DIPINTI ANTICHI

21 DICEMBRE 2022
Asta, 1170

Melchiorre Gherardini

(Milano, c. 1607 – 1668)

GLORIA DI SAN GIOVANNI DI DIO

olio su tela, cm 236x147

 

SAINT JOHN OF GOD IN GLORY

oil on canvas, cm 236x147

 

Provenienza

Milano, chiesa di Santa Maria in Aracoeli, II cappella a destra

collezione privata

 

Bibliografia

C. Torre, Il ritratto di Milano, Milano 1674, p. 265

 

La provenienza del dipinto e la sua corretta attribuzione sono state ricostruite in occasione della presentazione all’Ufficio Esportazioni presso la Soprintendenza di Milano cui è seguita l’apposizione del vincolo, appunto in virtù della storia dell’opera.

A partire dalla identificazione del Santo in gloria – il portoghese San Giovanni di Dio e non San Carlo Borromeo, come ritenuto in precedenza – il dipinto è stato posto in relazione con la citazione nella guida del Torre (1674) di una pala di tale soggetto sull’altare dedicato a quel santo nella chiesa milanese di Santa Maria in Aracoeli. Annessa all’Ospedale Fatebenefratelli, sede dell’ordine religioso ospitaliero fondato appunto da Giovanni di Dio (1495-1550) la chiesa fu distrutta nel 1936-37, e parte del suo patrimonio artistico fu spostato nell’Ospedale adiacente.

Il nostro dipinto risultava ancora nella seconda cappella a destra in occasione dei restauri condotti un secolo prima, quando un disegno di Giacomo Moraglia illustra nel 1835-36 lo stato della cappella, completa del dipinto (cfr. A. Spiriti, Un “bellissimo pezzo di fabbrica”. Il Fatebenefratelli fra Barocco e Neoclassico, Milano 1992, pp. 44-45).

Non accertata da documenti di pagamento, l’attribuzione della pala a Melchiorre Gherardini, allievo di Giovan Battista Crespi si deve invece a Federico Cavalieri, studioso del Cerano e della sua bottega, di cui si veda in particolare Tra collaboratori, allievi e seguaci, in Il Cerano 1573-1632. Protagonista del Seicento lombardo. Catalogo della mostra a cura di Marco Rosci, Milano 2005, pp. 33-45.

 

Opera dichiarata di interesse particolarmente importante dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Segretariato regionale del Piemonte, con decreto n. 510 del 21 novembre 2016.

The Italian Soprintendenza considers this lot to be a work of national importance and requires it to remain in Italy; it cannot therefore be exported from Italy.