IMPORTANTI MAIOLICHE RINASCIMENTALI

20 OTTOBRE 2021
Asta, 1099
29

PIATTO, URBINO, BOTTEGA DI GUIDO DURANTINO, 1535-1540

Stima
15.000 / 20.000
Aggiudicazione:  Registrazione
L'opera è corredata di certificato di libera circolazione

PIATTO, URBINO, BOTTEGA DI GUIDO DURANTINO, 1535-1540

in maiolica dipinta in policromia; sul retro reca la scritta: Mutio la sua destra/ s[a] abrusia;

diam. cm 27, diam. piede cm 9,5, alt. cm 3,2

 

A DISH, URBINO, WORKSHOP OF GUIDO DURANTINO, 1535-1540

 

Provenienza

Parigi, Renaud-Giquello & Associés, Drouot-Richelieu n. 2, 11 aprile 2005, lotto 12;

Parigi, Christophe Perlés;

Firenze, collezione privata

 

Bibliografia di confronto

C. Ravanelli Guidotti, Ceramiche occidentali del Museo civico Medievale di Bologna, Bologna 1985, pp. 140-142 n. 105;

J.V.G. Mallet, In botega di Maestro Guido Durantino in Urbino, in “The Burlington Magazine”, CXXIX, 1987, p. 129 and appendice;

M.J. Brody, Istoriato Maiolica with the Arms of Giacomo Nordi, Bishop of Urbino, 1523-1540, New York 1998, pp. 45-46;

T. Wilson, E.P. Sani, Le maioliche rinascimentali nelle collezioni della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia. 1, Perugia 2006, pp.130-133 n. 42

 

Il piatto ha un cavetto profondo poggiante su piede a disco appena rilevato, la tesa è larga e obliqua con orlo liscio. Il decoro, che ricopre l’intera superficie ed è dipinto in policromia con ampio uso di lumeggiature di bianco di stagno, raffigura il giovane guerriero Muzio Scevola davanti al suo cavallo nell’atto di avvicinare una fiaccola accesa alla mano destra che ancora impugna la spada, con la quale ha commesso “l’imperdonabile errore” tradendo la fiducia del popolo romano. Alla scena, che si svolge dell’accampamento etrusco posto ad assediare la città di Roma, assiste il Re Porsenna assiso in trono con i suoi dignitari alle spalle. In alto a sinistra sulla tesa lo stemma del cardinale Nordi da Aquileia. Sul retro in blu di cobalto la scritta esplicativa: Mutio la sua destra s[a] abrusia.

Come ci rammenta Carmen Ravanelli Guidotti, l’identificazione dello stemma si deve a Corrado Leonardi di Urbania, il quale segnala che il Ligi nelle sue notizie storiche sui Vescovi e Arcivescovi di Urbino riproduce la xilografia del sigillo episcopale di Giacomo Nordi, vescovo di Urbino dal 1523 al 1540, che celebrò le esequie per il deposito della salma di Francesco Maria I, duca di Urbino, in Santa Chiara.

“Il pittore del servizio Nordi” è certamente lo stesso della fiasca analizzata dalla Ravanelli Guidotti e conservata nel Museo Civico Medievale di Bologna (inv. n. 991, già Museo Cospiano) con cui condivide lo stile manieristico, le figure assottigliate, gli alberi contorti dal tronco scuro, i sentieri tra zolle erbose delineate a tratti acquarellati verdi e arancio, cosparsi da piccoli sassi arrotondati, e le lumeggiature sulla parte superiore delle braccia. Nella scheda, a cui rimandiamo, il confronto con il piatto del Boymans Van Beuninge Museo di Rotterdam (inv. n. A 3638) conferma quanto osservato sopra, ma con alcune differenze: il piatto di confronto ha cavalli dai musi allungati, personaggi dalla facies sottile con occhietti piccoli e neri, e paesaggio analogo. Sia il piatto che la fiasca sono attribuiti a Guido Durantino o più probabilmente ad un pittore attivo nella sua bottega nel periodo attorno agli anni trenta del Cinquecento.

La presenza di più pittori attivi nella bottega urbinate ha infatti trovato conferma negli studi più recenti. Lo studio del piatto con “d ulcano e venera”, anch’esso recante lo stemma del Vescovo Nordi, da parte di Timothy Wilson e Elisa Sani del 2006 - a cui rimandiamo per l’esatto elenco dei piatti finora conosciuti, tra i quali compare anche il nostro esemplare - ci riconduce alla tesi di Michael Broody, che aveva individuato almeno tre mani per gli autori del servizio. I diciassette esemplari finora individuati, con soggetti prevalentemente storici o mitologici, presentano caratteristiche stilistiche che hanno portato all’assegnazione delle opere a più artisti avvicinabili ai modi della bottega di Guido Durantino, ma alla luce della pubblicazione dell’ultimo esemplare citato con Vulcano e Venere, per alcuni avvicinabile alla mano di Xanto Avelli, si è pensato alla presenza a Urbino e in tutto il ducato di pittori itineranti, spesso anonimi. Inoltre la possibile attribuzione di alcuni esemplari del servizio Nordi allo stesso autore del servizio Montmorrecy avanzata da Mallet ci trova concordi per quanto riguarda l’oggetto in analisi.