Arcade | Libri, Argenti, Porcellane e Maioliche, Numismatica

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Asta

FIRENZE
Palazzo Ramirez-Montalvo

16 -  17 DICEMBRE 2019
16 dicembre 2019 ore 15.00
LIBRI, MANOSCRITTI E AUTOGRAFI lotti 1-115

16 dicembre 2019 ore 16.00
ARGENTI ITALIANI ED EUROPEI lotti 130-238

16 dicembre 2019 ore 17.00 
MAIOLICHE E PORCELLANE lotti 251-369

17 dicembre 2019 ore 10.30 
MONETE E MEDAGLIE lotti 401-529

17 dicembre 2019 ore 15.00
MONETE E MEDAGLIE lotti 530-760

Esposizione

FIRENZE
Giovedì        12 dicembre   10-18
Venerdì        13 dicembre   10-18
Sabato         14 dicembre   10-18
Domenica    15 dicembre   10-18

Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
info@pandolfini.it

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1 - 30  di 703 LOTTI
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GAFFURIO, Franchino. Practica musice Franchini Gafori Laudensis (Impressa Mediolani opera & impensa Ioannis Petri de Lomatio per Guillermum Signerre, 1496 die vltimo Septembris).

In folio (272 x 195 mm). [112] carte. Segnatura [gamma]4 ab8 c6 2a-2k8 2l6. Completo. Frontespizio con grande illustrazione xilografica che raffigura la concordanza tra ordine cosmico e musicale, incipit del primo libro entro larga cornice xilografica (ripetuta all’inizio del terzo libro) abitata in basso da allievi con il loro insegnante Gaffurio, in alto da putti suonatori e ghirlande, e con grande iniziale xilografica; incipit del secondo libro entro larga cornice xilografica (ripetuta all’inizio del quarto libro) abitata da musicisti, putti e ghirlande, e con grande iniziale xilografica; numerosissime notazioni musicali nel testo. Pergamena rigida settecentesca, dorso a nervi con tassello in marocchino rosso e filetti dorati, tagli spruzzati. Ex libris armoriali di Carlo Archinto, conte di Tainate, e della Bibliothèque Mery de Bellegarde. Cornici talora leggermente rifilate, qualche trascurabile macchiolina marginale, antica cucitura a hh8 (senza perdite di testo), forellini di tarlo alle ultime carte, per il resto copia ottima.

