IMPORTANTI MAIOLICHE RINASCIMENTALI

26 OTTOBRE 2022
Asta, 1176
22

TONDINO, URBINO, BOTTEGA DI GUIDO DI MERLINO, 1540-1550 CIRCA

Stima
15.000 / 25.000
L'opera è corredata di certificato di libera circolazione

TONDINO, URBINO, BOTTEGA DI GUIDO DI MERLINO, 1540-1550 CIRCA

in maiolica dipinta in blu di cobalto, verde, giallo, giallo arancio, bruno di manganese, bianco di stagno. Al verso la scritta in blu cobalto con caratteri corsivi Aquariio; diam. cm 24,2, diam. piede cm 7, alt. cm 4

 

A PLATE (TONDINO), URBINO, WORKSHOP OF GUIDO DI MERLINO, CIRCA 1540-1550

 

Bibliografia di confronto

C. Fiocco, G. Gherardi, L. Sfeir-Fakhri, Majoliques italiennes du Musée des Arts Décoratifs de Lyon. Collection Gillet, Lione 2001, pp. 251-252 n. 168;

G. Anversa, La Collezione Francesco Franchi e la donazione alla Pinacoteca di Varallo Sesia, Vol. 2, Borgosesia 2007, p. 42 n. 12.

 

Il piatto ha cavetto profondo, larga tesa appena obliqua, e poggia su basso piede privo di anello, secondo la forma generalmente definita come "tondino". La superficie è decorata con una complessa scena istoriata: alcuni personaggi barbati sono intenti a riversare acqua da alcune anfore, secondo la tradizionale iconografia classica del "fiume", raffigurato appunto come un vecchio che riversa l’acqua da un vaso. Al verso, all’interno del piede, un’iscrizione redatta in blu cobalto con caratteri corsivi Aquariio.

I Fiumi sono qui appunto rappresentati secondo la visione classica che li raffigura come dei vecchi barbati che riversano le acque da contenitori dalla varia foggia in una fenditura del terreno, qui posta all’esergo sulla tesa. Il pittore, con una visione del tutto personale, ritrae i Fiumi con più dita dei piedi, a rappresentare probabilmente i piedi palmati. I personaggi sono sei, in pose diverse e ritratti su più piani prospettici, di cui uno in alto su una balza erbosa. Il decoro istoriato interessa l’intera superficie del piatto ed è racchiuso tra due quinte di alberi e un’alta roccia, con un paesaggio montuoso sullo sfondo. Il pittore molto probabilmente trae spunto da una o più incisioni, forse interpretando a suo modo la costellazione dell’Acquario, oppure proponendo nell'iscrizione una definizione più semplificata e generale della scena. Ci pare di poter indicare come fonte iconografica per quest’opera l'incisione del Maestro del Dado, da Giulio romano, che ritrae Peneo consolato dai fiumi dopo la metamorfosi di Dafne (A. Bartsch, Le peintre graveur, XV, Nieuwkoop 1982, p. 112 n. 22).

I modi sono quelli di un pittore attivo nella bottega di Guido da Merlino studiato da Carola Fiocco e Gabriella Gherardi, che hanno raccolto attorno a questa figura anonima una serie di piatti. Il pittore, che già era stato definito come Pittore di Sansone e i Filistei da una coppa del Louvre, è per le due studiose l’autore di un piatto ora al Museo di Sèvres dietro al quale compare un’iscrizione che ne attesta la produzione nella bottega di Guido di Merlino il 30 marzo del 1542. Si tratta di una delle botteghe più importanti di Urbino, nella quale hanno lavorato alcuni pittori tra i quali Luca di Bartolomeo da Casteldurante, Fedele di Giovanni e Francesco Durantino. I piatti e le coppe, alcune lumeggiate a lustro, sono elencate in dettaglio nella scheda che accompagna un esemplare molto prossimo al nostro per stile figurativo, ma anche per la distribuzione della scena su più piani: si tratta di un opera con scena allegorica della collezione Gillet al Museo di Lione, alla cui scheda rimandiamo per confronto e analisi critica. Alle opere elencate con attenzione dalle studiose si può aggiungere a nostro parere il piatto oggetto di studio unitamente a un piatto, lumeggiato in lustro rosso, ora alla Pinacoteca di Varallo nella collezione Francesco Franchi.