ARCADE | Dipinti dal XV al XX secolo

5 OTTOBRE 2021
Asta, 1077

Niccolò Tornioli?

(Siena, 1606 ca. – Roma, 1651)

MADDALENA PENITENTE CON UN ANGELO

olio su tela, cm 97,5x127

 

REPENTANT MAGDALENE WITH AN ANGEL

oil on canvas, cm 97,5x127

 

Il dipinto è corredato di expertise di Marco Ciampolini del 4 luglio 2021 che riconduce la tela alla produzione giovanile di Niccolò Tornioli:

“La tela in esame ritrae la Maddalena abbandonata a terra, stanca e malinconica, a cui un angelo porta un amorevole conforto. Si tratta di un episodio narrato dai vangeli apocrifi e relativo al periodo in cui la santa, già peccatrice, si era ritirata nel deserto come eremita, per dedicarsi alla meditazione e alla penitenza.

Per comporre la scena il pittore si ispira al celebre Tancredi che battezza Clorinda di Sisto Badalocchio (Parma 1585-1647 ca.) nella Galleria Estense di Modena, come è stato puntualmente notato da Michele Danieli, in un post divulgato tramite internet (https://micheledanieli.wordpress.com/2018/09/13/cammuffare-sisto-badalocchio/). Un riferimento solo compositivo, tant’è che il brillante e variegato colorito del Badalocchio, è qui sostituito da una tavolozza compendiata nei toni. Una volontà di sintesi che si avverte anche nelle forme dei personaggi e nel disadorno paesaggio. Siamo lontani stilisticamente dalla pittura del Badalocchio e della sua cerchia e perfino dalla pittura emiliana. A mio avviso la tela costituisce una rara testimonianza della produzione giovanile di Niccolò Tornioli, l’astro più luminoso uscito dalla bottega familiare dei Rustici.

Come è stato notato il pittore usò spesso accostarsi a celebri opere della pittura emiliana, fin dalla sua prima opera nota la Crocifissione di San Niccolò in Sasso a Siena (1631) e per tutta la vita, tanto che per testamento (1651) Niccolò lasciò una sua Madonna “copia da Correggio”
al medico Francesco Ambrosino da Lucca (Roberto Cannatà, in Laboratorio di Restauro 2, catalogo della mostra a cura di Dante Bernini con la collaborazione di Caterina Bon e Maria Grazia Bernardini, Roma, Palazzo Barberini, Galleria Nazionale d’Arte Antica, 30 marzo-30 giugno 1988, Roma, Fratelli Palombi Srl Editori, 1988, p. 177).

Altre tappe importanti dell’accostamento di Tornioli ad archetipi della pittura emiliana sono costituite dalla Madonna con il Bambino, nel remenate dell’altare di San Gregorio Magno nella Cattedrale di Colle di Val d’Elsa, derivante da una incisione di Guido Reni, e dalla serie delle quattro Sante Marie Maddalene distese ispirate alla perduta composizione di Correggio (Marco Ciampolini, Maestro e seguaci, inediti di Francesco Rustici, Niccolò Tornioli, Giovan Battista Giustammiani, Giovan Paolo Pisani, Ilario Casolani, Stefano Volpi, Girolamo Corsetti, Francesco Canini e una proposta per Giuseppe Casolani, in Francesco Rustici e il naturalismo a Siena, atti della Giornata di studi a cura di Marco Ciampolini, Pienza, Conservatorio di S. Carlo, 9 settembre 2017, in corso di pubblicazione).

In queste ultime la struttura, con la santa assopita davanti a una boscaglia sulla sinistra e a un paesaggio sulla destra, è assai simile alla nostra, così come il diafano paesaggio sembra la naturale evoluzione di quello dell’opera in esame.

Questa serie delle quattro Maddalene è da collocare negli anni quaranta del Seicento, essendo una di esse (quella della Galleria Spada) documentata al 1643, mentre quella in esame è di almeno dieci anni anteriore. Essa, infatti, è da collocare quando il Tornioli approfondisce lo studio dell’arte del maestro Francesco Rustici e delle sue fonti caravaggesche romane e classiciste bolognesi (Marco Ciampolini, Pittori Senesi del Seicento, Siena, Nuova Immagine Editrice, 2010, pp. 869-870). Così i toni lattei della Maddalena si uniformano a quelli gentileschiani tipici di Francesco Rustici detto il Rustichino (Siena 1592-1626) e il profilo dell’angelo ricorda quello della Sapienza nel dipinto di Francesco con questa allegoria e la Prudenza nella Collezione della Banca Monte dei Paschi di Siena. Al di là di certe asprezze tipiche di un pittore alle prime armi, emergono brani di notevole livello pittorico, quali il vivido memento mori e il libro aperto, elementi di alta estrazione caravaggesca. Dal contorto panneggio sporgono scultoree braccia dalle dita affusolate di grande eleganza, che possono essere paragonate a quelle della Cleopatra oggi in collezione Koelliker a Milano. Il volto un po’ sornione della Maddalena, ha già i germi di quelle che saranno le tipologie tipiche femminili del Tornioli, e in questo senso costituisce il prototipo delle donne, fra sante e megere, della sua produzione matura. Si veda al proposito il confronto fra la testa della Maddalena in esame e l’ingenuo volto della Vergine nell’Annunciazione di Castel Viscardo.”

 

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