Dipinti Antichi

8 GIUGNO 2021
Asta, 10570
24

Maestro del Giudizio di Paride

Stima
80.000 / 120.000
Aggiudicazione:  Registrazione

Maestro del Giudizio di Paride

(attivo a Firenze nella prima metà del sec. XV)

MADONNA IN TRONO CON SANTI E ANGELI

tempera e oro su tavola, cm 66,5x43,5

 

MADONNA AND CHILD WITH SAINTS AND ANGELS

tempera and gold on panel, cm 66,5x43,5

 

Bibliografia di riferimento

O. Sirèn, An early Italian picture in the Fogg Museum in Cambridge, in “Art in America” III, 1914-15, pp. 36-40; R. Longhi, Ricerche su Giovanni di Francesco, in “Pinacotheca” I, 1928, pp. 34-48; G. Pudelko, The minor Masters of the Chiostro Verde, in “The Art Bulletin” 1935, pp. 71-89; F. Zeri, Inediti del supposto Cecchino da Verona, in “Paragone” II, 1951, 17, pp. 29-32; L. Puppi, Cecchino da Verona e il “Maestro del Giudizio di Paride del Bargello”, in “Cultura Atesina” 12, 1958, pp. 3-7; E. Neri Lusanna, Aspetti della cultura tardo-gotica a Firenze: il “Maestro del Giudizio di Paride” in “Arte Cristiana”1989, pp. 409-426;  C. De Carli, I deschi da parto e la pittura del primo Rinascimento toscano, Torino 1997, pp. 109-117, nn. 19-23

 

L’autore di questa preziosa anconetta è da riconoscersi nel celebre maestro, ignoto solo nei dati anagrafici, che ha il suo name-piece nello splendido desco da parto del Museo del Bargello, dedicato appunto all’episodio che darà origine alla guerra di Troia.

Il gruppo di opere riunito fin dagli studi di Osvald Sirèn e Roberto Longhi e intitolato dal Pudelko a partire dal tondo citato, comprende altri deschi da parto che illustrano in modi fantastici e raffinatissimi episodi tratti dall’Antico Testamento (la storia di Susanna, Firenze, collezione Bossi Pucci, dalla collezione Serristori) e ancora dall’Iliade (Ratto di Elena, già Richmond, collezione Cook); uno di essi, in collezione privata francese dalla raccolta Martin Le Roy, ripete il tema del tondo del Bargello. Si veda in proposito C. De Carli 1997, cit., dove sono tutti riprodotti e analizzati.

Accanto a questa produzione squisitamente profana (che ha offerto interessanti spunti per un’analisi sociologica dell’alta borghesia fiorentina a cui si rivolgeva: si veda F. Antal, La pittura fiorentina e il suo ambiente sociale nel Trecento e nel primo Quattrocento (1948) Torino 1960, passim; pp. 519-22 relativamente al nostro Maestro) è stato riferito all’artista un gruppo di tavole di esigue dimensioni e di carattere sacro destinate alla devozione privata, ad eccezione dei grandi pannelli con angeli nel Nelson Atkins Museum a Kansas City, nati probabilmente come ante d’organo.

Se la produzione del Maestro è stata costantemente interpretata come espressione raffinatissima del Gotico internazionale (o piuttosto dell’Altro Rinascimento, per citare il titolo della bella mostra dedicata a nel 2006 a Gentile da Fabriano), le sue radici sono state a lungo ricercate nella cultura dell’Italia settentrionale, quando non addirittura d’Oltralpe.

Interprete di questa tendenza critica, Roberto Longhi propose di identificare il maestro con Cecchino da Verona, documentato a Siena in relazione al Sassetta nel 1432 e successivamente attivo a Verona, la cui unica opera certa è una Madonna col Bambino e Santi nel Museo Diocesano di Trento, verosimilmente intorno al 1450. Una tesi sostanzialmente accolta da Federico Zeri (1951) e invece respinta da altri studiosi, tra cui Lionello Puppi (1958).

Solo recentemente l’identità squisitamente toscana del Maestro del Giudizio di Paride è stata affermata da Enrica Neri Lusanna (1989) alla luce di una visione più articolata del primo Rinascimento fiorentino, considerato anche nella produzione di miniature in cui, secondo la studiosa, il nostro artista sarebbe stato protagonista nella sua fase iniziale. A lui spetterebbero appunto le illustrazioni delle “Eroidi” di Ovidio contenute in un codice all’Ambrosiana, che varie ragioni inducono a ritenere prodotto a Firenze nel primo quarto del XV secolo.

Se queste miniature segnano gli incunaboli della produzione del Maestro, il termine della sua attività è segnato invece dal desco già Serristori, databile nel 1447 in virtù di eventi cui alludono gli stemmi al verso, mentre quello del Bargello fu probabilmente eseguito intorno al 1430.

Anche le opere sacre del Maestro si snodano in questo torno di tempo, manifestando gli stessi riferimenti alla cultura di Lorenzo Monaco e dell’Angelico, questi ultimi particolarmente evidenti nella Annunciazione già Gambier Parry, ora nelle raccolte del Courtauld Institute a Londra.

Ricca di confronti con le opere da tempo riconosciute al suo catalogo, la nostra tavola si accosta in particolare all’anconetta raffigurante la Vergine in trono affiancata dai SS. Giovanni Battista e Antonio abate (Neri Lusanna 1989, p. 420 e fig. 18).

 

Si ringrazia Emanuele Zappasodi per averci comunicato la corretta attribuzione dell’opera.