OPERE DI ECCEZIONALE INTERESSE STORICO ARTISTICO

28 SETTEMBRE 2022
Asta, 1116
10

Jacopo da Empoli

Stima
30.000 / 50.000

Jacopo da Empoli

(Firenze, 1551 – 1640)

PREGHIERA DI SARA E TOBIA

olio su tela, cm 118x150

 

Provenienza

Firenze, Lorenzo Antinori; Firenze, Sotheby’s, asta del 3-4 giugno 1977, n. 268; collezione privata

 

Bibliografia

V. Zaballi, in G. Battelli, Notizie inedite sull’Empoli (1554 – 1640) in “Arte e Storia” 1915, p. 208; F. Baldinucci, Notizie de’ Professori del Disegno da Cimabue in qua (1681-1728), Firenze 1845-47, III, p. 8; A. Marabottini, Jacopo Chimenti da Empoli, Roma 1988, p. 254, n. 101 e 101a; G. Cantelli, Repertorio della pittura fiorentina del Seicento, Fiesole 1983, p. 40; R. Spinelli, Soggetti biblici, letterari e poetici nell’opera di Jacopo da Empoli, in Jacopo da Empoli 1551-1640. Pittore d’eleganza e devozione. Catalogo della mostra (Empoli, 21 marzo – 20 giugno 2004), Milano 2004, p. 194-95, figg. 23-24; p. 197, note 55-56; S. Bellesi, Catalogo dei pittori fiorentini del 600 e 700, Firenze 2009, I, p. 173.

 

Celato alla vista dopo la sua fugace apparizione a Palazzo Capponi nel 1977 (peraltro col titolo inesatto di Santi Cecilia e Valeriano) e successivamente riprodotto con vecchie immagini in bianco e nero, lo splendido dipinto qui offerto fu riconosciuto da Alessandro Marabottini, ripreso da Riccardo Spinelli, come il quadro da camera dello sposalizio di Sara e Tobiolo dipinto per Lorenzo Antinori, gentiluomo fiorentino ricordato da Filippo Baldinuccci nella sua biografia dell’artista, e da Virginio Zaballi (1602-1685), allievo dell’Empoli per quindici anni prima dell’immatricolazione all’Arte del Disegno nel 1631, nei ricordi inediti pubblicati da Battelli nel 1915.

Come indicato da Marabottini, il soggetto dell’opera va invece rintracciato nel Libro di Tobia (6, 8; 14-19) dove si narra del matrimonio di Tobiolo e Sara:

Allora Tobia rispose a Raffaele: "Fratello Azaria, ho sentito dire che essa è gia stata data in moglie a sette uomini ed essi sono morti nella stanza nuziale la notte stessa in cui dovevano unirsi a lei. Ho sentito inoltre dire che un demonio le uccide i mariti. 15Per questo ho paura: il demonio è geloso di lei, a lei non fa del male, ma se qualcuno le si vuole accostare, egli lo uccide. Io sono l'unico figlio di mio padre. Ho paura di morire e di condurre così alla tomba la vita di mio padre e di mia madre per l'angoscia della mia perdita. Non hanno un altro figlio che li possa seppellire". Ma quello gli disse: "Hai forse dimenticato i moniti di tuo padre, che ti ha raccomandato di prendere in moglie una donna del tuo casato? Ascoltami, dunque, o fratello: non preoccuparti di questo demonio e sposala. Sono certo che questa sera ti verrà data in moglie.  Quando però entri nella camera nuziale, prendi il cuore e il fegato del pesce e mettine un poco sulla brace degli incensi. L'odore si spanderà, il demonio lo dovrà annusare e fuggirà e non comparirà più intorno a lei. 18Poi, prima di unirti con essa, alzatevi tutti e due a pregare. Supplicate il Signore del cielo perché venga su di voi la sua grazia e la sua salvezza”

E’ appunto questo il momento raffigurato nel nostro dipinto: inginocchiati ai piedi del letto, accanto al braciere che diffonde fumo, gli sposi innalzano fiduciosi la preghiera al Signore affinché le nozze siano santificate e il maleficio spezzato: oltre la finestra aperta sul paesaggio notturno, vediamo infatti il compagno angelico di Tobiolo in lotta col demonio.

Composti e misurati nei gesti che rivelano tuttavia l’intensità del momento, i giovani protagonisti si distinguono altresì per le raffinatissime vesti, peraltro tipiche della pittura fiorentina nella scelta di colori squillanti esaltati da ricami preziosi.

Una scelta in qualche modo insolita per Jacopo da Empoli, raffinatissimo ma generalmente austero, che tradisce l’aggiornamento sui modi dei maestri fiorentini di nuova generazione, da Matteo Rosselli a Giovanni Bilivert, senza dimenticare la Giuditta palatina, capolavoro di Cristofano Allori: tutti elementi che contribuiscono a datare il dipinto intorno al 1620, come suggerito da Marabottini.

Alla composizione si riferiscono per ora due disegni, entrambi relativi alla figura del giovane Tobia, studiato dal nudo e a figura intera in un foglio agli Uffizi (G.D.S.U. 91767) che presenta anche un dettaglio della manica; il busto del giovane, vestito, compare invece anche in versione speculare in un foglio della Fondation Custodia (4026) dalla collezione Frits Lugt.

 

Opera dichiarata di interesse particolarmente importante dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, Segretariato Regionale per la Liguria, con decreto N. 186 del 9/12/2020.

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