DAL RINASCIMENTO AL PRIMO 900. PERCORSO ATTRAVERSO CINQUE SECOLI DI PITTURA

2 FEBBRAIO 2021  
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Baldassarre Franceschini, detto il Volterrano

(Volterra 1611 – Firenze 1690)

CONVERSIONE DELLA MADDALENA

olio su tela, cm 150x113

in basso a sinistra, etichetta con numero di inventario 68

 

THE CONVERSION OF MARY MAGDALENE

oil on canvas, cm 150x113

 

 

Splendido esempio di cortonismo fiorentino intorno alla metà del secolo, questo inedito dipinto è stato restituito al Franceschini da Alessandro Grassi, autore insieme a Maria Cecilia Fabbri e Riccardo Spinelli della monografia di riferimento sull’artista (Volterrano. Baldassarre Franceschini 1611-1690, Firenze 2013).

Nella scheda esauriente ed articolata– quasi un breve saggio – che accompagna l’opera e a cui rimandiamo, lo studioso ne inquadra il soggetto e i bellissimi dettagli che lo compongono – la chioma scomposta e gli occhi arrossati di pianto della bella penitente, gli oggetti preziosi di cui Maddalena si è circondata nella sua vita dissoluta e che ora abbandona a terra, incurante – nel clima espresso da due testi letterari pubblicati a Firenze e dedicati alla Maddalena,  un tema particolarmente caro alla corte medicea negli anni di Maria Maddalena d’Austria e a lungo coltivato dai pittori fiorentini per la straordinaria varietà di sentimenti e di situazioni che esso poteva evocare.

Il primo di essi, pubblicato nel 1610, è il poema in ottave di Giovan Battista Andreini a cui sembra ispirarsi il giardino ornato di sculture e fontane nel nostro dipinto, i drappi sontuosi che incorniciano la figura, i gioielli e il vasellame abbandonati in primo piano. Si deve allo stesso autore il testo per la rappresentazione teatrale La Maddalena lasciva e penitente messa in scena nel 1617, dato alle stampe nel 1652, una data senz’altro più pertinente al nostro dipinto.

I confronti stilistici e tipologici richiamati da Grassi per la tela qui offerta rimandano infatti a una serie di opere, per lo più a fresco, dipinte dal Volterrano tra il sesto e il settimo decennio del secolo e, più specificamente, a ridosso del soggiorno a Venezia nel 1662 da cui l’artista toscano tornerà con una rafforzata propensione per l’inquadramento scenografico delle figure, di gusto neo-veronesiano, le stoffe cangianti e le pennellate sinuose e veloci. Ricca di pentimenti è poi la stesura di alcuni dettagli, e in particolare delle mani della nostra figura, a conferma della novità di questa invenzione.

Stima   25.000 / 35.000

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