Dipinti Antichi

8 GIUGNO 2021
Asta, 1057
52

Gaspar van Wittel

Stima
100.000 / 150.000
Aggiudicazione:  Registrazione

Gaspar van Wittel

(Amersfoort (Utrecht), 1652/53 – Roma, 1736)

VEDUTA DI CASTEL SANT’ANGELO DAL TEVERE

olio su tela, cm 36,5x49,5

 

A VIEW OF CASTEL SANT'ANGELO FROM THE TIBER

oil on canvas, cm 36,5x49,5

 

Questa bellissima veduta di Roma, conservata fin dall’origine in una prestigiosa raccolta italiana e quindi sconosciuta al mercato come agli studi storico-artistici, costituisce un importante documento sulla topografia della città all’inizio del Settecento, mostrandoci un luogo oggi conservato nei suoi aspetti monumentali ma irrimediabilmente perduto nel suo tessuto minore e nei suoi elementi paesistici a seguito delle demolizioni tardo-ottocentesche per la costruzione del Lungotevere.

Il suo punto di vista, teso a privilegiare la mole del Castello e del ponte Sant’Angelo inquadrati da sud, è identificabile in un approdo sulla riva destra del fiume, alla base del bastione che vediamo a sinistra in primo piano.

Oltre le chiome degli alberi si intravvede la navata del cinquecentesco Ospedale di Santo Spirito, seguito da edifici minori. Sempre sulla riva destra, l’approdo fluviale che, subito prima dei bastioni, dava accesso ai Borghi per chi veniva dalla sponda opposta. Segue il complesso sistema di fortificazioni e cammini di ronda progettati da Antonio da Sangallo e implementati per volere di Urbano VIII, che avevano mutato in fortezza il Mausoleo di Adriano, da tempo spogliato del rivestimento marmoreo e delle sculture che lo avevano ornato. Sulla cima, sebbene stilizzato per le minuscole dimensioni, si riconosce la figura marmorea dell’angelo scolpita da Raffaele da Montelupo, sostituita nel 1752 con il San Michele bronzeo di Peter Anton Verschaeffelt.

Al centro dell’inquadratura, ponte Sant’Angelo – l’antico ponte Elio che immetteva al Mausoleo – scandito dalle sculture berniniane, conduce alla riva sinistra del fiume, caratterizzata dallo spigolo di palazzo Altoviti, il più cospicuo tra quelli che si affacciavano sul quel tratto del fiume e punto di vista privilegiato per la famosa “girandola” di fuochi d’artificio; seguono una serie di edifici minori anch’essi demoliti alla fine dell’Ottocento.

Da notare, presso la riva, il mulino galleggiante di cui resta memoria nel nome della strada intitolata alla “Mola dei Fiorentini”, adiacente alla chiesa di San Giovanni che immaginiamo appena oltre l’inquadratura del nostro dipinto.

Sul corso del fiume, al centro della veduta, affiorano i monconi del ponte Neroniano, o ponte Trionfale.

Questi elementi ricorrono in vedute diverse, variate nel punto di vista e nell’angolazione (si veda in particolare quella catalogata come Castel Sant’Angelo da sud, in G. Briganti, Gaspar van Wittel. Nuova edizione a cura di Laura Laureati e Ludovica Trezzani, Milano 1996, cat. 141-148).

È invece il fiume il vero protagonista della nostra veduta: Van Wittel ne ha colto gli aspetti quotidiani e feriali raffigurando, con minuscole figure, piccole scene di pescatori e bagnanti, ed è il suo sviluppo verso il primo piano, esaltato dal formato della tela, a caratterizzare la scena e a stabilirne la dominante cromatica insieme al cielo ampio e gonfio di nuvole oltre l’arco azzurrino dei colli.

Un interesse per il paesaggio che caratterizza la produzione di Gaspar van Wittel a partire dal secondo decennio del Settecento dando origine, tra l’altro, alle bellissime vedute di invenzione dove motivi architettonici classicheggianti nobilitano paesaggi ideali, in una rilettura dei modelli di Claude Lorrain resa attuale dalle coeve sperimentazioni di Filippo Juvarra, amico e sodale di Van Wittel, nell’ambito della scena teatrale.

Risalgono appunto al 1721 e al 1722 le uniche versioni note del nostro soggetto (Laureati – Trezzani, 1996, cat. 149-150) vicine anche per dimensioni e formato. Si tratta, in particolare, di una tela firmata e datata da Roma nel 1721, in Spagna nelle raccolte del Patrimonio Nacionàl dalla collezione di Elisabetta Farnese, e di una tempera su tavola del 1722 (Firenze, collezione Bruscoli), entrambe appena più estese nell’inquadratura della riva sinistra.

Una datazione all’inizio degli anni Venti che, anche per motivi legati alle sue vicende collezionistiche, conviene anche al nostro dipinto. La sua splendida qualità, e la cura miniaturistica dei suoi dettagli (oltre ai dettagli architettonici si vedano le scenette ricche di figurine sui bastioni e sul ponte) confermano l’impegno in prima persona dell’artista ormai anziano e il suo immutato talento al servizio di un committente dal gusto raffinato.