RARA PRIMA EDIZIONE, CON ILLUSTRE PROVENIENZA, del più noto dei tre importanti trattati musicali scritti da Franchino Gaffurio (1451-1522), celebre teorico musicale e compositore rinascimentale, nonché magister della Cappella Musicale del Duomo di Milano per oltre quarant’anni, primo cantore alla corte di Ludovico il Moro, e amico di Leonardo da Vinci. Studioso dedito a numerose arti e discipline, Gaffurio riprese la tradizione medievale risalente al De institutione musica di Severino Boezio e “sviluppò “una sorta di “filosofia della musica” in cui l’arte dei suoni veniva assimilata alla scienza dei numeri e trattata in base a proporzioni matematiche, raccordandosi in tal modo alla tradizione pitagorica e neoplatonica che considerava l’armonia dei suoni come il risultato di precisi rapporti numerici. La musica dunque non era più e solo un’arte pratica, ma anche una disciplina speculativa le cui leggi erano simili a quelle che regolavano il moto dei corpi celesti.” Questo concetto è ben sintetizzato dallo splendido frontespizio xilografico del il Practica musice, che “doveva mostrare «il concordante ordine di muse, astri, modi e corde». Le linee curve che, per così dire, rappresentano le corde della lira universale congiungono otto clipei dedicati alle muse, localizzati nel bordo sinistro dell’immagine, con altrettanti clipei posti sul lato opposto, in cui però si trovano i sette pianeti e il cielo delle stelle fisse. Mediante iscrizioni inserite nelle corde/linee, ogni coppia di muse e pianeti viene correlata a una nota e alla sua rispettiva tonalità. La nona musa, Talia, e assegnata alla Terra, la quale -  immobile e perciò muta -  non poteva essere inserita nel sistema di concordanze fra muse sonanti e pianeti. Essendo il centro del cosmo, la Terra occupa il centro del bordo inferiore, circondata da acqua, aria e fuoco (Aqua, Aer, Ignis) e dalle soprastanti orbite planetarie. Al centro del bordo superiore, e quindi secondo la logica dell’immagine al di sopra tutti i pianeti e del cielo delle stelle fisse, troneggia Apollo. I suoi piedi poggiano signorilmente sull’estremità caudale di un enorme mostro il cui corpo serpentiforme proteso verso il basso attraversa verticalmente le corde/linee per poggiare infine le sue tre teste sull’arco superiore del globo terrestre, collegando significativamente tra loro tutti gli elementi dell’immagine. In tal modo la ‘serpentina’ che tutto collega visualizza un principio cosmico partendo da un’esperienza facilmente verificabile, ovvero che ogni singola corda pizzicata fa vibrare tutte le altre. Quando Apollo pizzica la corda superiore della lira cosmica, le vibrazioni vengono trasmesse da una sfera/corda all’altra, verso il basso, raggiungendo di conseguenza anche la tanto lontana terra. Oltre alle vibrazioni, che si trasmettono invisibilmente da una corda all’altra, anche lo stesso corpo serpentiforme è un simbolo del principio qui discusso - l’impulso che un serpente riceve alla sua coda raggiunge anche l’altra estremità del corpo, ovvero la testa. Lo schema illustra quindi con estrema chiarezza il carattere di interconnessione della terra, e di tutte le sue creature viventi, all’insieme dell’universo. Il frontespizio è al contempo un commento per immagini al neoplatonismo fiorentino, che Gaffurio studiò approfonditamente. Per i neoplatonici, la fede in una concordanza armonica tra cosmo e mondo sublunare era altrettanto fondamentale quanto l’idea che la costante discesa sulla terra di una forza spirituale fosse perfettamente conciliabile con la sua stabile presenza nella sommità del cielo.” (Susanne Pollack, “Il suono delle corde genera immagini: La lira nelle rappresentazioni italiane di Apollo e Orfeo”, in Il dolce potere delle corde: Orfeo, Apollo, Arione e Davide nella grafica tra Quattro e Cinquecento, ed. S. Pollak (Firenze: Olschki, 2012), pp. 11-24, www.examenapium.it) Il Practica musicae, ebbe grande diffusione e contribuì allo sviluppo di rigorose indagini filosofiche e scientifiche intorno alla musica. Carlo Archinto, marchese di Parona e conte di Tainate (1670-1732), fondò a Milano, nel 1732, l’Accademia dei Cavalieri, “che protesse le scienze e le belle arti e diede vita, alcuni anni dopo, alla Société palatine (Società Palatina), associazione di nobili amanti delle lettere […] che si riunivano nel suo palazzo per discutere. Si prodigò in quegli stessi anni per ingrandire la già ricca raccolta di libri di famiglia e promosse Ludovico Antonio Muratori nella pubblicazione del suo Rerum Italicarum Scriptores.” (Wikipedia)

 

Goff G3. GW10434. BMC VI 789, XII 56. IGI 4112. ISTC ig00003000 (57 copie in istituzioni pubbliche nel mondo, di cui 17 in Italia).

 

RARE FIRST EDITION, WITH ILLUSTRIOUS PROVENANCE, of the best known among the three important musical treatises written by Franchino Gaffurio (1451-1522), celebrated musical theorist and composer of the Renaissance, as well as magister of the Musical Chapel of Milan Cathedral for over forty years, first singer at the court of Ludovico il Moro, and friend of Leonardo da Vinci. Detailed description and additional images upon request.

 

Stima   € 30.000 / 40.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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(Edizioni di pregio - Illustrati 900) DE CHIRICO, Giorgio - APOLLINAIRE, Guiallaume. Calligrammes. Librairie Gallimard, 1930.

In folio (340 x 260 mm), a fogli sciolti. 269 [7] pp. Testo impresso in rosso e nero, 66 litografie originali disegnate su pietra da De Chirico e impresse da Desjobert. Brossura originale con litografia al piatto anteriore. Chemise e custodia cartonate originali, con decorazione in nero e rosso su bianco e titolo al dorso della chemise. Conservato entro custodia in marocchino nero, rosso e bianco, con titolo in oro al dorso, che riprende il motivo della chemise. Minime tracce del tempo a chemise e custodia, per il resto copia ottima.

