Arte Moderna e Contemporanea

7 LUGLIO 2021
Asta, 1056
42

TATO

Stima
15.000 / 20.000
Aggiudicazione:  Registrazione

TATO

(Bologna 1896 - Roma 1974)

Marinari in ritardo (Libera uscita)

olio su tela

cm 94,5x95,7

firmato in basso a destra

 

Marinari in ritardo (Libera uscita)

oil on canvas

94.5x95.7 cm

signed lower right

 

Provenienza

Collezione Guglielmo Sansoni

Collezione Lea Sansoni, Roma

Collezione privata

 

Esposizioni

Tato Futurista, Inventore dell'aeropittura, Camera dei Deputati, Palazzo Valdina-Piazza in Campo Marzio, Roma, 21 novembre-6 dicembre 2019

III Mostra d'arte marinara promossa dalle Lega Navale, Palazzo delle Esposizioni, Roma, ottobre-novembre 1929

 

Si ringrazia il Dott. Tommaso Carletti per l'assistenza fornita nella catalogazione dell'opera.

 

Courtesy © Archivio Luce, Roma

 

Il dipinto Libera Uscita venne esposto nel 1929 Al Palazzo delle Esposizioni -  III Mostra d’arte marinara promossa dalla Lega Navale di Roma ( Tato Futurista e Aeropittore  Salvatore Ventura. Edizioni speciali edite da Rivista Militare 1991), come documenta la foto riprodotta in catalogo proveniente dall’Archivio Luce, con molte probabilità era stata dipinta appositamente per la mostra sopracitata. La tela, sia per gli accesi cromatismi sia per l’impostazione tecnica, è confacente alla produzione dell’artista degli anni ’20-30, dello stesso periodo produsse opere come: La marcia su Roma e Dinamismo di folla entrambe del 1922 o La Processione di S.Luca a Bologna del 1926. Il dipinto fu un dono di nozze da parte di Guglielmo Sansoni alla cugina Lea Sansoni, da allora, fino ad oggi, l’opera è sempre rimasta nella collezione Sansoni, fu proprio Tato che informò verbalmente la cugina del titolo dell’opera.

 

[…] Il viaggio di Tato è stato un concentrato degli splendori e delle contraddizioni del secolo scorso. L’artista si è avventato sull’arte come spinto da un’energia vitale che lo dominava e lo forzava a violare le convenzioni.

Non cercava scorciatoie e non chiedeva applausi di mera cortesia. Aveva imparato, da Marinetti, a considerare l’arte come un sistema complesso, nel quale convergono voci diverse, dalla pittura alla pubblicità, dalla decorazione alla fotografia, tenute insieme dall’ansia di ferire, di lacerare il tessuto dei luoghi comuni, d’indicare alla gioventù che sentiva pulsare nelle vene il sangue del coraggio, che è la sfida il destino più esaltante e non nel rifugio nell’estetismo ipocrita e rassicurante.

 

[…] Nella pittura di Tato c’è un elemento che più di ogni altro è futurista: l’anelito di raccontare la vita e in essa l’incrocio con la storia nel suo farsi. Questo è stato il compito di un pittore vero e grande, narrare e farlo in un modo vivace tanto da togliere il gravame della dottrina, lasciando al pubblico il piacere di ritrovare “nei colori cangianti mattutini, meridiani burrascosi, crepuscolari, lunari o notturnamente catastrofici”, il senso di una gioia indicibile di cui Marinetti aveva colto la bellezza.

Insomma l’aeropittura di Tato è un paesaggio che ha colori di festa e di ironia è una realtà vera e trasfigurata al tempo stesso. E’ d’obbligo a questo punto riportare quanto Marinetti scrisse, nel Catalogo edito a marzo 1941-XIX, su Tato in occasione della presentazione della sua mostra personale di aeropittura futurista di guerra presso l’OND del Ministero dell’Aeronautica:

 

L’aeropittore futurista Tato che in questo tempo dell’Aeropoesia Aeropittuira Aeroscutura Aeromusica Aeroarchitettura generata dal Futurismo italiano è stato il primo a dare palpiti e sudori di benzina, olio di ricino, calorie e slancio ai pesanti trimotori in contrasto-amicizia con le più soffici trasparenti e svaporanti ovatte garze bambagie dell’atmosfera, sente ora che non può fermarsi alla interessante invenzione di un primo contrasto tra il pesante e il lieve. Vuole quindi e lo dimostra mediante 70 aeropitture ambientare gli apparecchi fra la più svariata fantasia di sfumature che lo spazio possiede e sogna di moltiplicare. A questo scopo Tato costruisce numerose individualità distinte di macchine aeree ognuna con la sua eleganza i suoi scatti, le sue borie, le sue delicatezze, le sue amorose seduzioni,le sue insidiose e illusorie fughe, o i suoi prepotenti ritorni ecc. Ogni aeropittura presentata da Tato gli permette di far parlare in un dato modo quell’alluminio quel compensato quel patino quell’ala o quell’elica che forse si prevede perderà i giranti baffi nell’imminente cozzo con quel caccia nemico anch’esso originale sorprendente mai conosciuto prima dell’attimo di sparare.

 

Appare chiaro quindi come nella pittura di Tato vi sia la volontà di infrangere gli schemi tradizionali della triplice dimensione dando un segno della libertà negli spazi permettendo di fondere insieme la linea rigida di un longarone d’ala con il carosello multicolore del paesaggio sottostante. Una pittura cioè che ha saputo intersecare aria, terra, mare in una infinita varietà di piani compenetrati, frantumandosi e polverizzandosi in un arcobaleno di sensazioni, la pigra tavolozza dei colori tradizionali. In questo le opere di Tato non si pongono soltanto dinanzi ad un problema astratto ma lo risolvono componendosi opera d’arte. Il suo grande merito è stato proprio quello di non creare polemiche a colori ma di creare paesaggi, figure e sintesi pittoriche. Sopra un piano che si presenta incatenato e rigido nella fissità dell’estasi, il pittore tradizionale coglie un aspetto della realtà, con le proporzioni esattamente precise, i particolari studiati e ritratti con meticolosa cura, la luce e l’ombra divisi così ad hoc da fare esclamare allo spettatore “come è vera questa pittura!”. Tato spezza questi vincoli di fredda istantaneità fotografica e tenta di interpretare la realtà così come la vede e la sente nella vertigine del volo. Prendendo in esame ad esempio le tre aeropitture “Sensazioni di volo in tre tempi” del 1929, si evince facilmente come esse compongano una vera e propria successione di tre momenti psicologici di un volo in picchiata su un gruppo di case e strade. Il primo dipinto raffigura semplicemente l’inquadratura a “volo d’uccello” del paese, un primo contatto visivo che si concretizza in una rappresentazione urbana. Nel secondo, il punto di vista rimane quasi invariato ma avviene un primo processo di scomposizione geometrica delle figure e delle case che trasforma la visione in una fitta rete di piani intersecati e solidi compenetrati. Infine la terza inquadratura, simile alle precedenti, ma il paese è ormai quasi scomparso, inghiottito dal vortice delle spiralate e dall’intreccio di linee che attraversano la composizione. Siamo davanti alla nuova visione sintetica dell’avviatore auspicata nel Manifesto dell’Aeropittura sottoscritto da Tato con Marinetti.

Salvatore Ventura, Tato Futurista inventore dell’Aeropittura, Camera Dei Deputati, Roma 2019.