DAL RINASCIMENTO AL PRIMO 900. PERCORSO ATTRAVERSO CINQUE SECOLI DI PITTURA

2 FEBBRAIO 2021
Asta, 1013
53

Donato Barcaglia

Stima
45.000 / 55.000
Aggiudicazione:  Registrazione
L'opera è corredata di certificato di libera circolazione

Donato Barcaglia

(Pavia 1849 - Roma 1930)

AMORE ACCECA

marmo, alt. cm 118, su base in marmo, alt. cm 37,5

firmato e iscritto "Milano"

 

LOVE BLINDS

marble, h. 118 cm, on a marble base, h. 37,5 cm

signed and inscribed "Milano"

 

All’Esposizione Nazionale di Belle Arti allestita presso il Palazzo del Senato di Milano nel 1881, lo scultore pavese Donato Barcaglia si presentava con tre opere tra cui La Primavera, un gruppo in marmo in cui la figura principale, la Primavera, appunto, sbadiglia e si stira al risveglio del lungo letargo invernale mentre la Bellezza, sognante, dorme ancora e Amore, alle sue spalle, cerca invano di svegliarla. Tre anni dopo, alla seguente edizione espositiva nazionale tenutasi, questa volta, a Torino, Barcaglia è presente con Amore acceca, un altro gruppo in marmo similare, dove vediamo l’angioletto svolazzante intento a tenere chiuse, con le sue manine paffute, le palpebre della fanciulla ritratta in piedi. I biografi di Barcaglia riportano la notizia di una prima versione di Amore acceca premiata nel 1875 con medaglia d’oro all’esposizione fiorentina, mentre le indicazioni riportate nel regolamento della mostra del 1884 ci permettono di escludere che l’opera esposta in quella circostanza fosse già stata presentata ad altre esposizioni nazionali e che fosse stata realizzata prima di un decennio dall’apertura della rassegna torinese. Precisazioni necessarie, ai fini di una datazione del marmo, visto che Barcaglia era solito compiere diverse repliche delle sue opere meglio riuscite e questo soggetto sicuramente è uno di quelli, tanto da essere scelto anche per l’Esposizione Nazionale organizzata a Milano nel 1906 in occasione delle celebrazioni per il valico del Sempione (Sala XXX, n. 12) senza nemmeno essere sottoposto, per l’accettazione, al giudizio della Commissione d’ordinamento.

L’abilità di Barcaglia nell’attività scultorea era emersa già nel 1868 quando, giovanissimo, ottenne, da parte della Società per le Belle Arti di Milano, l’acquisto, per 1.800 lire, una cifra ragguardevole per quell’epoca, del marmo Ritorno dalla vendemmia estratto a sorte, come da regolamento, tra gli associati e vinto dal re Vittorio Emanuele II che lo fece collocare nelle sale del Palazzo Reale di quella città. Questo fatto agevolò sicuramente l’artista nella sua affermazione sul mercato ambrosiano. In effetti per Barcaglia ebbe inizio una strabiliante carriera grazie alle sue doti nel lavorare il marmo levigandolo alla perfezione e arricchendolo con dettagli di grande finezza, come, nel nostro caso, l’elegante bouquet floreale ai piedi della figura femminile che segue sinuosamente l’andamento della gamba flessa.

A differenza di alcuni suoi coetanei vicini all’ambiente scapigliato milanese che ricercavano un plasticismo innovativo con la sfaldatura dei contorni e delle superfici scultoree, Barcaglia rimase legato ai caratteri monumentali e celebrativi della scultura più convenzionale arricchita da una leggera ironia tanto apprezzata dalla committenza raggiungendo, con la sua inventiva e con la sua abilità tecnica, risultati impeccabili.

 

E.S.