Dipinti del XIX secolo

8 GIUGNO 2021

Dipinti del XIX secolo

Asta, 1055
FIRENZE
Palazzo Ramirez-Montalvo
ore 16:30
Esposizione
FIRENZE
Venerdì     4 giugno    10-18
Sabato      5 giugno    10-18
Domenica  6 giugno    10-13
Lunedì      7 giugno     10-18

In relazione all’evoluzione dell’emergenza sanitaria in corso, l’accesso all’esposizione e alla sala d’asta potrà essere limitato ad un numero massimo di clienti. Per questo motivo vi consigliamo di prendere un appuntamento.

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Stima   500 € - 50000 €

Tutte le categorie

31 - 60  di 66
114

Sirio Tofanari

(Firenze 1886 - Firenze 1969)

IL GRANCHIO E LA CONCHIGLIA

bronzo, cm 14x26x26

firmato

 

THE CRAB AND THE SHELL

bronze, 14x26x26 cm

signed

 

Provenienza

Collezione Ugo Ojetti, Firenze

Collezione privata, Firenze

 

Esposizioni

Da Fattori a Casorati. Capolavori della collezione Ojetti, Viareggio, Centro Matteucci per l'Arte Moderna, 26 giugno - 12 settembre 2010 - Tortona, Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Torona, 25 settembre - 28 novembre 2010

 

Bibliografia

C. Biancalani, Sirio Tofanari, in Scultura toscana del Novecento, a cura di U. Baldini, Firenze 1980, pp. 307-317: 309, 312

G. De Lorenzi in Da Fattori a Casorati. Capolavori della collezione Ojetti, catalogo della mostra (Viareggio, Centro Matteucci per l'Arte Moderna, 26 giugno - 12 settembre 2010 - Tortona, Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Torona, 25 settembre - 28 novembre 2010) a cura di G. De Lorenzi, Viareggio 2010, p. 184

 

 

Il bronzetto, dalle contenute dimensioni ma compatto e assai solido esito formale, matte in scena la lotta impari di un granchio che tenta di stringere con entrambe le chele le rotondità sfuggenti del guscio di una grossa conchiglia, cercando invano di giungere alla golosa preda racchiusa al suo interno. La scultura appartiene alla metà degli anni Venti, periodo in cui l’attività di Tofanari come scultore ‘animalista’ aveva già riscosso più che lusinghieri apprezzamenti in ambito nazionale ed internazionale. Le sue creazioni si distinguono infatti per le doti di saldezza plastica, tanto che i contemporanei ne apprezzavano la “monumentalità” pur nelle ridotte dimensioni. Con grande abilità descrittiva nella caratterizzazione del soggetto, Tofanari realizzerà nel tempo una sorta di sorprendente campionario dei più vari esemplari della fauna animale, modellati e finemente cesellati con suadente valenza decorativa: conigli, babbuini, coccodrilli, elefanti, gufi, avvoltoi, orsi, tigri… una “natura viva” osservata attentamente all’interno degli zoo per conferire ai suoi modelli la tipicità espressiva e convincente della posa e dei movimenti.

È assai probabile che il piccolo bronzo che presentiamo in questa vendita sia uno degli esemplari esposti nel 1926 alle XV Biennale di Venezia, dove Tofanari inviava, insieme alla scultura i I paperi, anche la coppia di sculture dal titolo Golosità punita (XV Esposizione Internazionale d’Arte della città di Venezia: catalogo, 4. ed., Venezia, 1926, nn. 41-42, p. 89); coppia che in seguito sarà presentata anche alla I Mostra Nazionale d’Arte Marinara a Roma, organizzata da Arturo Lancellotti nel Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale, tra il novembre e il dicembre 1926.

Grazie alla descrizione offerta da Filippo Càssola su Atlantica. Rivista d’Italia e d’America in una recensione della mostra romana, è possibile identificare proprio ne Il granchio e la conchiglia una delle due sculture di soggetto marino definite da Càssola “di sicuro effetto”. La coppia – di cui presentiamo in catalogo solo uno dei due esemplari - entrò a far parte della collezione di Ugo Ojetti (cfr. De Lorenzi 2010) che molto ammirava l’attività artistica del fiorentino Tofanari, cresciuto all’interno del gruppo della Giovane Etruria diretto da Galileo Chini. Ojetti aveva apprezzato l’attività animalista di Tofanari, in possesso di uno stile personale e distintivo, sin dai suoi esordi alla Prima biennale di Arte decorativa di Faenza nel 1908 (cfr. De Lorenzi, p. 184).

