Capolavori da collezioni italiane

3 NOVEMBRE 2020  
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FIASCHETTA DA POLVERE, LOMBARDIA, SECONDA METÀ SECOLO XVI

acciaio inciso con scanalature verticali e motivi vegetali, parzialmente dorato con applicazioni a rilievo, cm 19,6x9,8x7

 

Bibliografia di confronto

S. Leydi, Mobili milanesi in acciaio e metalli preziosi nell’età del Manierismo, in Fatto in Italia, dal Medioevo al Made in Italy, cat. della mostra (Torino, Venaria Reale, 19 marzo – 10 luglio 2016), Milano 2016, pp. 121-137;

Peter Finer. Provenance, Londra 2016, pp. 10-13 n. 3

 

Il corpo della fiaschetta ha sezione troncoconica ed è sormontato da un cannello scanalato nella parte inferiore e liscio con una leggera bombatura nella metà superiore, accanto al quale si trova il meccanismo di apertura del versatoio; sul retro un supporto lineare arrotondato nella parte inferiore per favorire l’aggancio alla cintura. Il contenitore è decorato sull’intera superficie frontale secondo un motivo a fasce verticali, alternando elementi incisi a girali vegetali su fondo dorato ed elementi composti da scanalature verticali lisce o puntinate; sul fronte presenta due coppie di ganci disposti alle estremità, utilizzati per il passaggio di un cordoncino, ed al centro un bel mascherone a rilievo. Anche il retro, interamente dorato, presenta una decorazione incisa lungo i bordi.

Utilizzata fin dal Medioevo, la fiaschetta per polvere costituiva un complemento fondamentale nell’attrezzatura del soldato e soprattutto per la caccia, indispensabile per ricaricare l’arma da fuoco. Realizzata in diversi materiali, dal corno all’osso, dalla pelle al metallo, la fiaschetta a partire dal Cinquecento cominciò a presentare decori sulla superficie, sempre più elaborati in rapporto all’importanza del committente o del destinatario della stessa.

Questa tipologia di fiasca portapolvere è concordemente assegnata dagli studiosi agli ultimi anni del XVI secolo, anche se a tal proposito va ricordato che recentemente un interessante studio, pubblicato in un catalogo dell’antiquario londinese Peter Finer, ha proposto di datare una serie di fiaschette morfologicamente uguali alla nostra anteriormente al 1569, basandosi sulle informazioni ricavate dagli stemmi presenti (delle famiglie Medici e Orsini) e dalle relative notizie archivistiche. A tal proposito nell’inventario granducale redatto a Firenze nel 1639 si legge: “Tre fiasche, che una piccola da polverino, tutte di ferro lavorate a righe, tutte piene, con arme di SAS con lor cordoni a dua” (Archivio di Stato di Firenze, Guardaroba Medicea n. 539, c. 32a). Infatti una fiasca della stessa forma della nostra è oggi conservata proprio a Firenze presso il Museo del Bargello (n. M1232), mentre un’altra faceva parte della collezione Odescalchi ed è oggi esposta presso l’Armeria di Palazzo Venezia a Roma (n. 75). A testimonianza della diffusione di questa tipologia di manufatto ricordiamo che un esemplare simile al nostro è raffigurato in un dipinto seicentesco attribuito ad un seguace di David de Coninck (vedi fig. 1 - David de Coninck (seguace di), Natura morta con selvaggina e fiasca da polvere). 

Questa fiaschetta, finemente cesellata e dalle forme lineari ma sommamente eleganti, fu sicuramente realizzata per un personaggio di alto rango, destinata ad accompagnare una pistola altrettanto raffinata. La Lombardia e la città di Milano in particolare rappresentavano per l’epoca il più rinomato centro di produzione per armi e affini di altissimo livello, di solito destinate ai regnanti e nobili di tutta Europa. È noto infatti come proprio nella seconda metà del Cinquecento l’industria del lusso avesse il proprio centro nella città allora dominata dagli spagnoli, dove erano attive le botteghe di rinomati armaioli quali i Negroli, Pompeo della Cesa e il Piccino, che con il loro stile e tecnica di lavorazione del ferro realizzavano le più belle armature cinquecentesche, caratterizzate da un’evoluzione creativa capace di trasformare l’oggetto d’uso e di difesa in elemento distintivo ed elitario, caratterizzato da forme innovative e da abbondanza di decorazioni ispirate a motivi vegetali, grottesche e anche episodi mitologici.

 

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