Capolavori da collezioni italiane

3 NOVEMBRE 2020  
8 ¤

Giorgio Vasari

(Arezzo, 1511- Firenze, 1574)

TENTAZIONI DI SAN GIROLAMO

olio su tavola, cm 165x117

 

THE TEMPTATION OF SAINT JEROME

oil on panel, 165 x 117 cm

 

Provenienza

Castello di Vincigliata (Fiesole), collezione Graetz

 

Esposizioni

Mostra dei tesori segreti delle case fiorentine, Firenze 1960, n. 47

 

Bibliografia

M. Gregori, Mostra dei tesori segreti delle case fiorentine, Firenze 1960, pp. 24-25, n. 47; P. Barocchi, Vasari pittore, Firenze 1964, p. 22; C. Caneva, in Il primato del disegno. Catalogo della mostra, Firenze 1980, p. 219; L. Corti, Vasari. Catalogo completo, Firenze 1989, pp. 38-39, n. 21, ill.; U. Baldini, Giorgio Vasari Pittore, Firenze 1994, p. 89, p. 150 nota 26, pp. 161-162 pp. 161-62, illustrato a p. 51.

 

Referenze Fotografiche

Fototeca Federico Zeri, scheda 16929

 

“Nel medesimo tempo… feci a Messer Ottaviano de’ Medici una Venere et una Leda con i cartoni di Michelagnolo; et in un gran quadro un San Girolamo quanto il vivo, in penitenza, il quale, contemplando la morte di Cristo che ha davanti in sulla croce, si percuote il petto per staccare dalla mente le cose di Venere e le tentazioni della carne che alcune volte il molestavano, ancorché fosse nei boschi e in luoghi solinghi e selvatichi, secondo che egli stesso di sé largamente racconta. Per lo che dimostrare, fece una Venere che con Amore in braccio fugge da quella contemplazione, avendo per mano il Giuoco et essendogli cascate per terra le frecce e il turcasso, senzaché le saette, da Cupido tirate verso quel Santo, tornano rotte verso di lei et alcune che cascano sono riportate col becco dalle colombe di essa Venere”.

Questa notizia contenuta nella autobiografia che conclude l’edizione giuntina delle Vite (1568) è ulteriormente precisata da Giorgio Vasari in un Ricordo del 1541 in cui “… a ultimo dì di agosto … il Magnifico Messer Ottaviano de’ Medici mi fece fare un quadre grande di braccia due e mezzo alto e braccia due largo, drentovi un San Ieronimo in penitenzia che tenendo un Crocifisso in mano si percuote il petto: e mentre Venere abbracciando i suoi amori si fuggie et il giuoco lo strigne per un braccio e Cupido gli tira la freccia, sendo cascati gli arnesi amorosi, l’orazione rompe ogni cosa venerea. Quale si lavorò con diligenzia, montò detto quadro scudi cinquanta, cioè scudi 50”.

Solo recentemente il passo vasariano è stato autorevolmente associato alla tavola, pressoché identica alla nostra anche per dimensioni, conservata alla Galleria Palatina (inv. 1912, n. 393, fig. 1) la cui provenienza dalla collezione di don Lorenzo de’ Medici nella villa della Petraia è documentata dall’inventario del 1649 (E. Borea, La quadreria di don Lorenzo de’ Medici, Firenze 1977, pp. 64-65).

È il Vasari stesso a ricordare, nella propria Vita e nei Ricordi, altre versioni della stessa composizione eseguite, rispettivamente, nel 1545 per Messer Tommaso Cambi, mercante fiorentino attivo a Napoli per il quale l’artista aveva ripetutamente lavorato, e nel 1547 per Monsignor de’ Rossi dei conti di San Secondo, vescovo di Pavia, il quale avrebbe mandato in Francia, forse quale dono diplomatico, il “San Ieronimo in penitenzia quando Venere fugge dalla orazione di detto coi suoi amori…”.

Alla nostra e a quella di Pitti si aggiunge infatti la tavola di uguale soggetto ma variata nella composizione e nello stile ora nell’ Art Institute di Chicago (fig. 2), e quella nella City Art Gallery di Leeds, non del tutto compiuta.

Incerta è dunque la committenza e la data esatta della tavola qui offerta, identificata per la prima volta da Mina Gregori, che per essere la più vicina all’esemplare palatino è lecito ritenere immediatamente contigua anche sotto il profilo della cronologia. Non se ne conoscono le vicende collezionistiche prima della sua comparsa a Roma presso Carlo Sestieri, come riportato da Federico Zeri in una nota alla fotografia, né si può identificare, ad esempio, con la tavola descritta in diversi inventari ottocenteschi in casa dei marchesi Bartolommei a Firenze come raffigurante “S. Girolamo nel deserto con figure simboliche” (1831) e “S. Girolamo con degli amorini, una donna etc….” (1859).

