Dal Rinascimento al Primo '900 Percorso attraverso 5 secoli di pittura | DIPINTI ANTICHI

1 LUGLIO 2020  
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Seguace di Annibale Carracci, sec. XVII

IL MANGIAFAGIOLI

olio su tela, cm 87,5x113

 

Follower of Annibale Carracci, 17th century

THE BEAN - EATER

oil on canvas, cm 57,5x113

 

Provenienza

Londra, mercato antiquario, 1952; Roma, collezione Luigi Salerno; Roma, Finarte, “Mobili, arredi, dipinti e libri dallo studio di Luigi Salerno”, 5 Aprile 2000, lotto 760; Milano, collezione privata

 

Esposizioni

Bologna 1584. Gli esordi dei Carracci e gli affreschi di palazzo Fava. Bologna, Pinacoteca Nazionale, 13 ottobre – 16 dicembre 1984, n. 83

 

Bibliografia

E. Battisti, Profilo del Gobbo dei Carracci, in “Commentari” V, 1954, p. 298; D. Posner, Annibale Carracci. A Study in the Reform of Italian Painting around 1590,  Oxford 1971, p. 5, n. 8; Bologna 1584. Gli esordi dei Carracci e gli affreschi di palazzo Fava. Catalogo della mostra, Bologna 1984, n. 83.

 

Esempio straordinario del primo naturalismo “lombardo” alla fine del Cinquecento, e più recentemente assurto a vera e propria icona della cucina italiana, il Mangiafagioli dipinto da Annibale Carracci circa il 1584 conobbe, imprevedibilmente, fortuna immediata tanto da essere modello per la versione appena più tarda che qui presentiamo, e per una copia seicentesca segnalata dagli studi moderni ma non rintracciata.

Nato come studio “dal naturale”, al pari del Ragazzo che beve recentemente trafugato a Oxford, il Mangiafagioli è documentato per la prima volta nel 1678 nella collezione Pallavicini con la corretta attribuzione (“Un villano che mangia fagioli… mezza figura al naturale di Annibale Carracci), così poco scontata da lasciar intuire l’esistenza di una precoce documentazione circa il suo autore. Passò quindi nella collezione Colonna dove alla fine del Settecento la guida del Ramdohr lo ricordava come “Bambocciata di Annibale Carraccio, piena di verità”.

Più complicata la sua vicenda critica nel corso del Novecento, e oscillante tra i nomi di Bartolomeo Passerotti e Pietro Paolo Bonzi (Il Gobbo dei Carracci, per l’appunto, secondo il Malvasia) con significative varianti nella datazione, fino al generale riconoscimento di Annibale Carracci, proposto in occasione della mostra bolognese del 1956 e mai più messo in discussione.

Avanzata da Hoogewerff nel 1923, l’attribuzione a Pietro Paolo Bonzi (Cortona 1576 circa – Roma 1636) per il dipinto della Galleria Colonna si era intanto estesa anche alla tela qui presentata, ricordata da Eugenio Battisti in un primo intervento sul pittore cortonese.

Ne resta oggi non identificabile l’autore che, nell’accentuazione delle ombre e degli aspetti in qualche modo caricaturali della figura, sembra recuperare il gusto più arcaico di un Passerotti piuttosto che lo studiato naturalismo di Pietro Paolo Bonzi, come documentato nel Ragazzo con melone già a Berlino, dalla collezione Giustiniani che, sebbene distrutto, costituisce uno dei rari esempi della sua produzione documentata.

 

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