N. XIII di 88 esemplari su carta “Chine”, FIRMATO DA DE CHIRICO AL COLOPHON. L’edizione complessiva conta 131 esemplari. Bella copia di uno dei più importanti libri illustrati del Novecento, nel quale gli innovativi versi di Apollinaire (pubblicati per la prima volta nel 1918) trovano una perfetta controparte nelle affascinanti illustrazioni surrealiste di De Chirico, ove l’artista affronta temi che non sviluppò in pittura. L’opera fu magistralmente impaginata da Maurice Darantière, grande stampatore francese e maestro di Alberto Tallone, che scelse un arioso carattere corsivo per il testo, e il colore rosso per i grandi titoli correnti al margine superiore di ogni pagina e per le note a margine. The Artist and the Book, 57 “This edition of Calligrammes, with its spacious pages and deliberately eccentric typographic design, seeks to express in visual terms the rhythm of the verse”. From Manet to Hockney 84. Rauch 159. Carteret IV 46: “Rare et recherchée”.

 

N. XIII of 88 copies on “Chine” paper, SIGNED BY DE CHIRICO ON COLOPHON. Detailed description and additional images upon request.

 

 

Stima   € 15.000 / 20.000
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IMPERO ROMANO. ELIO CESARE (137 d. C.) SESTERZIO, zecca di Roma

Ae gr. 27,04 D/ AELIVS CAESAR Testa di Elio Cesare barbuto a d. R/ TRPOT COSII La Fortuna in piedi, rivolta a d., drappeggiata, con timone posato sul globo nella d. e cornucopia nella s., e Spes, che avanza verso s. sollevando un lembo del vestito con la s. e con fiore nella d. protesa. Esergo S C.

Mazzini 1957, II, 60 (questo esemplare illustrato). RIC II, 1054.

Rarissimo. Un ritratto audace dalla grande forza espressiva e di stile raffinato al contempo. Attraente patina marrone rossiccia. Splendido esemplare.

ROMAN EMPIRE. ELIO CAESAR (137 a. D.) SESTERCE, mint of Rome

Very rare. A bold portrait with great expressive strenght and refined style at the same time. Attractive reddish brown patina. Extremely fine specimen.

Ex collezione G. Mazzini

Elio Cesare, nato con il nome di Lucio Ceionio Commodo nel 100 d. C. da una famiglia di origini etrusche, era il figlio adottivo e successore designato dell’imperatore Adriano (76-138), ma non divenne mai imperatore in quanto morì poco prima del padre. Ebbe un figlio, Lucio Vero, che venne a sua volta adottato insieme a Marco Aurelio dall’imperatore Antonino Pio.

Pochissimi esemplari di questa moneta sono attualmente noti in collezioni pubbliche: uno al Museo Archeologico Nazionale di Napoli e uno al Museo Archeologico Nazionale di Roma, due esemplari nella Collezione Piancastelli di Forlì, un esemplare all’Hunterian Museum di Glasgow e uno al British Museum di Londra. Sul mercato antiquario è stato possibile reperire un solo esemplare da Stack’s Coin Galleries, 21/02/2007, lot. 209 (lo stesso esitato poi il 18/12/2007, lot. 399).

 

Trattasi di una moneta che, per la sua importanza storica e conservativa, è stata dichiarata di interesse culturale dalla Soprintendenza Archeologica per la Città Metropolitana di Milano con decreto n. 10207 del 29/08/2013.

 

Stima   € 15.000 / 20.000
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GAFFURIO, Franchino. Franchini Gafurii Laudensis regii musici publice profitentis: delubrique Mediolanensis phonasci De harmonia musicorum instrumentorum opus. (Impressum Mediolani, per Gotardum Pontanum calcographum, die XXVII nouembris 1518).