La sintetica semplicità delle sue sculture lascia tuttavia ai suoi animali, agili e muscolosi, tutta la loro vita, ed arriva – in talune delle sue forme più perfettamente riuscite - a tradurci nella plastica quella profonda espressione della psicologia delle bestie libere e selvagge che la penna di Kipling ci ha dato nei libri delle giungle di cui lo scultore è un appassionato lettore.

Al suo stile Tofanari è giunto per gradi, dopo anni di lavoro e di svaghi impressionistici. Ma già quanto, ventiduenne, egli nel 1908 espose per la prima volta a Faenza, apparve quasi una rivelazione, e l’opera fu acquistata dal Re. A Venezia, l’anno successivo, vide un’altra opera sua acquistata per la Galleria d’arte moderna di Firenze; nel 1911 a Barcellona, il suo gruppo premiato fu acquistato per quel Museo. Alla XIV Biennale veneziana del 1924 il suo gruppo Babbuini colpiva per la stilizzazione e la raffinata sintesi decorativa.

 

Monica Vinardi

 

 

Stima 
  7.000 / 9.000
L'opera è corredata di certificato di libera circolazione
120

Amedeo Bocchi

(Parma 1883 - Parma 1976)

RITRATTO DELLA SIGNORA MALVINA FORNARI BERENINI

olio su tela, cm 84,5x89,5

firmato e datato "Roma 1918" in basso a sinistra

 

PORTRAIT OF MRS MALVINA FORNARI BERENINI

oil on canvas, 84.5x89.5 cm

signed and dated "Roma 1918" lower left

 

L’opera inedita del pittore parmense Amedeo Bocchi che qui presentiamo ritrae Malvina Fornari Berenini. L’anziana e distinta signora, vestita di nero, è seduta su una sedia di legno posta di tre quarti ed osserva altera lo spettatore; i suoi imperturbabili occhi verde bottiglia richiamano i colori del parco in cui è immersa. La ritrattata è la madre di Agostino Berenini, deputato, ministro e senatore del Regno d’Italia originario di Parma come il pittore.

Il dipinto che presentiamo è firmato e datato Roma 1918: ci troviamo infatti all’interno del parco di Villa Borghese, a Villa Strohl-Fern, edificio fatto costruire dal 1879 dall’alsaziano Alfred Wilhelm Strohl insieme a una serie di studi destinati, per volontà del nobile mecenate, ad ospitare artisti. Nei decenni essi accolsero, tra i tanti, artisti quali Armando Spadini, Attilio Selva, Cipriano Efisio Oppo, Francesco Trombadori, Carlo Socrate, Ercole Drei. Amedeo Bocchi vi si trasferì nel 1915, tre anni prima dell’esecuzione del ritratto, e vi trascorse la sua intera vita. Il giardino del parco servì da ambientazione a molti dipinti dell’artista, primo tra tutti Nel parco (Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale, Roma), datato 1919, dove la seconda moglie del pittore, Niccolina, posa sulla medesima sedia con lo stesso cuscino a fantasia floreale, ritratto che condivide col nostro anche la tavolozza cromatica acida e squillante, tipica dei dipinti di Bocchi di quegli anni.

