Sculture e oggetti d'arte europei dal medioevo al XIX secolo da collezioni private

19 OTTOBRE 2021

Sculture e oggetti d'arte europei dal medioevo al XIX secolo da collezioni private

Asta, 1049
FIRENZE
Palazzo Ramirez-Montalvo

ore 10.30
Lotti: 1-151

ore 15.00
Lotti: 152-376
Esposizione
FIRENZE
Venerdì         15 ottobre 2021    10-18
Sabato          16 ottobre 2021     10-18
Domenica     17 ottobre 2021    10-13
Lunedì           18 ottobre 2021    10-18

Vi preghiamo di considerare che il giorno dell'asta sarà possibile accedere alla sala di vendita solo se in possesso di Green Pass, mentre l’accesso nelle giornate di esposizione è libero.
 
 
 
Stima   100 € - 30000 €

Tutte le categorie

331 - 360  di 375
334

Andrea Ferreri

(Milano 1673 - Ferrara 1744)

ALLEGORIA DELLA VIGILANZA, 1720 CIRCA

in terracotta, alt. cm 42,5, su base in legno, cm 9x20x18

 

Andrea Ferreri (Milan, 1673 - Ferrara, 1744), Allegory of the Surveillance, circa 1720, terracotta

 

Si tratta del modelletto per l’Allegoria della Vigilanza in marmo (alt. 160 cm) commissionata ad Andrea Ferreri intorno al 1720 dal vescovo di Ferrara Tommaso Ruffo (1663-1753) per essere collocata nello scalone del palazzo vescovile cittadino.

Scultore e architetto oriundo milanese, Ferreri si forma a Bologna nella bottega dello scultore Giuseppe Maria Mazza (1653-1741), diventando uno dei più fedeli interpreti del suo stile. Attivo in città nei primi due decenni del XVIII secolo, grazie al proprio maestro, riesce a ottenere anche alcune commissioni a Ferrara, attirando l’attenzione del vescovo Ruffo, che fin dalla propria elezione nel 1717 maturava l’idea di rinnovare la sede diocesana e la cattedrale.

Come allievo dello scultore contemporaneo più importante dell’Emilia e della Romagna, e avvantaggiato dall’assenza di concorrenza, Ferreri è chiamato con alcuni aiuti a gestire l’apparato scultoreo di entrambi i progetti. I lavori, avviati nel 1720, determinano il definitivo trasferimento dello scultore a Ferrara, che deterrà il monopolio dei cantieri cittadini fino alla morte.

Nella versione definitiva la Vigilanza (così identificata già dalle fonti settecentesche locali) è acconciata come una Fortezza, risultando riconoscibile grazie al Gallo raffigurato a rilievo sullo scudo. Il modelletto, identico alla trasposizione in marmo, mostra però nello scudo una Medusa: rarissima associazione iconografica alla Vigilanza (sperimentata, ad esempio, da Veronese al Palazzo Ducale di Venezia), forse modificata poiché ritenuta troppo oscura.

La terracotta di Ferreri, in debito con Mazza nella costruzione del volto e nella floridezza della figura, addolcisce le scelte di modellato del maestro, soprattutto per la ricerca di effetti fluidi e tremanti nel panneggio. Risentendo della scarsa pratica di scalpello in area emiliana, tali caratteristiche, nel marmo, appaiono come raggelate, mancando la freschezza e la qualità del suo modello fittile.

 

Davide Lipari

Stima    2.500 / 3.500
Aggiudicazione:  Registrazione
338
Stima    6.000 / 9.000
346

Olanda, secolo XVII

SILHOUETTE DI BIMBA

olio su tela applicata su tavola sagomata, cm 96x56

 

Dutch, 17th century, dummy board depicting a girl, oil on canvas laid down on a shaped panel

 

Bibliografia di confronto

Art and House: Dutch interiors in the age of Rembrandt, cat. della mostra, Denver Art Museum 2001.

C. Edwards, Dummy Board Figures as Images of Amusement and Deception in Interiors, 1660-1800, in “Studies in the Decorative Arts”, Vol. 10, No. 1 (FALL-WINTER 2002-2003), pp. 74-97.