Come segnalato dalla critica, sono palesi i debiti contratti qui da Giorgio Vasari nei confronti del Bandinelli e di Michelangelo dal cui modello, nello stesso periodo e per il medesimo committente, Vasari aveva dipinto le note versioni di Venere e Cupido e Leda e il cigno, sofisticati temi erotici di cui la tentazione di San Girolamo rappresenta, per così dire, l’altra faccia e la risposta cristiana.

Alla figura del santo si riferisce un disegno nell’Istituto Nazionale per la Grafica a Roma (inv. FC 130570; cfr. F. Haerb, The drawings of Giorgio Vasari 1511-1574, Roma 2015, p. 225, n. 78).

 

Provenance

Castello di Vincigliata (Fiesole), Graetz Collection

Exhibitions: Mostra dei tesori segreti delle case fiorentine, Florence 1960, n. 47

 

Literature

M. Gregori, Mostra dei tesori segreti delle case fiorentine, Florence 1960, pp. 24-25, n. 47; P. Barocchi, Vasari pittore, Florence 1964, p. 22; C. Caneva, in Il primato del disegno, exhibition catalogue, Florence 1980, p. 219; L. Corti, Vasari. Catalogo completo, Florence 1989, pp. 38-39, n. 21, ill.; U. Baldini, Giorgio Vasari Pittore, Florence 1994, pp. 89, 150, note 26, 161-62

Photo References: Fototeca Federico Zeri, n. 16929

 

“At the same time ….I executed for M. Ottaviano de’ Medici a Venus and a Leda  from the cartoons of Michelagnolo, and in a large picture a S. Jerome in Penitence of the size of life, who, contemplating the death of Christ, whom he has before him on the Cross, is beating his breast in order to drive from his mind the thoughts of Venus and the temptations of the flesh, which at times tormented him, although he lived in woods and places wild and solitary, as he relates of himself at great length. To demonstrate which I made a Venus who with Love in her arms is flying from that contemplation, and holding Play by the hand, while the quiver and arrows have fallen to the ground; besides which, the shafts shot by Cupid against that Saint return to him all broken, and some that fall are brought back to him by the doves of Venus in their beaks.”

Giorgio Vasari further elaborated on this information which is contained in the autobiography that concludes the Giunti edition of the Lives (1568) in a Ricordo dated 1541 in which he says “… on the last day of August … the magnificent M. Ottaviano de’ Medici had me execute a large painting two and one half braccia high and two braccia wide of a penitent Saint Jerome holding a Crucifix in his hand and beating his breast: and while Venus embracing her loves flees and Play grasps her arm and Cupid shoots his arrow, the tools of love fall to the ground, the prayer breaks up all things of Love. I worked on it diligently, and the painting came to fifty scudi  ”.

This passage was only recently – and authoritatively – associated with the painting in the Galleria Palatina (inv. 1912, n. 393) which is almost identical to the one shown here, even in terms of size. The Palatina painting’s provenance from the collection of Don Lorenzo de’ Medici’s collection in the Villa della Petraia is documented in the 1649 inventory (E. Borea, La quadreria di don Lorenzo de’ Medici, Florence 1977, pp. 64-65).

In both his Lives and the Ricordi Vasari mentions other versions of the same composition executed in 1545 for Messer Tommaso Cambi a Florentine merchant active in Naples for whom the artist worked on several occasions, and another (1547) for Monsignor de’ Rossi dei Conti di San Secondo, Bishop of Pavia, who may have sent the “San Ieronimo in penitenzia quando Venere fugge dalla orazione di detto coi suoi amori…” to France, perhaps as a diplomatic gift..

Our painting, the one in the Galleria Palatina, the Temptation of Saint Jerome in the Art Institute of Chicago, and the unfinished version in the City Art Gallery of Leeds are all similar as to subject, while the latter two differ in both composition and style.

Therefore, both the patron and the exact date – albeit during the 1540s – of the painting offered here are uncertain. Mina Gregori was the first to identify it, and since it is the most similar to the Palatina picture it is legitimate to believe that it is the closest to it in chronological terms as well.

We do not know its history prior to its appearance in Carlo Sestieri’s collection in Rome as Federico Zeri indicated in a note on the back of the photograph. However, it is possible that our painting may be the one described in several nineteenth-century inventories of the Florence home of the Marchesi Bartolommei as “Saint Jerome in the desert with symbolic figures” (S. Girolamo nel deserto con figure simboliche), (1831) and “Saint Jerome with cupids, a woman etc…” (S. Girolamo con degli amorini, una donna etc…. (1859) (The Getty Provenance Index).

As pointed out by scholars, in this painting Giorgio Vasari was clearly indebted to Bandinelli and Michelangelo. Using his model, during the same period and for the same client, Vasari painted his famous versions of Venus and Cupid and Leda and the Swan. The Temptation of Saint Jerome shows the other face of these sophisticated erotic subjects and the Christian response to them.

A drawing in the Istituto Nazionale per la Grafica in Rome (FC 130570) refers to the figure of the saint (see F. Haerb, The Drawings of Giorgio Vasari (1511-1574), Rome 205, p. 225, n. 78).

 

 

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