In folio (276 x 204 mm). [iv] c [ii] carte. Segnatura a4 A-M8 N6. Completo. Ritratto xilografico dell’autore sul frontespizio, stemma di Jean Grolier alla carta a4v, seguita da dedica a lui alla carta successiva, grandi iniziali xilografiche figurate, grande xilografia al verso dell’ultima carta, raffigurante un suonatore d’organo e la marca tipografica di Gottardo da Ponte. Numerosissimi esempi e schemi musicali in xilografia, talvolta a piena pagina. Ex libris di C. W. Dyson Perrins e di Otto Schäfer. Legatura in marocchino color mattone scuro di Douglas Cockerell, datata “1900”, piccola losanga floreale al centro dei piatti entro due cornici concentriche decorate a secco e con piccole stelle dorate a sei punti agli angoli, titoli in oro al piatto anteriore, dorso a nervi con scomparti decorati a secco, tagli dorati. Conservato entro custodia in mezzo marocchino mattone scuro e tela, titoli al dorso. Frontespizio un po’ polveroso, piccola macchia al verso, qualche fascicolo pallidamente brunito, angoli della legatura leggerissimamente ammaccati, ma nel complesso copia molto buona.

                     RARA PRIMA EDIZIONE, CON ILLUSTRE PROVENIENZA, IN LEGATURA FIRMATA, dell’ultimo dei tre importanti trattati musicali scritti da Franchino Gaffurio (1451-1522). Terminato nel 1500, revisionato nel 1514, e stampato per la prima volta nel 1518, il De harmonia musicorum instrumentorum riassume la filosofia musicale elaborata da Gaffurio nel corso della sua vita, e soprattutto a partire dalle traduzioni dal greco di importanti testi antichi che egli stesso aveva commissionato. Nella teoria musicale greca, Gaffurio cercò di ritrovare le radici della musica del suo tempo, a partire dalle quali sviluppò una cosmologia di stampo neoplatonico che prevedeva la presenza di un unico principio ordinatore matematico alla base sia dell’armonia musicale, sia di quella universale, e che quindi attestava l’esistenza di una “anima mundi” strutturata armonicamente. Il De harmonia fu alla base della ripresa di un’accesa polemica iniziata nel 1489 con Giovanni Spataro, discepolo di Bartolomé Ramos de Pareja, condotta con scambi di epistole e libelli. La presente copia proviene dalle collezioni Dyson Perrins e Schäfer. Charles William Dyson Perrins (1864-1958), uomo d’affari, bibliofilo e filantropo inglese, accumulò una delle più importanti raccolte di libri al mondo, poi dispersi in una serie di aste presso la Sotheby’s a Londra nel 1946 e nel 1947, e dopo la sua morte in tre vendite tra il 1958 e il 1960. Otto Schäfer (1912-2000), industriale tedesco e bibliofilo, è stato uno dei più grandi collezionisti di libri della seconda metà del XX secolo. Il Douglas Bennett Cockerell (1870-1945) è stato uno dei più importanti legatori inglesi attivi nella prima metà del XX secolo.

 

RARE FIRST EDITION, WITH ILLUSTRIOUS PROVENANCE, IN A BINDING BY DOUGLAS COCKERELL, of the last of the three important musical treatises written by Franchino Gaffurio. Detailed description and additional images upon request.

 

Stima   € 15.000 / 18.000
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MANTOVA. FEDERICO II GONZAGA MARCHESE (1519-1530) DOPPIO DUCATO

Au gr. 6,90 D/ FEDRICVS II M MANTVAE Testa barbuta a s. R/ FIDES Il monte Olimpo le cui pendici sono solcate da una strada a spirale; ai lati del monte, alberi e cespugli e, sulla sommità, un'ara. CNI 2; Ex Nummis Historia VII, tav. V, 134; MIR 442.

