DIPINTI DEL SECOLO XIX. OPERE SCELTE DA UNA COLLEZIONE PRIVATA

9 NOVEMBRE 2021
Asta, 1079

Giovanni Carnovali (detto Il Piccio)

(Montegrino Valtravaglia 1804 - Coltaro di Sissa 1874)

REBECCA E IL SERVO DI ABRAMO

olio su cartone, cm 26x20,5

firmato in basso a destra

retro: timbro della Mondial Gallery di Milano, cartiglio della collezione Alessandro Tacchi, cartiglio della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano

 

REBEKAH AND ABRAHAM'S SERVANT

oil on cardboard, 26x20.5 cm

signed lower right

on the reverse: stamp of the Mondial Gallery of Milan, label of the Collection Alessandro Tacchi, label of the Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano

 

Provenienza

Collezione Alessandro Tacchi, Bergamo

Mondial Gallery, Milano

Collezione privata

 

Esposizioni

Esposizione postuma delle opere di Giovanni Carnovali detto il Piccio, Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, Milano, 1909

 

Bibliografia

Esposizione postuma delle opere di Giovanni Carnovali detto il "Piccio", catalogo della mostra (Palazzo della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, Milano, 1909), Milano 1909, n. 12

M. Piatto, in P. De Vecchi, Giovanni Carnovali detto Il Piccio, catalogo ragionato, Milano 1998, n. 369, p. 279

 

Il 17 giugno 1909 il quotidiano “La Perseveranza” pubblicò un articolo di Gaetano Previati dedicato all’esposizione di Giovanni Carnovali detto il Piccio in corso presso il Palazzo della Permanente di Milano nel quale il pittore divisionista definiva la rassegna ambrosiana “uno degli avvenimenti più notevoli nella storia della pittura moderna”. In quell’occasione, preziosa e fondamentale per il pubblico trovatosi finalmente nella condizione di visionare direttamente un ampissimo numero di opere del Piccio e di “riconoscere lo spontaneo erompere di quella personalità interiore che niuna forza di educazione, niuna pressione di ambiente impedirà come rinnovatrice della pittura del secolo XIX”, venivano esposte anche le due tavolette qui presentate. Il cartiglio sul retro di entrambe le opere, recante il timbro della storica società promotrice milanese, ci rimanda alla collezione del bergamasco Alessandro Tacchi, all’epoca cinquantasettenne consigliere comunale e commissario dell’Accademia Carrara. Bergamo, nella figura di Ciro Caversazzi, primo biografo del Piccio e dello storico dell’arte Gustavo Frizzoni, voce autorevole nella politica di acquisizione di opere d’arte seguita da musei italiani e stranieri, era una delle principali città impegnate nell’organizzazione della mostra che vide il coinvolgimento di un nutrito comitato organizzatore radicato sul territorio lombardo a garanzia del successo della prima mostra dedicata al rivoluzionario artista.

Dalle carte custodite nell’archivio della Permanente, già studiate in passato per la stesura di un saggio dedicato a quell’importante esposizione (E. Staudacher, 1909. La prima postuma del Piccio, in Piccio oltre il suo tempo, catalogo della mostra, a cura di F.L. Maspes, Milano 2015), apprendiamo che Alessandro Tacchi mise a disposizione della commissione un paesaggio, una serie di schizzi a matita riuniti in un’unica cornice e quattro studi di soggetto religioso, tra cui i due dipinti oggi qui presentati: Mosè salvato dalle acque e una scena biblica erroneamente indicata dal suo proprietario come Giacobbe e Rachele. Sul catalogo della mostra, quest’ultimo lavoro, coevo e con le stesse dimensioni del Mosè, venne registrato con il titolo Rachele e il servo d’Abramo. Si tratta invece di Rebecca e il servo d’Abramo, soggetto già affrontato in passato dal pittore, in particolare nella nota versione risalente al 1855 circa e proveniente dalla collezione Farina di Bonate Sotto, poi passata nella raccolta di Gustavo Botta.

A differenza del dipinto di taglio orizzontale e con dimensioni ben più estese, con i protagonisti schierati in primo piano sbarrando la visuale alle loro spalle, in un contesto di giochi cromatici tenui, nel nostro caso il paesaggio rigoglioso predomina la scena limitata, sulla sinistra, da alte palme e, sullo sfondo, da un edificio fortificato dai tratti severi che si perde all’orizzonte. Rebecca, fermatasi su un pianoro, è impegnata a sorreggere l’anfora piena di acqua fresca mentre Eliezer, il forestiero in cerca di una sposa degna di Isacco, figlio di Abramo, si disseta sotto lo sguardo di un gruppetto di persone ferme alle spalle della ragazza. La pennellata veloce e vibrante tipica della produzione matura di Carnovali, non permette, anche per le dimensioni ridotte del supporto, una lettura immediata dei tratti fisiognomici dei personaggi, tuttavia la posa assunta dai due gruppetti lascia intendere da una parte l’umiltà con cui Rebecca, a capo chino, aiuta e accoglie vicino a sé il servo di Abramo, dall’altra la curiosità quasi indiscreta di chi commenta la scena.

L’opera è stata finora conservata in pendant con Mosè salvato dalle acque, che concentra, nel taglio verticale, la narrazione del ritrovamento del bambino senza che lo sguardo si perda nell’ampiezza del suggestivo e caldo paesaggiopresentenella celebre versione del 1866, un quadro di dimensioni importanti (110 x 172 cm), proveniente dalla collezione di Luigi Goltara di Bergamo. La lunga elaborazione di questa grande tela ha richiesto al suo autore la realizzazione di studi compiuti con uno stile più arrotondato delle forme, distante quindi dal nostro soggetto. Esiste tuttavia un disegno, conservato ai Musei Civici di Varese, che riguarda proprio il gruppo di persone raccolte attorno alla figlia del faraone e al bambino tratto in salvo, a cui si pensa si sia ispirato l’artista per compiere il nostro quadretto.

Lo scorrere delle acque fluviali, sbarrato dalle quinte laterali, sembra trasformarsi in un placido laghetto di forma circolare sulla cui riva si avvicendano i protagonisti, impegnati a soccorrere il piccolo Mosè. Le figure, concentrate in primo piano, maggiormente in rilievo rispetto a quelle del pendant, sono dipinte con una pennellata rapida e carica di tratteggi chiari che accentuano la luminosità e il movimento in contrasto con la tranquillità rassicurante del paesaggio.

 

E.S.