Sculture e oggetti d'arte europei dal medioevo al XIX secolo da collezioni private

19 OTTOBRE 2021
Asta, 1049
218

Giovanni Zebellana

Stima
15.000 / 25.000

Giovanni Zebellana

(Verona, 1457 - 1504)

SAN SEBASTIANO

in legno dipinto in policromia, alt. cm 102, su base modanata ornata da motivo di archetti, cm 17x37,5x26

 

Giovanni Zebellana (Verona, 1457 - 1504), 16th century, Saint Sebastian, painted wood

 

Bibliografia di confronto

G. Ericani, La scultura lignea veronese tra Quattro e Cinquecento, in Sulle tracce di Mantegna. Zebellana, Giolfino e gli altri. Sculture lignee tra Lombardia e Veneto (1450 – 1540), mostra a Castel Goffredo (Mn), Calcinato (Bs) 2004, pp. 29-37.

 

Esponente di spicco della scultura lignea veronese tra XV e XVI secolo, Zebellana è noto per realizzazioni caratterizzate da un’alta qualità di intaglio nella resa dei dettagli anatomici e dei panneggi, realizzazioni databili tra il penultimo decennio del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento, come la Madonna orante con in grembo il Bambino conservata presso il museo del Castello Sforzesco di Milano, portata a termine dall’intagliatore veronese nel 1499 - come si legge nella scrittura autografa presente nella parte interna del tronetto su cui è seduta la Vergine -, o quella transitata nel 2019 presso la nostra casa d’aste firmata e datata 1492 sul trono (Firenze, Pandolfini casa d’aste, 31 maggio 2019, lotto 120) dal pittore che eseguì la splendida policromia ancora in gran parte conservata, Leonardo Attavanti detto Leonardo da Verona (artefice anche del rivestimento policromo della scultura milanese). La frequentazione del mondo pittorico veneto, non solo finalizzata a collaborazioni nella finitura pittorica dei suoi intagli ma a livello di un più attento confronto con l’arte sorella, è stata approfondita nell’ambito di una mostra del 2004 dove sono state presentate quali “epifanie mantegnesche” due sculture di Zebellana, il San Giovanni Battista di Castel Goffredo e il San Giacomo maggiore di Castelvecchio di Verona. Quest’ultimo si rivela il confronto più stringente per il San Sebastiano qui presentato, soprattutto per la pulita geometria della testa e del volto e per l’attento intaglio che descrive la capigliatura. Assai interessante è però accostare l’opera offerta al celebre San Sebastiano di Antonello da Messina, lo scomparto centrale di un trittico smembrato (Trittico di San Giuliano), realizzato per chiesa veneziana di San Giulian alla fine degli anni Settanta del Quattrocento, oggi conservato alla Gemäldegalerie di Dresda. Le asprezze espressive che ancora in parte caratterizzano la fisicità del santo ligneo sembrano mitigarsi nel bell’ovale del volto e in generale nella compostezza ed equilibrio della posa: oltre alle suggestioni mantegnesche, anche le sublimi geometrie di Piero della Francesca e le dolcezze naturalistiche di Giovanni Bellini, così ben assimilate nell’opera di Antonello, circolavano nell’entroterra veneto, andando a incidere altresì all’interno delle botteghe scultoree.