 

 

Stima 
  6.000 / 9.000
Aggiudicazione:  Registrazione
131

Umberto Brunelleschi

(Montemurlo 1879 - Parigi 1949)

RITRATTO DI SIGNORA

olio su compensato, cm 119x119

 

PORTRAIT OF A LADY

oil on plywood, 119x199 cm

 

Esposizioni

Capolavori che ritornano. L'Ottocento e il primo Novecento nella collezione Banca Popolare di Vicenza. I dipinti, Palazzo Thiene, Vicenza, 6 dicembre 2014 - 8 febbraio 2015

Art Déco. Gli anni ruggenti in Italia 1919-1930, Musei San Domenico, Forlì, 11 febbraio - 18 giugno 2017

 

Bibliografia

C. Dauriac, Les grands artistes italiens. Umberto Brunelleschi, in "Latinité", 5 marzo 1923

Umberto Brunelleschi (1879-1949), catalogo d'asta (Firenze, Gonnelli Casa d'Aste, 15 ottobre 2011) a cura di G. Ercoli e A. Berni, Firenze 2011, lotto 46

Capolavori che ritornano. L'Ottocento e il primo Novecento nella collezione Banca Popolare di Vicenza. I dipinti, catalogo della mostra (Palazzo Thiene, Vicenza, 6 dicembre 2014 - 8 febbraio 2015) a cura di F. Rigon, Vicenza 2014, pp. 44-45

E. Casotto in Art Déco. Gli anni ruggenti in Italia 1919-1930, catalogo della mostra (Musei San Domenico, Forlì, 11 febbraio - 18 giugno 2017) a cura di V. Terraroli e M.A. Bazzocchi, Cinisello Balsamo 2017, pp. 360-361, n. 8.20

 

Del raffinato artista toscano Umberto Brunelleschi presentiamo in questa vendita il bellissimo Ritratto di Signora, nel quale è raffigurata una giovane donna dagli occhi vistosamente bistrati e dallo sguardo maliardo, colta in una posa volutamente enfatica da attrice in scena. La fascinosa signora potrebbe in effetti essere una delle molte attrici incontrate dall’artista nel suo soggiorno parigino, come farebbe pensare la presenza della maschera che la donna indica con un ventaglio nero tenuto chiuso nella mano, come necessario completamento della sua mise da sera. Nei primi decenni del Novecento, in tempi di grande attrazione per il circo e per il suo mondo, la maschera è un elemento che ricorre di frequente nei dipinti di autori delle più svariate correnti artistiche. Ad avallare l’importanza simbolica della maschera nell’opera pittorica di Brunelleschi concorrono i due intensi autoritratti che l’artista dipinge nel 1920 e nel 1938: nel primo, accanto al busto del famoso illustratore, compare proprio la maschera bianca presente nel dipinto in mostra; nel secondo, significativamente intitolato La commedia è finita, l’autore si raffigura in abito da Pulcinella, nell’atto di alzare la mascherina nera per svelare il volto segnato dal tempo e lo sguardo severo.

Nella ville lumière Brunelleschi si trasferisce nel 1900 insieme ai compagni di studio Giovanni Costetti e Ardengo Soffici e diventa un illustratore molto richiesto; i suoi lavori compaiono in famose riviste e pubblicazioni di lusso e vengono accostati, per raffinatezza e maestria di segno, alle coeve realizzazioni di Georges Barbier, Paul Iribe e Georges Lepape. Dalla metà del secondo decennio Brunelleschi si afferma anche come scenografo e costumista, e negli anni successivi porterà a termine le sue più importanti realizzazioni per opere teatrali italiane, francesi e tedesche. È a questo felice momento della sua carriera che risale il nostro Ritratto di signora, visibile in una fotografia pubblicata nell’articolo di C. Duriac, Les grands artists italiens. Umberto Brunelleschi del numero della rivista Latinité del 5 Marzo 1923, dove l’artista è immortalato nel suo studio proprio davanti a questo dipinto.

L’illustratore, pittore, scultore, scenografo e costumista è stato oggetto di accurati e approfonditi studi del professor Giuliano Ercoli, al cui contribuito si deve il rinnovato interesse per l’opera dell’artista toscano.

