DIPINTI E SCULTURE DELL'OTTOCENTO EUROPEO

9 NOVEMBRE 2021
Asta, 1095

Alberto Pasini

(Busseto 1826 - Cavoretto 1899)

DAVANTI ALLA MOSCHEA

olio su tela, cm 34,5x27

firmato in basso a sinistra

 

IN FRONT OF THE MOSQUE

oil on canvas, 34.5x27 cm

signed lower left

 

L'opera è corredata di expertise (n. schedario 3636) di Angelo Dragone datata 25 ottobre 1985.

 

La veduta urbana, piacevole nei toni cromatici, elegante nelle architetture, animata da diversi personaggi intenti a svolgere varie attività, mostra un eccellente esempio della pittura orientale di Pasini. L’artista di Busseto, giunto a Parigi nei primi anni Cinquanta, compie il suo primo viaggio in Persia nel 1855 al seguito del diplomatico francese Prospero Bourée entrando così in stretto contatto con un mondo affascinante e tanto ricercato da diversi suoi colleghi che lavoravano spesso di fantasia. Pasini, invece, visita a più riprese diversi Paesi del Medio Oriente riportando in Europa dipinti, note e appunti da cui progettare nuovi soggetti. La meravigliosa sicurezza di mano nella resa di figure e animali assieme alle architetture semplici ed elaborate, ricche di decorazioni e dettagli, unita all’abilità nell’utilizzare in armonia tocchi di colore tenui e smaglianti, consente al pittore di realizzare scorci cittadini, come il nostro, caratterizzati dalla vivacità di persone vestite con i costumi del luogo che animano con le loro usanze opere soprattutto di piccolo formato. Anche nel nostro caso, Pasini dipinge un quadro notevole, seppur racchiuso in dimensioni contenute, mostrando garbo e sottigliezza con tocco delicato ma deciso, spontaneo ed elegante, senza stonature.

Ugo Ojetti, in occasione della sala dedicata durante la VIII Biennale di Venezia all’artista da poco scomparso, gli riconosce il pregio di essere stato il primo pittore che vide davvero l’Oriente con un occhio più potente della sua fantasia: “Non più i contrasti violenti tra il primo piano in ombra e il fondo assoluto, e nemmeno la convenzionale fornace dai colori incandescenti e abbacinanti, ma spesso tutta la mestizia di una pallida afa canicolare che fonde i colori invece che accenderli” (U. Ojetti, L’Esposizione di Venezia, in “Corriere della Sera”, 30 aprile 1909).

 

E.S.