ARCADE | Dipinti dal XV al XX secolo

5 OTTOBRE 2021
Asta, 1077

Pietro Senno

(Portoferraio 1831 - Pisa 1904)

PENDICE ALL'ISOLA D'ELBA

olio su tela, cm 101x149,5

firmato in basso a destra

retro del telaio: titolato e cartiglio con "53"

 

MOUNTAIN SLOPE AT ISOLA D'ELBA

oil on canvas, 101x149.5 cm

signed lower right

on the reverse of the stretcher: titled and label with "53"

 

Nel 1867 l’artista elbano Pietro Senno partì per Parigi, dove conobbe alcuni dei più affermati pittori italiani che in quel momento vi gravitavano, quali Alberto Pasini, Giuseppe Palizzi e Stefano Ussi. Si avvicinò così al genere del paesaggio, con un approccio più moderno rispetto a quello italiano, più vicino all’osservazione della natura anche nei suoi aspetti fenomenici. Un atteggiamento ‘romantico’ che il pittore seppe interpretare in modo autentico e personale, riscuotendo peraltro notevoli consensi internazionali. Come descrive Giampaolo Daddi, che all’artista elbano ha dedicato una monografia, “il bosco, la marina, le praterie divennero il suo studio ed il contatto con la natura, poi rielaborato nella quiete dell’atelier, generò opere di alto merito e di grande efficacia. Ai silenzi dei boschi, alla maestosità delle querce nodose dai rami contorti e fronzuti, alle ombre del sottobosco, agli acquitrini egli sapeva ormai dare immediata espressione con pennellata semplice e pastosa, fresca e vibrante” (G. Daddi, Pietro Senno, 1992, p. 38).

L’artista predilisse luoghi selvaggi e impervi, come certe zone interne delle Apuane, del Mugello o della sua prediletta terra elbana, scegliendo cadenze atmosferiche e forti contrasti chiaroscurali di sicuro impatto visivo che, in certa misura, anticipano gli esiti del naturalismo toscano di fine Ottocento. Esiti che possiamo ammirare anche nel dipinto che presentiamo in catalogo, dove in un paesaggio dai toni ovattati dalla bruma emergono le pendici del Monte Capanne, in uno scorcio naturalistico che annulla l’elemento umano dato dalla silenziosa carrozza che attraversa il fiume dove si ergono maestose le rovine di un ponte.

 

 

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