 

Stima    5.000 / 8.000
Aggiudicazione:  Registrazione
133

Libero Andreotti

(Pescia 1875 - Firenze 1933)

VENDITRICE DI FRUTTA

bronzo, alt. cm 71

firmato

 

THE FRUIT-SELLER

bronze, h. 71 cm

signed

 

Provenienza

Eredi Aldo Carpi

 

Bibliografia

Gipsoteca Libero Andreotti, a cura di O. Casazza, Firenze 1993, p. 128

 

La bella scultura di Libero Andreotti che abbiamo il piacere di presentare raffigura una giovane donna in piedi con le gambe incrociate colta in un momento di riposo dopo aver posato a terra un grande cesto di frutta. Le pieghe della veste accompagnano le forme del corpo, mentre la mano sinistra, che poggia con grazia sul fianco, tiene nel palmo un frutto. Forte è il legame con i modelli dello scultore francese Émile-Antoine Bourdelle – a cui Andreotti guardò con molta attenzione – in particolare con il bronzetto raffigurante La moglie dello scultore, con cui la nostra condivide la costruzione solida della figura e la posizione del braccio destro, leggermente arcuato, tramite il quale la donna scarica il proprio peso sull’oggetto al suo fianco.

Della Venditrice di frutta, il cui gesso si conserva nella Gipsoteca Libero Andreotti di Pescia, esistono quattro fusioni in bronzo, due delle quali curate dall’artista, la prima appartenente alla Collezione Colasanti e la seconda, già parte della raccolta di Ugo Ojetti, di recente acquisita dalla fiorentina Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti assieme a un altro bronzo dell’artista, il Ritratto di Paola Ojetti. La terza, del 1936, fu curata da Lelio Gelli e si trova in Collezione Costanza Maffi, mentre la quarta, curata da Bruno Innocenti ed eseguita nello stesso anno, fu data all’artista Aldo Carpi de’ Resmini dalla sorella Margherita, moglie di Libero Andreotti, ed è quella che presentiamo oggi in asta.

 

 

Stima    16.000 / 20.000
135

Plinio Nomellini

(Livorno 1866 - Firenze 1943)

LA RIFICOLONA

olio su tela, cm 99x120

firmato in basso a sinistra

retro del telaio: iscrizioni

 

THE "RIFICOLONA"

oil on canvas, 99x120 cm

signed lower left

on the reverse of the stretcher: inscriptions

 

Ringraziamo Eleonora Barbara Nomellini per averci comunicato che l'opera è inserita nelle opere archiviate del pittore.

 

In questo gioioso dipinto Plinio Nomellini evoca la festosa atmosfera notturna di una delle più antiche e tradizionali feste della città di Firenze, quella della Rificolona, che si festeggia il 7 settembre di ogni anno. Fin dalla metà del '600 in questo giorno contadini e montanari scendevano in città con le proprie compagne per rendere omaggio, il giorno successivo, alla nascita della Madonna in piazza Santissima Annunziata, illuminando il loro cammino con piccoli lampioncini fatti a mano e cogliendo l'occasione per portare i loro prodotti al mercato (la Fierucola). Le contadine e montanare erano oggetto di particolari e allegre canzonature da parte dei giovani fiorentini che si riversavano in piazza chiamandole “fierucolone”, sia per la loro partecipazione alla Fierucola sia per il loro aspetto ‘rustico’. Da “fieruculona” deriva la parola “rificolona”, tuttora comunemente usata a Firenze quale espressione critica, allegra e scanzonata verso una donna vestita e truccata senza gusto, in modo vistosamente eccentrico. Nel corso del tempo le lanterne che accompagnavano i pellegrini furono sostituite dalle famose luci di carta – le rificolone – di derivazione cinese, che la sera del 7 settembre i bambini portano a spasso per le strade di Firenze e attaccano lanciando pallini di stucco con le cerbottane.

 

Stima    15.000 / 20.000
138

Oscar Ghiglia

(Livorno 1876 - Firenze 1945)

STAMPA GIAPPONESE

olio su cartone, cm 45x34,8

firmato in alto a destra

 

THE JAPANESE PRINT

oil on cardboard, 45x34.8 cm

signed upper right

 

Provenienza

Collezione Mario Borgiotti, Milano

Collezione privata

 

Esposizioni

I Postmacchiaioli, Roma, Palazzo Ruspoli, 3 dicembre 1993 - 28 febbraio 1994 - Livorno, Museo Civico "Giovanni Fattori", 7 luglio - 4 settembre 1994, n. 103

Oscar Ghiglia, dal "Leonardo" agli anni di "Novecento", Livorno, Villa Mimbelli, 5 luglio - 1 settembre 1996

