DIPINTI ANTICHI

21 DICEMBRE 2022
Asta, 1170
30

Giovanni Carlo Loth

Stima
6.000 / 8.000

Giovanni Carlo Loth

(Monaco di Baviera, 1632 – Venezia, 1698)

TRASPORTO DI CRISTO AL SEPOLCRO

olio su tela, cm 102,5x154

Inciso da Lorenzo Lorenzi

 

THE ENTOMBMENT OF CHRIST

oil on canvas, cm 102,5x154

 

Provenienza

Firenze, collezione Gerini

Roma, Finarte, asta del 22 novembre 1988, n. 85

collezione privata

 

Bibliografia

Catalogo e stima dei quadri e bronzi esistenti nella Galleria del Sig. Marchese Giovanni Gerini a Firenze, Firenze 1825, n. 28; G. Ewald, Johann Carl Loth 1632 – 1698, Amsterdam 1965, nn. 216 e 218 (in relazione all’incisione di Lorenzi, riprodotta alla tavola 55, e alla citazione nel catalogo Gerini; si tratta tuttavia della stessa opera); L. Trezzani, Quadri romani in una raccolta fiorentina: dipinti inediti dalla collezione Gerini, in “Paragone” LIV, 2003, 47-48, p. 164; M. Ingendaay, “I migliori pennelli”. I marchesi Gerini mecenati e collezionisti nella Firenze medicea. Il palazzo e la galleria 1600-1825, Milano 2013, I, p. 173 e figg. 125 (l’incisione) e 126 (il dipinto); note 380-82

 

Descritto come “Trasporto del S. Corpo del Redentore al Sepolcro: Figure di media grandezza opera di Carlo Lotti”, il dipinto catalogato in casa Gerini nel 1825 in vista del pubblico incanto iniziato nel dicembre di quell’anno può riconoscersi con ogni evidenza nella tela qui offerta proprio in virtù dell’incisione trattane dal Lorenzi alla metà del Settecento.

E’ del tutto verosimile che fosse stato selezionato per comparire nel catalogo illustrato della collezione, tra i primi del genere, dato alle stampe nel 1759 e nuovamente, in forma accresciuta, nel 1786 (Raccolta di ottanta stampe rappresentante i quadri più scelti de’ Signori Marchesi Gerini) a Firenze presso Giuseppe Bardi e Niccolò Pagni.

Sebbene non incluso nella versione definitiva della Raccolta, fu riconosciuto da Georg Ewald proprio grazie a quella stampa, che lo studioso riprodusse nel catalogo generale dell’artista bavarese senza tuttavia associarlo alla prestigiosa raccolta fiorentina da cui proveniva e a cui è stato correttamente restituito dagli studi più recenti, pur in assenza di documentazione nei libri contabili della famiglia.

Il dipinto si caratterizza anche per la scelta, inevitabile dato il soggetto ma inconsueta per il pittore, di una composizione a figure intere e di dimensioni contenute, eccezionale nel suo catalogo.