Rarissima. Sbalorditivo ritratto di finissima fattura. Il più bell’esemplare apparso in una vendita pubblica, SPL

MANTUA. FEDERICO II GONZAGA MARCHESE (1519-1530) DOUBLE DUCATO Au gr. 6,90.  Beautiful portrait of fine workmanship. The most beautiful specimen appeared in a public sale, EF

 

L’impresa ufficiale di Federico II, scelta nella rappresentazione del suo rovescio, mostra il monte Olimpo che, percorso da un sentiero a spirale in ascesa e sovrastato da un'ara bianca che incornicia un tronchetto nodoso il cui significato rimane oscuro, emerge da una fitta boscaglia. Il motto (anima) dell’impresa, ben visibile sulla sommità dell'ara in cima al monte, recita in lingua latina "FIDES" ("fede", "fedeltà"), ignorando però parte del motto stesso: infatti l'anima di questa impresa è composta da due parole, una in latino,"FIDES" appunto, ed una in greco, "OLYMPOS" ("Olimpo") in caratteri greci. L'emblema è connotato da una forte valenza religiosa: la montagna infatti, simile a potente ed inespugnabile fortezza, è di per sé considerata come punto di unione tra la terra e il cielo, dimora degli dei e punto di arrivo dell'ascensione dell'uomo, e pertanto costituisce insieme simbolo di sicurezza e trascendenza. Anche l'altare che compare sulla cima del monte è in stretta relazione con il tema del sacrificio. L'ascesa all'ara divina diventa privilegio dei principi magnanimi e sapienti che sono i soli in grado di risalire la china del monte, simbolo della gerarchia piramidale dei regni e delle virtù. Con questo emblema Federico desidera dunque trasmettere l'importanza della costanza della fede: come sul monte Olimpo, risparmiato da qualsiasi perturbazione atmosferica, le ceneri del sacrificio agli dei permangono immutabili, così il cavaliere deve conservare e dimostrare la propria fede nei confronti del suo signore. Questo tema è anche ricorrente in numerosi ambienti di Palazzo Te a Mantova, a testimonianza della sua centralità nella sfera ufficiale della vita del Duca.

 

Stima   € 10.000 / 20.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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Stima   € 10.000 / 12.000
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BECCARIA, Cesare. Dei delitti e delle pene. [Livorno, Tipografia Coltellini], 1764.

In 4to piccolo (187 x 128 mm). 104 pp. Fregio tipografico al frontespizio e all’inizio del testo. Cartonato marmorizzato, tagli rossi. Esemplare assolutamente completo della prima tiratura senza l’errata: “Solo in pochissimi esemplari viene aggiunto con ritardo, probabilmente dietro rimostranze dell’autore, un foglietto con l’emendazione dei 21 errori più importanti” (L. Firpo, Contributo alla bibliografia del Beccaria, Torino, 1966, p. 337). Margine esterno rifilato, tenui fioriture occasionali, ma nel complesso copia molto buona.

                     CELEBRE PRIMA EDIZIONE di uno dei “MOST INFLUENTIAL BOOKS IN THE WHOLE HISTORY OF CRIMINOLOGY […] Beccaria maintained that the gravity of the crime should be measured by its injury to society and that the penalties should be related to this. The prevention of the crime he held to be of greater importance than its punishment […] He denounced the use of torture and secret judicial proceedings. He opposed capital punishment, which should be replaced by life imprisonment; […] and the conditions in prisons should be radically improved. […] These ideas have now become so commonplace that is difficult to appreciate their revolutionary impact at the time.” (PMM 209). L’opera ebbe un successo immediato: a questa seguirono altre sei edizioni in meno di due anni, e fu poi tradotta in 22 lingue. Nonno materno di Alessandro Manzoni, Cesare Beccaria (1738-1794) è considerato uno dei padri fondatori della teoria classica del diritto penale e della criminologia di scuola liberale. I suoi principi vennero presto incorporati nei codici penali delle società più progredite e ispirarono tra gli altri il codice penale voluto dal granduca Pietro Leopoldo di Toscana, ed i Padri fondatori degli Stati Uniti d’America nella stesura di parte della costituzione statunitense.

 

CELEBRATED FIRST EDITION, FIRST PRINTING, “of one of the MOST INFLUENTIAL BOOKS IN THE WHOLE HISTORY OF CRIMINOLOGY […] Beccaria maintained that the gravity of the crime should be measured by its injury to society and that the penalties should be related to this. The prevention of the crime he held to be of greater importance than its punishment […] He denounced the use of torture and secret judicial proceedings. He opposed capital punishment, which should be replaced by life imprisonment; […] and the conditions in prisons should be radically improved. […] These ideas have now become so commonplace that is difficult to appreciate their revolutionary impact at the time.” (PMM 209). Detailed description and additional images upon request.