Oscar Ghiglia, maestro del Novecento Italiano, Prato, FarsettiArte, 19 settembre - 20 ottobre 1996

La scuola di Micheli da Modigliani a Lloyd, Marina di Pietrasanta, Villa "La Versiliana", 3 luglio - 29 agosto 2004 - Livorno, Granai di Villa Mimbelli, Museo Civico "G. Fattori", 18 settembre - 21 novembre 2004, tav. 105

Giapponismo. Suggestioni dell'Estremo Oriente dai Macchiaioli agli anni Trenta, Firenze, Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti, 3 aprile - 1 luglio 2012, n. 52

Athena. Cinquant'anni di Galleria d'Arte a Livorno, Livorno, Galleria d'Arte Athena, 1 dicembre 2012 - 26 gennaio 2013, n. 42

Il tempo di Signorini e De Nittis. L'Ottocento aperto al mondo nelle collezioni Borgiotti e Piceni, Viareggio, Centro Matteucci per l'Arte Moderna, 2 luglio 2016 - 26 febbraio 2017 - Torino, Spazio Espositivo Ersel, 16 marzo - 30 aprile 2017, n. 18

Ghiglia. Classico & Moderno, Viareggio, Centro Matteucci per l'Arte Moderna, 6 luglio 2018 - 4 novembre 2018 - Torino, Spazio Espositivo Ersel, 24 gennaio - 24 febbraio 2019

 

Bibliografia

R. Monti in Oscar Ghiglia, dal "Leonardo" agli anni di "Novecento", catalogo della mostra (Livorno, Villa Mimbelli, 5 luglio - 1 settembre 1996) con saggi critici di G. Matteucci, R. Monti e M.P. Winspeare, Roma 1996, p. 101

Oscar Ghiglia, maestro del Novecento Italiano, catalogo della mostra (Prato, FarsettiArte, 19 settembre - 20 ottobre 1996) a cura di A. Marabottini e V. Quercioli, Prato 1996, pp. 307-308

M.N. Romano, Oscar Ghiglia. Dagli esordi agli anni Venti, tesi di laurea, relatore Prof.ssa M.G. Messina, Università degli Studi di Firenze, a.a. 2004-2005

M. D'Ayala Valva, Ghiglia, Milano 2005, tav. 30

E. Angiuli, Oscar Ghiglia. Un mosaico di colori e di spazi, Firenze 2008, ripr.

F. Cagianelli, Capolavori della pittura labronica. Una rivoluzione a colori, Livorno 2010, p. 35

R. Campana in Giapponismo. Suggestioni dell'Estremo Oriente dai Macchiaioli agli anni Trenta, catalogo della mostra (Firenze, Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti, 3 aprile - 1 luglio 2012) a cura di V. Farinella e F. Morena, Firenze 2012, p. 174

V. Farinella, Per una storia della diffusione del Giapponismo in Toscana, in Giapponismo. Suggestioni dell'Estremo Oriente dai Macchiaioli agli anni Trenta, Firenze 2012, pp. 118-121: 121

C. Fulgheri in Il tempo di Signorini e De Nittis. L'Ottocento aperto al mondo nelle collezioni Borgiotti e Piceni, catalogo della mostra (Viareggio, Centro Matteucci per l'Arte Moderna, 2 luglio 2016 - 26 febbraio 2017 - Torino, Spazio Espositivo Ersel, 16 marzo - 30 aprile 2017) a cura di C. Fulgheri e C. Testi, Viareggio 2016, p. 92

C. Fulgheri in Ghiglia. Classico & Moderno, catalogo della mostra (Viareggio, Centro Matteucci per l'Arte Moderna, 6 luglio 2018 - 4 novembre 2018 - Torino, Spazio Espositivo Ersel, 24 gennaio - 24 febbraio 2019) a cura di E. Matteucci, Viareggio 2018, p. 147 n. 47

 

