ARCADE | Dipinti dal XV al XX secolo

5 OTTOBRE 2021
Asta, 1077

Antonio Bellucci

(Venezie, 1654 - Soligo di Treviso, 1726)

SACRA FAMIGLIA

olio su tela, cm 110x103

 

HOLY FAMILY

oil on canvas, cm 110x103

 

Bibliografia

E. Martini, La pittura del Settecento Veneto, Maniago di Pordenone 1982, p. 467 nota 18, fig. 361; F. Magani, Antonio Bellucci. Catalogo ragionato, Rimini 1995, pp. 182-184.

 

“Uno dei risultati più riusciti”: così questa Sacra Famiglia è apostrofata da Fabrizio Magani in una comunicazione scritta alla proprietà. “Egli sa donare splendore e florida opulenza agli incarnati quasi di cera, moto e morbidezza ai panneggi, calda e vibrante luminosità alla tessitura cromatica, che sarebbe divenuta un tratto permanente del suo repertorio”, continua lo studioso descrivendo le caratteristiche di Bellucci, attivo a Venezia, Vienna, Düsseldorf e Londra con un nutrito repertorio di pittura di storia e allegorica.

La tela è stata resa nota da Egidio Martini nel 1982, ritenendola del periodo in cui il pittore è attivo a Londra dove è documentato a partire dall’ottobre del 1716: tale scansione cronologica è stata in prima battuta confermata, nel suo studio monografico del 1995, da Magani che riconosce nella tela i tratti della maturità pittorica dell’artista – la correttezza del disegno coniugata alla morbidezza delle tinte – accostandola alla Madonna con il Bambino, Sant’Antonio di Padova, Santa Lucia, oggi presso l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale a Venezia (Magani 1995, cat. 91, p. 185).

In seguito a un felice restauro che ha restituito vigore nel chiaroscuro e nitidezza di dettaglio alla Sacra Famiglia presentata, Fabrizio Magani, nella comunicazione scritta menzionata in apertura, ha proposto una retrodatazione agli anni di passaggio tra i due secoli quando Bellucci è impegnato nell’esecuzione della grande decorazione di Palazzo Liechtenstein a Vienna.

Si conosce una seconda versione, ascrivibile a epoca più tarda (Magani 1995, pp. 182-184, cat. 91): in quella offerta lo studioso riscontra una “maggiore definizione del segno e una più precisa orchestrazione delle rifiniture”.

 

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