Opere di eccezionale interesse storico-artistico

3 NOVEMBRE 2020  
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Alvise Vivarini

(Venezia, tra il 1442 e il 1453 - tra il 1503 e il 1505)

MADONNA CHE REGGE IL BAMBINO SUL DAVANZALE

olio su tavola, cm 49x36

firmato sul cartiglio in basso a destra “Alvisius Vivarinus / pictor F.”

 

Provenienza

Vicenza, Conte Cesare Piovene; collezione privata

 

Bibliografia

R. Pallucchini, Due Madonne inedite di Alvise Vivarini, in “Arte veneta” XI, 1957, p. 196, tav. 203; R. Pallucchini, I Vivarini. Antonio, Bartolomeo, Alvise, Verona 1962, p. 133, cat. 234, fig. 234; J. Steer, Alvise Vivarini. His art and influence, 1982, p. 128; p. 166, cat. 39.

 

Rodolfo Pallucchini descriveva questa raffinata Madonna col Bambino, nella prima monografia dedicata ai Vivarini - importante dinastia di pittori veneti iniziata con Antonio a partire dalla prima metà del Quattrocento - “capolavoro di Alvise”, puntando l’attenzione sul “senso dei ‘lontani’ pungentissimo che nessun altro pittore possedette così largo e aperto come Alvise” e sulla tersa luminosità del cielo “solo verso l’alto sciolta in cirri biancastri toccati a punta di pennello.” (cfr. Pallucchini 1962, p. 58).

Vent’anni dopo, redigendo il catalogo dedicato all’opera pittorica del solo Alvise, il più giovane membro di questa famiglia di artisti, John Steer ribadiva come la tavola offerta fosse la migliore prova del pittore su questo tema, oltre che la più precoce e la meglio conservata.

Già Pallucchini riteneva infatti sia la Madonna col Bambino della Walters Art Gallery di Baltimora (fig. 2) che quella della Galleria Nazionale delle Marche di Urbino (fig. 1) variazione di questa dove Alvise, firmandosi orgogliosamente sul cartiglio posto sul davanzale, manifesta il suo distacco dai modi dello zio Bartolomeo - insieme al padre Antonio le sue guide nella professione artistica - mostrando un originale e assai spiccato geometrismo, quasi astraente, accentuato dal calcolatissimo utilizzo della luce che scolpisce le volumetrie delle forme, geometrismo che risente dell’insegnamento desunto dalle opere realizzate da Antonello da Messina a Venezia tra il 1475 e il 1476.  

Un analogo plasticismo, attenuato da una tenerezza mutuata da Giovanni Bellini, si ritrova nella Sacra Conversazione conservata presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia, datata 1480, l’opera senz’altro più nota e celebrata di Alvise Vivarini, dove trovano perfetta sintesi tutte le componenti della sua cultura.

Databile all’incirca nello stesso periodo è dunque la nostra Madonna che regge il Bambino sul davanzale con la sua personale interpretazione della lezione di Bellini e Antonello: si osservino il viso della Vergine, un ovale statuario, e le vivaci note di colore che risaltano sulla tenda appesa a un filo dietro cui si apre il paesaggio digradante di campi attraversati da un fiume che aveva tanto entusiasmato Pallucchini.

È la ricerca di continuità spaziale tra il primo piano, dove spicca l’eccezionale accorgimento del pittore di quasi invadere lo spazio dello spettatore con il manto della Madonna che cade oltre il davanzale, e il fondo naturalistico, determinata, oltre che dal susseguirsi di piani orizzontali dal parapetto sino al profilo delle montagne, dal sofisticato accordo tonale dell’equilibratissima composizione, che rende partecipe Alvise Vivarini delle stesse problematiche affrontate da Giovanni Bellini, preannunciando, come sottolineato da John Steer, la rivoluzione di Giorgione con la pala di Castelfranco (Steer 1982, p. 42).

 

Opera dichiarata di interesse particolarmente importante dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.

 

The Italian Soprintendenza considers this lot to be a work of national importance and requires it to remain in Italy; it cannot therefore be exported from Italy.

 

 

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