Il bellissimo dipinto di Oscar Ghiglia che abbiamo il piacere di presentiamo in questo catalogo è forse la più raffinata delle composizioni con elementi orientali eseguite da Oscar Ghiglia nella sua fase matura. In un vasetto di Copenaghen sono poste due rose rosse e una rosa bianca dai petali carnosi; la luminosità della superficie dell’oggetto è perfettamente restituita da una pittura liquida e lucente che ne esalta la preziosità, e che contraddistingue il trattamento delle ceramiche di molte altre nature morte dell’artista. Lo stesso vasetto compare in altre composizioni, come ad esempio Rose in vaso Copenaghen (Oscar Ghiglia, maestro del Novecento Italiano, catalogo della mostra (Prato, Farsettiarte, 19 settembre - 20 ottobre 1996) a cura di A. Marabottini e V. Quercioli, Prato 1996, p. 235 n. 175).

La conoscenza dell’arte orientale, oltre ad essere un elemento molto alla moda nei primi decenni del ‘900, testimonia anche un aggiornamento culturale sviluppato in quegli anni da Ghiglia grazie all’assidua frequentazione del mecenate ed amico Gustavo Sforni, uno dei maggiori collezionisti italiani d’arte giapponese, e anche alla conoscenza delle collezioni del Museo Stibbert a Firenze, visitato in compagnia di Ugo Ojetti. La stampa appesa dietro al vaso è una trasposizione di una xilografia del genere Ukiyo-e, ovvero la stampa artistica giapponese su carta, impressa con matrici in legno, sviluppatasi in Giappone tra il XVII e il XX secolo, nel periodo Edo; l’autore è Kitagawa Utamaro (1753-1806).

Ghiglia scelse di ricavare i contorni delle figure “a risparmio”, lasciando in vista il supporto e utilizzando così una tecnica tipica della pittura macchiaiola e poi ereditata dalla pittura labronica del Novecento, condivisa anche dal livornese Amedeo Modigliani, che per Ghiglia aveva speso parole di profonda ammirazione. Grazie a questo accorgimento tecnico, che assume una valenza anche stilistica, l’opera acquisisce uno straordinario effetto di luminosità dorata e vibrante.

L’utilizzo di questa tecnica, adottata da Oscar Ghiglia già all’inizio degli anni Venti, e i confronti con opere del terzo decennio hanno indotto la critica a datare la nostra Stampa giapponese attorno al 1927.

 

 

Stima    50.000 / 80.000
Aggiudicazione:  Registrazione
139

Carlo Bonomi

(Milano 1880 - 1961)

ECCE MATER

pietra, cm 67x55x50, su base in pietra, cm 140x61x43

 

ECCE MATER

stone, 67x55x50 cm, on a stone base, 140x61x43 cm

 

Nato a Turbigo, comune della città metropolitana di Milano, nel 1880, Carlo Bonomi fu pittore, scultore e architetto. Formatosi all’Accademia di Brera dal 1898 al 1904, si recò per studio a Roma e a Monaco, dove conosce l’opera di Franz von Stuck. A Milano condivise uno studio con Carlo Carrà, Giannino Castiglioni e Latino Barilli. Nel 1915 cominciò a lavorare alla sua opera più amata e conosciuta, la Madre, scultura in bronzo completata solo nel 1923 e di cui lo scultore approntò nel corso della propria vita varie versioni. La seconda di queste fu esposta alla prima mostra del Novecento Italiano alla Permanente di Milano, voluta da Margherita Sarfatti nel 1926, dove venne premiata e, dopo essere esposta a Dresda, acquistata dal governo tedesco per essere collocata nel Palazzo dei Ministeri a Berlino. Altre versioni si trovano nel cimitero monumentale di Gallarate e nel cimitero di Turbigo. A Milano espose ancora nel 1928 con Contadina e nel 1932, anno in cui vinse la medaglia d’oro per l’opera Giovane madre. Opere di sua mano si conservano nella Galleria d’Arte Moderna di Novara e nella Pinacoteca di Brera. Morì nel 1961 nella sua città natale, dove la sua casa è stata trasformata in museo-gipsoteca.

La scultura che presentiamo in questa vendita tratta il tema più caro allo scultore, quello della maternità, che è qui risolto con composta dolcezza.

 

Stima 
  5.000 / 8.000
Aggiudicazione:  Registrazione
31 - 60  di 66