IMPORTANTI MAIOLICHE RINASCIMENTALI

26 OTTOBRE 2022
Asta, 1176

PIATTO DA PARATA, DERUTA, 1530-1550

in maiolica dipinta in policromia; diam. cm 40,5, diam. piede cm 12,6, alt. cm 8

 

A CHARGER, DERUTA, 1530-1550

 

Bibliografia di confronto

J. Giacomotti, Catalogue des majoliques des musées nationaux, Parigi 1974, p. 187 n. 604;

G.C. Bojani, C. Ravanelli Guidotti, A. Fanfani, Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza. La donazione Galeazzo Cora. Ceramiche dal Medioevo al XIX secolo. Milano 1985, p. 290 n. 743;

T. Wilson, E.P. Sani, Le maioliche rinascimentali nelle collezioni della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia. 1 Perugia 2006, pp. 52-54 n. 15;

M.J. Brody, Religious Subjects on Sixteenth-Century Deruta, in M. Corry, M. Faini, A. Meneghin (a cura di), Domestic Devotions in Early Modern Italy, Boston 2019, pp. 188-189

 

Il piatto da pompa ha forma tipica con cavetto largo e profondo e ampia tesa obliqua, piede ad anello, forato per permettere l’esposizione. Il retro mostra un’invetriatura appesantita di bistro beige chiaro che ricopre l’intera superficie, segnato da due segni a virgola di colore verde. Sul fronte la tesa è interessata da un motivo decorativo a tralci incrociati con spine sporgenti, detto a “corona di spine”, mentre il centro del cavetto presenta la scena di San Francesco che riceve le Stimmate.

Il soggetto ricorre spesso in questa tipologia di piatti, talvolta con varianti, come ad esempio nell’esemplare datato 1531 del Museo d’Arte di Cleveland (inv. 1988.95), che condivide con il piatto in esame la ricerca per l’uso della policromia al posto del lustro metallico e una medesima ambientazione paesaggistica di ispirazione giottesca, nel quale il poverello di Assisi è raffigurato con la barba. Altro confronto è costituito da un piatto con tesa a riserve del Museo di Cluny (inv. 1625), che mostra invece il santo inginocchiato rivolto a sinistra con alle spalle un monte sul quale si staglia una città, con una scelta degli elementi decorativi di contorno più complessa rispetto al nostro esemplare. Un esemplare che condivide con il nostro la medesima impostazione decorativa sia nel soggetto sia nella decorazione della tesa, ma intervallata da boccioli, è conservato al Museo di Ecuen (inv. 18-542711), che pur con scelte coloristiche e di dettagli differenti mostra una resa materica differente, più chiara, ma con le stesse decorazioni in verde al verso.

I numerosi confronti testimoniano come la raffigurazione fosse cara alle botteghe di Deruta e della Tuscia, riprodotta in numerose varianti, e un elenco interessante è stato redatto da Elisa Sani e Timothy Wilson nello studio di un esemplare analogo conservato nella collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia.

Anche il decoro della tesa, apparentemente semplice, si diffuse in molte manifatture dell’Italia centro-settentrionale, ma è a Deruta che è ben rappresentato nei piatti da pompa, variamente associato a decorazioni principali, dove spicca il piatto con l’emblema di Paolo III Farnese (1534-1549), oggi al MIC di Faenza, considerato datante per le produzioni minori.