DAL RINASCIMENTO AL PRIMO 900. PERCORSO ATTRAVERSO CINQUE SECOLI DI PITTURA

2 FEBBRAIO 2021  
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Felice Ficherelli, detto il Riposo

(San Gimignano, 1603 – Firenze, 1660)

SACRIFICIO DI ISACCO

olio su tela, cm 119,5x163

 

THE SACRIFICE OF ISAAC

oil on canvas, cm 119,5x163

 

Bibliografia

G. Cantelli, Repertorio della pittura fiorentina del Seicento, Fiesole 1983, p. 78; S. Benassai, Il collezionismo dei Bardi: nuove acquisizioni per Felice Ficherelli, in “Paragone” 53, 2002, serie 3, 43, pp, 40 e 50, nota 50; fig. 26; F. Baldassari, La pittura del Seicento a Firenze: indice degli artisti e delle loro opere, Milano 2009, ad vocem.

 

“… Felice Ficherelli, uomo di quietissima indole, agiato in ogni opera, e quasi per non incomodare la lingua solito a tacere fin che altri non lo interrogasse; di che i fiorentini lo chiamarono felice riposo. non moltiplicò in pitture; ma quelle che uscirono dal suo studio, si possono proporre in esempio della diligenza pittoresca: semplice, naturale, studiatissimo senza parerlo”. Così Luigi Lanzi, sulla scorta della biografia del baldinucci per quel che attiene l’indole del pittore, caratterizzava l’artista fiorentino che avrebbe conseguito, a suo dire “la squisitezza del suo dipingere” grazie allo studio dei grandi maestri fiorentini del cinquecento condotto nella bottega del suo primo maestro, l’Empoli.

È stato da più parti evidenziato come al pacato comporre del maestro e al suo disegno impeccabile Felice Ficherelli sovrapponesse ben presto, nelle opere di destinazione privata, il chiaroscuro sensuale di Francesco Furini e a lui si ispirasse per il sentimento prevalente nelle sue scene sacre e profane, sempre in bilico fra violenza e tenerezza.

da questa inclinazione, peraltro condivisa da molti fra i suoi colleghi fiorentini, la scelta di temi che potessero dare origine a scene a tratti crudeli o morbose ma raramente brutali, come ha sottolineato Giovanni Leoncini nella sua ricostruzione dell’artista (in Dizionario Biografico degli Italiani, 47, 1997, ad vocem). ne è un ottimo esempio il celebre Tarquinio e Lucrezia a Roma all’accademia di San Luca, ripetuto in più esemplari, o il Giuditta e Oloferne venduto in asta da Pandolfini nel 2014, o ancora la sensualità lacrimosa della Santa Prassede dipinta per casa Serzelli, e copiata perfino da Johannes Vermeer nel 1655: un dato, questo, che ha trasformato in una sorta di icona il quadro del maestro fiorentino riapparso sul mercato nel 2017.

Non stupisce quindi scoprire che l’episodio biblico del Sacrificio di Isacco compaia tra i suoi temi preferiti, e che Felice Ficherelli ne dipingesse almeno tre versioni diverse, poi replicate in ulteriori esemplari. qualunque ne sia il formato, alla figura eretta e vigorosa di Abramo, sempre vestito di rosso, si contrappone il bel nudo di Isacco, abbandonato in primo piano e appena velato da bianchi panneggi. una certa predilezione descrittiva introduce elementi ulteriori e talvolta incongrui come il turibolo e la navicella nella versione verticale del tema, o come la legna del sacrificio accuratamente disposta sotto il capo della vittima, nel nostro.

Il successo della nostra versione, evidentemente richiesta da altri collezionisti fiorentini, è documentata dall’esistenza di una replica venduta a Londra da Phillip’s nel 1988, anch’essa pubblicata da Silvia Benassai (in “Paragone” 2002, citato, fig. 27) che per prima ha reso noto il nostro dipinto, riferito a Matteo Rosselli nella fototeca della fondazione Roberto Longhi.

Stima
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