrome sostenute da sottili rami e intervallate da frutta e da grappoli d’uva, mentre sui rami alcuni uccellini sono ritratti in diverse pose. Al centro del cavetto spicca un emblema nobiliare circondato da figure grottesche barbate, sostenuto da un piccolo mascherone, quasi compresso sotto il peso dello scudo, e sormontato da un ulteriore mascherone barbato: tutti questo elementi sono delineati e ombreggiati sottilmente con blu di cobalto e bruno di manganese. L’emblema, racchiuso in cornice a volute, è quadripartito e raffigura le armi di quattro importanti famiglie fiorentine: Frescobaldi (Troncato d'oro e di rosso, a tre rocchi di scacchiere d'argento, 2.1, nel secondo), Del Bene (D'azzurro, a due gigli fustati decussati d'argento), Gianfigliazzi (D'oro, al leone d'azzurro, lampassato e armato di rosso) e Adimari (Troncato d'oro e d'azzurro). Evidente lo scopo celebrativo dell’oggetto non solo per la presenza dell’emblema, ma anche per le dimensioni ragguardevoli e le varianti morfologiche.

L’opera in esame vanta un’importante provenienza collezionistica poiché presente nella collezione Pisa con attribuzione alle manifatture di Cafaggiolo e datato al secolo XVI.

Lo stile leggero nella stesura del colore e accorto nel progetto decorativo, denominato “alla foglia policroma con frutta” (genere 59), trova riscontro nella produzione proprio di orci e utelli che fanno mostra nei corredi delle principali spezierie fiorentine, come ad esempio nel corredo della Spezieria di San Marco a Firenze. Alcune opere furono attribuite dalla Giacomotti, seppure in forma dubitativa, a botteghe toscane, Cafaggiolo o Montelupo, attive alla fine del XVI secolo, fino a quando la pubblicazione dell’utello della collezione Fanfani, marcato con crescente lunare, ha fatto chiarezza.

Tra gli esemplari di confronto attraggono la nostra attenzione l’orciolo con figura di San Pietro Martire della farmacia di Santa Maria Novella, che mostra un decoro affine, ma soprattutto il fornimento della farmacia di San Marco, che ci fornisce riscontri nello stile pittorico e nel raffinato impianto decorativo. Gli orcioli, che Fausto Berti classifica come della “I serie”, mostrano al verso un decoro assimilabile al nostro, che però, probabilmente per l’importante committenza e diversa destinazione d’uso, è delineato in modo più accurato nelle ombreggiature, nella definizione dei contorni e nell’accostamento di elementi, come gli uccellini dipinti in pose differenti e con colori sovrapposti a creare eleganti sfumature. Tutti i confronti sono databili tra il 1580 e il 1630. Al fine della datazione si ricorda che l’ornato, in un’accezione maggiormente semplificata, che non corrisponde a quella in analisi, fu utilizzato anche nella produzione dei grandi orci apotecari databili tra il 1650 e il 1680. Nel nostro caso comunque lo studio dell’emblema quadripartito, certo legato a un evento importante come forse un matrimonio, potrebbe rappresentare un importante riferimento per la datazione.

Riguardo all’attribuzione concordiamo con quanto riferito da Fausto Berti, il quale sottolinea come dallo studio delle fonti archivistiche la bottega maggiormente utilizzata dalla Spezieria di San Marco fosse quella dei Bandini di Montelupo.