 

Stima   € 7.000 / 9.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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CARTE LEOPARDIANE

Il "Frammento di Bozza di Lettera al Padre Monaldo" è stato ritirato

Bell’insieme di documenti relativi a Giacomo Leopardi, provenienti dalla collezione del Professor Emilio Costa (1866-1926), giurista e professore di storia del diritto romano a Parma e a Bologna, nonché studioso di letteratura, e in particolare di Giacomo Leopardi. Scrisse tra l’altro Lettere di Paolina Leopardi a Marianna Brighenti pubblicate da Emilio Costa, Parma, Luigi Battei, 1887, e Lettere inedite di Giacomo Leopardi e di altri a’ suoi parenti e a lui per cura di Emilio Costa, Clemente Benedettucci e Camillo Antona-Traversi, Città di Castello, S. Lapi, 1888, che si allegano al lotto.

 

LEOPARDI, Giacomo (1798-1837)

 

Lettera autografa firmata in 16mo, scritta una pagina, datata venerdì 4 novembre e indirizzata al Marchese Giuseppe Melchiorri, residente in “Via Palombella / Palazzo Melchiorri” con il quale Leopardi si scusa per non essere riuscito a vederlo la sera prima “a cagion del tempo” e al quale spiega di avere deciso “di restare in questa casa per evitar l’incomodo de’ traslocamenti; mutando però le stanze e l’ingresso, e scemando la pigione […]. Questa sera, se posso, ci rivedremo. Addio Addio”. La lettera reca alla terza facciata una dichiarazione di autenticità del Melchiorri stesso (“Il presente biglietto dal mio ottimo cugino Conte Giacomo Leopardi è tutto di suo carattere”), scritta il 3 marzo 1849. Giuseppe Melchiorri (1796-1855) era il figlio di Fernandina Leopardi, sorella di Monaldo, e quindi cugino di Giacomo. Intrattenne con lui una fitta corrispondenza tra il 1822 e il 1832.

 

Frammento autografo di bozza di lettera al padre Monaldo (non datato, ma la lettera, ben nota, fu scritta a Pisa il 24 dicembre 1827): “Le dico / dunque e le protesto con tutta la possibile verità, innanzi a Dio, che io l’amo tanto teneramen / te quanto è o fu mai possibile a figlio alcuno di amare il suo padre; che io conosco chia / rissimamente l’amore che Ella mi porta, e che a’ suoi benefizi e alla sua tenerezza io / sento una gratitudine tanto intima e viva, quanto può mai essere gratitudine umana; che / darei volentieri a Lei tutto il mio sangue, non per solo sentimento di dovere, ma di amore, o / in altri termini, non per sola riflessione, ma per efficacissimo sentimento.” Minime tracce del tempo.

(2)

 

LEOPARDI, Paolina (1800-1869)

 

Annuncio della morte del fratello Giacomo all’amica Marianna Brighenti (1808-1883), conservato tra due vetri e incorniciato. Lunga lettera autografa in 8vo, scritte 4 pp., su carta con sigillo, datata “Recanati, 1 luglio 1837, indirizzata a “A Madame Marianna Brighenti / prima donna au Théâtre Royal de Madrid”: “Piangendo e delirando pel dolore vengo a gittarmi / tra le tue braccia, o Marianna mia […]” Cfr. Emilio Costa, Lettere di Paolina Leopardi a Marianna Brighenti, pp. 188-191. Paolina Leopardi iniziò a scrivere a Marianna Brighenti il 21 ottobre 1829, “per incarico dello stesso fratello Giacomo, […] per chiedere notizie della famiglia, cordialmente amata da Giacomo: fu questo l’inizio di un lungo, interessante carteggio (le lettere più importanti sono quelle scritte dal 1830 al 1840), nutrito d’affetto e di comprensione, al quale presto prese parte anche Anna Brighenti. Dal 1829 al 1869, anno della morte di Paolina, l’amicizia della B. con la sorella del Leopardi durò inalterata e fu di scambievole aiuto e conforto.” (Treccani) La lettera presenta solo una piccola mancanza semicircolare (senza perdite di testo) lungo il margine esterno, laddove esso era chiuso dal sigillo tondo.

