DAL RINASCIMENTO AL PRIMO 900. PERCORSO ATTRAVERSO CINQUE SECOLI DI PITTURA

2 FEBBRAIO 2021
Asta, 1012
34

Francesco Guardi

Stima
30.000 / 50.000
Aggiudicazione:  Registrazione
L'opera è corredata di certificato di libera circolazione

Francesco Guardi

(Venezia, 1712 – 1793)

RITRATTO DEL PRINCIPE CARLO EDOARDO STUART (1720-1788)

olio su tela, cm 55,5x43,5

 

PORTRAIT OF PRINCE CHARLES EDWARD STUART (1720-1788)

oil on canvas, cm 55,5x43,5

 

Provenienza

Venezia, collezione Maresciallo Schulenburg (?); Germania, collezione privata; Londra, collezione Paul Wallraf; New York, collezione privata

 

Bibliografia

F.J.B. Watson, Two Venetian Portraits of the Young Pretender: Rosalba Carriera and Francesco Guardi, in “The Burlington Magazine” 111, 1969, pp. 333-37, fig. 3; A. Morassi, Guardi. Antonio e Francesco Guardi, Venezia 1973, I, p. 348, cat. 215; II, fig. 233; Francesco Guardi, in Classici dell’Arte Rizzoli, n. 68

 

Da tempo noto agli studi guardeschi e invece assente dal mercato dell’arte, il dipinto ritrae, poco più che adolescente, il figlio di Giacomo III Stuart, ultimo sovrano inglese di quella stirpe in esilio a Roma dove, il 31 dicembre del 1720, nacque appunto Carlo Edoardo, in seguito chiamato “The Young Chevalier” o “The Young Pretender” o, dai sostenitori scozzesi “Bonnie Prince Charlie”.

La storia di questo ritratto, che mostra il giovane principe all’età di diciassette anni con le insegne dell’Ordine della Giarrettiera e la croce di S. Andrea, è stata ricostruita da Francis Watson sulla base di numerosi documenti tra cui quelli relativi all’attività della famiglia Guardi per il Maresciallo Schulenburg pubblicati da Antonio Morassi nel 1960 (Antonio Guardi ai servigi del Feldmaresciallo Schulenburg, in “Emporium” 66, 131, 1960, p. 160), in seguito ripresi da Alice Binion (La galleria scomparsa del Maresciallo von der Schulenburg. Un mecenate nella Venezia del Settecento, Milano, 1990, p. 160).

Come riportato in lettere e documenti relativi all’attività della corte giacobita, il 28 maggio del 1737 il giovane principe fu a Venezia per due settimane: l’accoglienza festosa di cui fu ufficialmente l’oggetto causò tra l’altro un incidente diplomatico con la corte di Inghilterra che giunse a ritirare per alcuni anni il suo ambasciatore presso la Serenissima. Come di regola per ogni viaggiatore del Grand Tour, Carlo Edoardo ordinò il proprio ritratto a Rosalba Carriera che, ormai anziana, lo eseguì molto lentamente così che solo nel mese di novembre il pastello fu consegnato a Roma a palazzo Muti, residenza della corte in esilio.

Le sue vicende successive, a Dresda nella raccolta di Federico Augusto III, in varie collezioni private (e infine a Londra da Christie’s nel 1995) sono state ricostruite da Watson, che ritiene il pastello della Carriera modello del ritratto dipinto a olio da Francesco Guardi e qui presentato.

Oltre che su un’indubbia corrispondenza formale, l’ipotesi si basa su un documento dell’archivio Schulenburg, il pagamento di lire 16 ad Antonio Guardi il 28 maggio del 1738 “per la copia del Ritratto della Signora Rosalba del figlio del Pretendente”.

La sua esecuzione si iscrive dunque nella attività della “Bottega Guardi”, di cui Giovanni Antonio, maggiore di età, era il titolare ma in cui lavoravano anche il minore Francesco e il mal noto Nicolò, per il Maresciallo Matthias von der Schulenburg(1661-1747).

A conclusione di una brillante carriera militare culminata con la difesa di Corfù nel 1716, ricco di una pensione annuale di 5.000 ducati conferitagli dalla Serenissima, questi si era stabilito a palazzo Loredan sul Canal Grande e nel 1724 aveva dato inizio alla propria collezione acquistando ben ottantotto dipinti dalla raccolta di Ferdinando-Carlo Gonzaga Nevers, e commissionandone altri ai più importanti artisti veneziani del momento, tra cui Giovan Battista Pittoni e il Piazzetta, che agirono anche in qualità di consulenti per i suoi acquisti.

Costantemente attivo per il Maresciallo a partire dal 1730, Antonio Guardi, coadiuvato da Francesco e dalla bottega, dipinse quadri di sua invenzione e copie dai grandi maestri veneziani del Cinquecento, come pure ritratti di personaggi celebri desunti da altri modelli.

Tra questi per l’appunto il dipinto che qui presentiamo: la sua esecuzione vari mesi dopo che l’originale aveva lasciato Venezia conferma che, seguendo una prassi consolidata, Rosalba Carriera ne aveva conservato per sé un secondo esemplare in vista di nuove richieste.

Sebbene pagato ad Antonio per i motivi già esposti, la sua esecuzione da parte di Francesco Guardi, proposta da Watson in base a inoppugnabili ragioni stilistiche, è stata accolta dagli studi successivi. Il nostro dipinto sarebbe anzi tra le primissime prove documentate dell’artista veneziano, allora ventiseienne.