ARCHEOLOGIA

23 FEBBRAIO 2021
Asta, 1020
175

AFRODITE PUDICA

Stima
50.000 / 70.000
Aggiudicazione:  Registrazione

AFRODITE PUDICA

ROMA, II SECOLO d.C.

 

Statua in marmo greco insulare, a cristalli di piccole dimensioni, raffigurante la dea Afro dite nuda, con la mano sinistra che scende lungo il fianco fino a coprire il pube e la destra piegata in direzione del seno a stringere un flacone di unguento. Particolarmente ricca è l’acconciatura, con i capelli che sono raccolti in due elaborati nodi sulla testa e scendono

sulle spalle. H. 115 cm.

Questa statua, restaurata in marmo di Carrara alla fine del XVIII secolo o all’inizio del XIX secolo come Afrodite al bagno (di restauro sono la punta del naso, l’avambraccio destro, quello sinistro e il tratto inferiore del corpo da sotto le natiche) è una replica del tipo Dresda-Capitolino. Questo tipo raffigurava originariamente la dea Afrodite in totale nudità, con il braccio destro a coprire il seno e con la sinistra il pube, nell’attitudine propria di una gio vane donna che si schermisce leziosamente da sguardi indiscreti: B. M. Felletti Maj, Afrodite Pudica. Saggio d’arte ellenistica, in Archeologia Classica 3, 1951, pp. 33-65; A. Stewart, A Tale of Seven Nudes: The Capitoline and Medici Aphrodites, in Antichthon 44, 2010, pp. 12-32.

La creazione di questo tipo (chiamato così dalla replica del corpo dei Musei Capitolini inv. 409 e dalla testa già in collezione Albani ora a Dresda, Albertinum, inv. 239: LIMC II 1984, s.v. Aphrodite, p. 52, nn. 409-410) è stata da Antonio Corso ascritta al figlio di Prassitele, Cefisodoto il giovane, la cui Afrodite era stata portata a Roma ed esposta nei monumenta Asini Pollioni (A. Corso, L’Afrodite Capitolina e l’arte di Cefisodoto il Giovane, in Quaderni Ticinesi di Numismatica ed Antichità Classica 21, 1992, pp. 131-157). Della statua, celebre per il soggetto particolarmente amato nel mondo romano, soprattutto occidentale, sono note numerose copie, usate per adornare ville, giardini e naturalmente complessi termali, particolarmente indicati come luogo di esposizione per una figura femminile in nudità, al bagno.

La datazione dell’esemplare qui proposto considerando l’uso del trapano sulla capigliatura scabra e chiaroscurata in contrapposizione con la lucida superficie della pelle può essere posta nel II secolo d.C. In questo esemplare, proveniente da una collezione nobiliare, di straordinaria importanza non è solo il soggetto, ma anche l’ottima conservazione del tratto superiore del corpo, dalla testa fino alle natiche.

 

Provenienza

Collezione di una famiglia nobiliare romana

Collezione privata

 

 

Opera dichiarata d’eccezionale interesse archeologico da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali