Opere di eccezionale interesse storico-artistico

3 NOVEMBRE 2020  
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Giovanni Balducci, detto Il Cosci

(Firenze 1560 – Napoli, dopo il 1631)

INGRESSO DI S. ANTONINO A FIRENZE COME ARCIVESCOVO NEL 1446

olio su carta applicata su tavola, cm 40x30

 

Bibliografia

C. Falciani, Giovanni Balducci and the rediscovered predella for the papal high-altar in Saint John the Lateran, Firenze 2019, p. 14, fig. 2

 

Come indicato per la prima volta da Francesca de Luca nella puntuale relazione che nel 2012 accompagnava il provvedimento di vincolo, ripresa da Carlo Falciani che ha pubblicato il dipinto in un più ampio studio sull’attività romana del Cosci, il raro bozzetto qui offerto è lo studio preparatorio, appena variato di nuovi dettagli nella redazione finale, per una delle storie di Sant’Antonino dipinte a fresco nel chiostro grande di Santa Maria Novella tra il 1582 e la fine del decennio da una équipe di pittori coordinata dal sovrintendente Niccolò Gaddi. Come ampiamente documentato dalla biografia di Filippo Baldinucci, il Cosci – poco più che ventenne all’inizio dei lavori – partecipò all’impresa con altri episodi del ciclo dedicato all’Arcivescovo di Firenze e alla vita di Gesù, dipingendo le scene neotestamentarie della Nascita di Gesù, la Lavanda dei piedi, Cristo davanti a Pilato, e una storia di San Domenico.

La storia di Sant’Antonino anticipata dal nostro bozzetto e da due disegni preparatori – uno dei quali pubblicato da Falciani - narra dunque l’incontro dell’Arcivescovo con il Podestà sotto un ampio baldacchino davanti al palazzo dei Priori. La Signoria è schierata nell’Arengario, mentre sullo sfondo della processione si riconoscono il campanile di Badia e la torre del Bargello. Tipici dell’artista fiorentino, allievo di Battista Naldini, i colori acidi e le figurine affusolate dei protagonisti di questo episodio centrale nella storia della città, ulteriormente arricchito di dettagli nella versione a fresco.

Protagonista di numerose commissioni pubbliche negli ultimi due decenni del Cinquecento che a Firenze vedono l’intersezione di tendenze diverse e la riforma naturalistica di Santi di Tito, il Cosci si trasferì a Roma nel 1594 al servizio del cardinale Alessandro de’ Medici che gli affidò un intervento nella sua chiesa titolare di Santa Prassede, seguiti da lavori per le chiese della nazione fiorentina e per San Giovanni in Laterano, fino al trasferimento a Napoli, dove morì poco dopo il 1631.

 

 

Opera dichiarata di interesse particolarmente importante dal Ministero per i beni e le attività culturali, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze (decreto n. 483/2012 del 23/7/2012).

 

The Italian Soprintendenza considers this lot to be a work of national importance and requires it to remain in Italy; it cannot therefore be exported from Italy.

 

 

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