Inganni ad arte. Meraviglie del trompe-l’oeil dall’antichità al contemporaneo, catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Strozzi 2009-2010) a cura di Annamaria Giusti, Firenze 2009, pp. 174-177, catt. III.31 – II.34.

L’intrigante ed elegante bimbetta presentata rientra nella tipologia di oggetti denominati a partire dall’Ottocento “dummy board figures”, figure sagomate a grandezza naturale su sottili tavole di legno dipinte in maniera assai realistica e dettagliata, realizzate per divertimento e virtuoso inganno ottico e destinate per lo più agli interni di lussuose dimore, poste di fronte al camino o alle scale. Una diversa interpretazione le vedrebbe invece usate per combattere la solitudine e per questo denominate anche “silent companions”.

Per Clive Edwards, che ha dedicato un lungo articolo a queste ancora misteriose opere (Edwards 2002-2003), la loro probabile origine è da collocare nell’ambito dell’Olanda del Seicento, dove viva era la fascinazione per l’ambiguo oscillare tra finzione e realtà, l’interesse per la scienza, in particolare per l’ottica e la prospettiva, e il gusto per l’ostentazione di potere e ricchezza attraverso la sontuosità e l’originalità degli arredi. Lo studioso ha sottolineato come stringente sia il loro rapporto con il mondo del trompe l’oeil, con la pittura di prospettiva di interni e con la creazione di scenografie teatrali.

La prima testimonianza letteraria di “dummy board figures”, piazzate in fondo a una stanza per ingannare i visitatori creando l’illusione di una reale presenza umana, si trova nell’artista e scrittore Arnold Houbraken che nel 1719 descrive l’estrema naturalezza con cui erano realizzate, indicando quale loro migliore artefice Cornelis Bisschop (Dordrecht, 1630 – 1674; per un suo esempio si veda il catalogo Art and House 2001). 

Data l’elevata qualità e l’accuratezza pittorica dei lineamenti della silhouette di bimba offerta e del suo elegantissimo abito, ci troviamo con ogni probabilità di fronte a una commissione destinata a un’importante dimora seicentesca, forse addirittura un ritratto della figlia del proprietario fatto realizzare da un artista di grido per impressionare gli ospiti.

 

Stima    3.000 / 5.000
Aggiudicazione:  Registrazione
351
Stima    1.000 / 1.500
352

Francia, secolo XVIII

ANAMORFOSI

in legno dipinto di forma circolare con bordo modanato; lo specchio cilindrico, posto al centro, consente di riconoscere l’immagine di un personaggio in piedi su un pavimento a scacchiera sullo sfondo di una balaustra, diam. cm 25, cilindro alt. cm 10

 

French, 18th century, anamorphosis, painted wood

 

“In pittura dicesi anamorfosi la proiezione mostruosa o la rappresentazione sfigurata di un’immagine eseguita su un piano, la quale, nondimeno, da un certo punto di vista appare regolare e fatta con proporzioni giuste” (Diderot e D’Alambert, Encyclopédie, 1751).

La conoscenza della tecnica dell'anamorfismo venne per molto tempo trasmessa come dottrina segreta densa di connotazioni magiche e religiose, riscontrando una maggiore diffusione a partire dal Cinquecento per poi trovare posto, nel secolo successivo, nei trattati di prospettiva, di pratica architettonica e di ottica. È infatti nel Seicento che il termine “anamorfosi” inizia a essere impiegato per indicare un'immagine proiettata sul piano in modo distorto, rendendo il soggetto raffigurato riconoscibile solamente se l'immagine viene osservata in determinate condizioni, ad esempio da un preciso punto di vista o attraverso l'uso di strumenti deformanti.

Molti artisti hanno fatto ricorso all'anamorfismo per inserire nelle loro opere significati nascosti: nella parte inferiore degli Ambasciatori di Hans Holbein il Giovane, ad esempio, è visibile una strana figura che, osservando il quadro da destra e con la testa vicina al piano, rivela l’immagine di un teschio.

Nel caso dell’opera qui proposta, è il riflesso dello specchio cilindrico a creare una deformazione ottica che consente di vedere l'immagine nelle corrette proporzioni.

Stima    2.000 / 3.000
Aggiudicazione:  Registrazione
331 - 360  di 375