DIPINTI DEL SECOLO XIX. OPERE SCELTE DA UNA COLLEZIONE PRIVATA

9 NOVEMBRE 2021
Asta, 1079

Sebastiano De Albertis

(Milano 1828 - 1897)

EPISODIO DELLE CINQUE GIORNATE DI MILANO

olio su tavoletta, cm 18x12

firmato e dedicato "All'amico Correnti" in basso a destra

retro: cartiglio del Museo del Risorgimento di Milano

 

EPISODE FROM THE FIVE DAYS OF MILAN

oil on panel, 18x12 cm

signed and dedicated "All'amico Correnti" lower right

on the reverse: label of the Museo del Risorgimento of Milan

 

Nel corso del secondo Ottocento, diversi artisti italiani abbracciarono le armi e partirono per combattere durante i moti risorgimentali e le campagne garibaldine. Seguendo il suggerimento che a fine Settecento lo storico dell’arte Francesco Milizia aveva caldeggiato, esortando i pittori di guerra ad andare sul campo di battaglia e a immergersi nella realtà di quelle scene, essi fecero di più arruolandosi per liberare i territori italiani dagli usurpatori stranieri, contribuendo fattivamente alla nascita del Regno d’Italia.

Assieme a Gerolamo Induno e a Eleuterio Pagliano, Sebastiano De Albertis è considerato uno dei principali artefici, tra gli artisti lombardi, di soggetti militari trattati con originalità e spigliatezza. Discepolo di Domenico Induno e di Roberto Focosi, nel 1848, a soli vent’anni interruppe gli studi all’Accademia di Brera, alle cui mostre aveva già iniziato a distinguersi con soggetti storici, per partecipare alla strenua difesa delle barricate innalzate dai cittadini durante le celebri Cinque Giornate di marzo in una Milano insorta con tale convinzione e tenacia contro la dominazione austriaca da riuscire a far allontanare le truppe del maresciallo Radetzky. L’euforia data dal risultato raggiunto lo spinse a sposarsi, prima di arruolarsi, pochi giorni più tardi, per combattere in Veneto. Anche negli anni seguenti i suoi studi vennero sospesi per poter seguire le truppe garibaldine, vivendo in prima persona esperienze cariche di emozioni e ricordi poi trasferiti su tele e piccole tavole che diverranno tema predominante della sua fiorente attività.

Il suo primo soggetto militare proposto al pubblico risale al 1855, anno in cui alla mostra di Brera espose una tela dal titolo Ricognizione degli avamposti di cavalleria piemontese. Trentasei anni dopo, alla prima Triennale di Brera, nota come l’esposizione dell’innovazione pittorica e del debutto del Divisionismo, De Albertis otteneva ancora un successo pressoché unanime da parte della critica con il dipinto Bezzecca (già collezione Paolo Ingegnoli), di cui il Museo del Risorgimento di Milano conserva, assieme ad altre opere dell’artista, la versione compiuta nel 1892. Questa realtà museale cittadina, con sede a Palazzo Moriggia, nacque nel 1884 per volontà del sindaco Gaetano Negri che istituì una commissione incaricata di raccogliere testimonianze dell’epopea risorgimentale donate dai cittadini da presentare al primo padiglione dedicato al Risorgimento italiano nell’ambito dell’Esposizione Nazionale di Torino tenutasi in quell’anno. Tra i membri della commissione c’erano De Albertis e l’amico Cesare Correnti (1815-1888), patriota e senatore del Regno, anch’egli attore attivo durante le Cinque Giornate di Milano.

A ricordo di quei momenti concitati ed esaltanti, De Albertis donò a Correnti la tavoletta oggi presentata, con tanto di dedica, raffigurante il trionfo degli insorti civili sui soldati austriaci attoniti. La scena si volge in uno scorcio cittadino, dominato dal fumo acre con lingue di fuoco vivo alle spalle dei combattenti e da una bandiera tricolore che sventola sulle teste dei rivoltosi esultanti. Sullo sfondo si innalza una struttura architettonica che ricorda le guglie del Duomo. La strada mostra il disordine lasciato dalla battaglia appena conclusa, a terra pezzi di legno, ruote di un carro distrutto e, quasi nascosto tra le macerie, il corpo di un uomo. Tutto è accennato con tocchi di colori veloci e vibranti di luce stesi con notevole abilità tanto da permettere di leggervi tanti dettagli, dalle divise dei soldati, ai cappelli degli insorti, ai fucili che vengono tolti di mano ai combattenti.

Il quadro reca sul retro un’etichetta del Museo del Risorgimento che fa presupporre la sua partecipazione a un evento espositivo tenutosi in quella sede.

 

E.S.