Arte Moderna e Contemporanea

20 GENNAIO 2021  
53

TANCREDI PARMEGGIANI

(Feltre 1927 - Roma 1964)

Composizione astratta

tecnica mista su carta Fabriano applicata su tela

cm 71x100

firmato in basso a destra

 

Abstract composition

mixed media on Fabriano Paper applied on canvas

71x100 cm

signed lower right

 

Provenienza

Galleria d'Arte Ravagnan, Venezia

 

Esposizioni

Opere della Collezione della Banca Popolare di Castelfranco Veneto, Castelfranco Veneto, Galleria del Teatro Accademico, 23 aprile - 9 maggio 1999

 

Bibliografia

M. Mondi (a cura di), Opere della Collezione della Banca Popolare di Castelfranco Veneto, Vedelago di Treviso 1999, p. 66 n. 29

 

“Io non so scrivere, forse riuscirò a dipingere quello che sento.”
                                                                                                                                                                                Tancredi

Tancredi Parmeggiani artista originale e precoce, colto e sensibile, è tra gli interpreti più irrequieti e intensi della scena artistica italiana della seconda meta del ‘900, definito da molti peintre maudit, ossia il pittore maledetto che sceglie di firmarsi con il solo nome di battesimo,  evocazione del mito ma che in lui traspare più come un anti-eroe. Nel 1944 Tancredi si trasferisce a Venezia abbandonando gli studi classici per iniziare il liceo artistico, conosce il pittore veneziano Emilio Vedova, i due diventeranno grandi amici. L’Accademia gli va stretta e nel 1947 abbandona la laguna e a piedi arriva clandestinamente in Francia, la visita al Museo del Louvre è il momento della grande rivelazione artistica, così come la visita alla Biennale di Venezia del 1948. Nel 1949 viene organizzata la sua prima personale presso la Galleria Sandri di Venezia e l’anno successivo si trasferisce a Roma, frequenta il Baretto in via del Babuino e la minuscola libreria-galleria Âge d’Or fondata da Dorazio, Perilli e Guerrini. Sempre a Roma conosce il critico, nonché fotografo americano, Milton Gendel corrispondente per le riviste americane «Art New» e «Art in America». Milton Gendel è tra i suoi primi sostenitori, dichiara che in Italia “nessuno dipinge come Tancredi”, lo sponsorizza acquistando i colori e le vernici e lo ospita a casa sua perché possa esprimere il suo talento liberamente.  Tancredi veste da bohemien, gira senza scarpe e ha sempre l’aspetto di chi non ha molto cura di sé, gli amici romani come Turcato e Savelli si occupano e si preoccupano per lui, viene arrestato due volte: la prima, grazie alla comunità degli artisti, ottiene la liberazione, mentre la seconda volta riceve il foglio di via e deve lasciare Roma. Nel 1951 ritorna a Venezia e diventa il protégé di Peggy Guggenheim che ne promuove l’opera stipulando un contratto in esclusiva con l’artista, prima di lui la nota mecenate concesse questo privilegio solo a Jackson Pollock. L’appoggio di Peggy Guggenheim permise a Tancredi di allacciare nuovi rapporti commerciali, la stessa le organizzò numerose mostre nei grandi musei americani, in particolare a New York proponendo le sue opere per le collezioni del MoMA e del Brooklyn Museum, la sua fama e i suoi lavori entrarono a far parte delle raccolte dei facoltosi collezionisti d’oltreoceano, oltre al fatto che Peggy Guggenheim mise a disposizione dell’artista uno studio a Venezia (Palazzo Venier dei Leoni).

Jackson Pollock e Piet Mondrian furono di grande ispirazione per Tancredi, ma anche il pittore Raoul Schulz di origine greca. L’influenza di Pollock si denota nella tecnica, che richiama il dripping dell’artista americano, mentre Mondrian suggestionò l’artista feltrino per l’uso dei colori primari e per le sperimentazioni spaziali sulla tela.

Nel 1952 Tancredi firma il Manifesto del Movimento Spaziale fondato a Milano da Lucio Fontana e vince il Premio Graziani per la pittura dell’artista.  A metà degli anni ’50 realizza opere dai toni chiari, dall’atmosfera ovattata e silenziosa, improvvisamente, nello stesso periodo, la produzione passa ai toni più scuri e la sua pittura diventa più tormentata passando dal bianco al nero, trasmettendoci sensazioni di inquietudine e tristezza. Sarà questo l’inizio delle crisi psicologiche che lo accompagneranno fino al termine della sua giovane esistenza. Nel 1958 Tancredi sposa l’artista norvegese Tove Dietrichson e la Galleria del Cavallino di Venezia presenta A proposito di Venezia un omaggio alla città lagunare. Si trasferisce a Milano dove collabora con la Galleria dell’Ariete diretta da Beatrice Monti. Passa l’estate tra la Norvegia e la Svezia rimanendo profondamente colpito dalle opere di Edvard Munch. Viaggia molto, si stabilisce a Parigi entrando in contatto con artisti come Giacometti e  Aldo Mondino. In questo periodo dipinge i noti paesaggi scandinavi attraverso una resa coloristico-atmosferica puramente astratta. Tancredi lavora utilizzando accostamenti dai colori accesi, dalle invenzioni informali che, grazie al gesto veloce e incessante, occupa tutti gli spazi del supporto scelto. All’inizio degli anni ‘60 inizia ad avere i primi sintomi di quello che poi diverrà un vero e proprio tunnel di depressione, che altera la sua psiche e la sua arte.

 

Il talento dell’artista e dell’uomo cerca e trova nel disegno e nel colore la propria espressione, mai di scuola, personale e autentica, rivelatrice al suo tempo. Difficoltà e solitudine, sono queste le emozioni che emergono dalla lettura di alcuni dei suoi diari personali.

 

Nel 1964 partecipa alla Biennale, e, nello stesso anno, muore a soli 37 anni, giovanissimo ed entra, come scriverà Dino Buzzati, nel “mito dell’arte”.

 

Stima
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