IMPORTANTI MAIOLICHE RINASCIMENTALI

26 OTTOBRE 2022
Asta, 1176

TAGLIERE, SIENA, INIZI SECOLO XVI

in maiolica dipinta in policromia giallo, giallo arancio, blu di cobalto, bruno di manganese, verde ramina e bianco di stagno; diam. cm 22,8, diam. piede cm 8,4, alt. cm 2

 

A PLATE (TAGLIERE), SIENA, EARLY 16TH CENTURY

 

Bibliografia di confronto

M. Lucarelli, A. Migliori, L’evoluzione della maiolica senese dall’immaginario medievale al “capriccio” della grottesca, in M. Anselmi Zondadari, P. Torriti (a cura di), La ceramica a Siena dalle origini all’Ottocento, Siena 2012, pp. 53-89 figg. 51, 53-54, 72, 112

 

Il piatto presenta un cavetto poco profondo e larga tesa piana e orizzontale. Al centro dell’ornato nel cavetto, entro un medaglione delimitato da un motivo a punti rossi su campo blu e piccole riserve allungate centrate da una linea arancio listata di blu, campeggia un ritratto di filosofo o musicista (?) che indossa una toga gialla su una camiciola bianca, un manto verde e azzurro, e trattiene un libro o una partitura nelle mani. Lo sfondo giallo intersecato da un triangolo blu circonda e esalta la figura. La tesa presenta un ornato a grottesche su fondo arancio composte da delfini affrontati, girali sottili con piccole foglie che trattengono corone sormontate da libri aperti e centrate da tamburi e loriche, e motivi fitomorfi. L’orlo è decorato con un motivo continuo a nastro azzurro su fondo giallo. Il retro è interessato da un fitto ornato “a calza”.

Nei primi decenni del Cinquecento a Siena si assiste ad una stagione più originale e matura della maiolica senese, quando nella città si verifica l'arrivo di vasai faentini che ben si inseriscono nel già vitale tessuto produttivo. In un clima culturale già particolarmente attivo per l’avvento di pittori come il Sodoma, Signorelli e Pinturicchio, quest’ultimo particolarmente attento alla nuova contaminazione culturale delle grottesche, la produzione ceramica della città toscana vede la comparsa di nuove o rinnovate ispirazioni negli ornati. In questo periodo ci pare di poter inserire il piatto in esame, a nostro parere affine alla produzione senese più che a quella faentina, ma comunque da questa fortemente influenzato. Il retro del piatto con motivo “a calza” ci indurrebbe a una certa prudenza attributiva dell’opera, anche se sono testimoniati decori affini anche a Siena, seppure di rado, anche se i confronti più pertinenti si ritrovano comunque nei piatti o negli albarelli di area toscana.

I motivi dell’ornato, comuni alle due aree produttive qui assumono una facies differente: il ritmo decorativo è infatti semplificato nelle grottesche più veloci e spontanee, il personaggio, dall’atteggiamento severo, ricorda i volti dei personaggi del piatto dell’Ermitage con Muzio Scevola o il volto con la mandibola un poco squadrata del San Sebastiano del Museo di Sèvres; inoltre le grottesche, dalle maglie un poco allentate, i delfini imbronciati, che ritroviamo in opere maggiori, il bordo con ornato su una base di diverso colore di fondo, i tocchi di verde acido su alcuni dettagli, insieme alla qualità della materia con smalto avorio piuttosto tenero, ci confortano nell’attribuzione.