IMPORTANTI MAIOLICHE RINASCIMENTALI

26 OTTOBRE 2022
Asta, 1176

BOCCIA, VENEZIA, 1530 CIRCA

in maiolica dipinta a policromia in blu, giallo, giallo arancio e verde ramina; alt. cm 32, diam. bocca cm 15,2, diam. piede cm 15

 

A BULBOUS JAR, VENICE, CIRCA 1530

 

Bibliografia di confronto

G.C. Bojani, C. Ravanelli Guidotti, A. Fanfani, Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza. La donazione Galeazzo Cora. Ceramiche dal Medioevo al XIX secolo, Milano 1995, p. 316 n. 817;

F. Saccardo in R. Ausenda (a cura di), Le ceramiche. Museo d'Arti Applicate, Milano 2000, p. 275 schede 295-298, p. 285-286 scheda 313;

R. Perale, Maioliche da farmacia nella Serenissima, Venezia 2021, pp. 85-90

 

Il vaso farmaceutico ha corpo globulare, collo basso e cilindrico terminante in un orlo estroflesso tagliato a stecca, e poggia su una base piana a disco. La decorazione interessa l’intera superficie con un motivo ad ampie volute vegetali con foglie e piccoli fruttini tondi che incorniciano gruppi di grandi frutti quali pere e melograni; sul collo una catena continua di foglie, mentre al centro della pancia si dipana un cartiglio farmaceutico scritto in blu in caratteri gotici S de RoSa Solitivo.

L’opera appartiene a una serie di vasi con attribuzione controversa tra la Sicilia e Venezia, anche se il vaso appartiene comunque alla tipologia veneziana a frutti e racemi su fondo candido e trova riscontro preciso in un esemplare conservato al Castello Sforzesco di Milano, alla cui scheda facciamo riferimento per confronti, e in un vaso della Collezione Cora a Faenza datato 1579, anch’esso con melagrane spezzate. Riguardo a due vasi sempre “a frutta grossa” dello stesso museo faentino, provenienti dalla Raccolta Spanò di Palermo, si veda quanto scritto da Carmen Ravanelli Guidotti sulle tipologie decorative dei vasi a boccia con decoro a frutta, sulla varietà dei decori secondari che ne caratterizzano l’ornato del collo e sull’importanza della loro influenza sulla produzione locale siciliana, e soprattutto sulla presenza, già indicata da Liverani, di frammenti con frutta nei butti faentini.

Una differente lettura quindi sulla paternità delle bocce "a frutta grossa", ascrivibile a Mastro Domenico, è discussa da Riccardo Perale nel suo recente studio sulla maiolica veneziana, dove per questa tipologia non si esclude una produzione veneziana, pur invitando ad una rilettura alla luce delle vaste produzioni che dalla città lagunare si svilupparono in Italia. Lo studioso, superando la citazione di Piccolpasso che vede in questo decoro una produzione tipicamente veneziana, ci ricorda non solo la precocità del prototipo di frutta grossa sul piatto del Victoria and Albert Museum con testa di satiro, databile tra il 1530 e il 1540, ma anche i precedenti nord-europei databili al 1508 e altri esempi che anticiperebbero la datazione di queste opere.