 

Quindici lettere in 8vo a Marianna Brighenti e una a suo padre Pietro Brighenti (1775-1848). Le 15 lettere sono su carte di colore diverso, datate dal 1842 al 1847 circa (quella a Pietro Brighenti 21 aprile 1846), ma molte senza data, alcune con timbro a secco “Bath” in alto a sinistra, e indirizzate a Marianna Brighenti a Modena, Forlì, Pisa, Bologna e Modena per Vignola. Sono missive lunghe e fitte, per un totale di circa 50 pagine scritte, con contenuti di notevole interesse storico, essendo presenti riferimenti alla situazione anche politica dell’epoca. Minime tracce del tempo. Cfr. l’allegato Emilio Costa, Lettere di Paolina Leopardi a Marianna Brighenti, 1887.

 

Piccolo ritratto fotografico di Paolina montato su cartoncino bordato di rosso (104 x 63 mm) a firma Carlo Grolli, Parma, con scritta al verso in inchiostro blu “Recanati 27 novembre 1886 / Questa copia fu tratta vera / mente dall’originale da / me posseduto. P. Leopardi”, seguita da note G. Leopardi Jun. e del Professor Emilio Costa.

(1 quadretto, 16 lettere, 1 fotografia, 1 libro)

 

 

BRIGHENTI, Pietro (1775-1848)

 

Parte di Copia del Carteggio / di Giacomo Leopardi coll’Avv. P. Brighenti. / La copia è di mano dello stesso Brighenti.” 2 quaderni in 4to di 25 e 24 carte, contenenti copie di lettere di Leopardi datate dal 21 settembre 1818 al 9 febbraio 1827. La corrispondenza documenta lo sviluppo del rapporto tra Leopardi e Brighenti, chiamato “Stimatissimo Signore” all’inizio e “Mio caro” nelle lettere finali. Il copialettere si interrompe lasciando supporre che esso comprendesse altri quaderni. Minime tracce del tempo.

(2 quaderni)

 

LEOPARDI, Monaldo (1776-1847)

 

Due lettere autografe firmate, in 4to grande, all’avvocato Pietro Brighenti, la prima datata “Recanati li 9 aprile 1820”, scritte 3 pagine (un po’ sciupate ai margini), la seconda datata “Recanati 27 maggio 1820”, scritta fronte e retro. Nelle due missive, Monaldo parla in modo accorato del figlio Giacomo, e del difficile rapporto con lui: “Il Figlio si è ostinato nel più rigoroso silenzio. Bramoso di stimarlo quanto lo amo, mi guarderò dal minorarlo nel cuor e nella opinione altrui. In ogni modo io gli aveva disapprovata le Canzoni Sull’Italia e Dante, e vietato il pubblicare quella sulla Donna morta. Il giudizio e gli ordini miei dovevano rispettarsi da lui, e li suoi tentativi furono un delitto.” Cfr. Lettere inedite di Giacomo Leopardi e di altri a’ suoi parenti e a lui per cura di Emilio Costa, Clemente Benedettucci e Camillo Antona-Traversi, Città di Castello, S. Lapi, 1888, pp. 165-167 e pp. 207-208.

(2)

 

VIANI, Prospero (1812-1892)

 

Quattro lettere autografe firmate in 8vo a Marianna Brighenti, scritte da Roma tra il gennaio e l’aprile 1882, tre su carta intestata “R. Liceo-Ginnasio Umberto I”, in tutto 12 pp. scritte. Viani, studioso della corrispondenza leopardiana, insiste affinché la Brighenti gli parli del suo rapporto con Giacomo e gli consegni eventuali lettere. “Marianna dite la verità: è vero che Giacomo Leopardi fu innamorato di voi, e che voi ne possedete lettere amorose? […] Ditemi, cara la verità, e se avete lettere, non le stracciate.” La missiva successiva lascia intendere un drastico tentativo di discolpa da parte della Brighenti, alla quale Viani risponde “Credo a quanto scrivete del povero Leopardi. Ma, se fosse stato vero, che male vi sarebbe stato per lui e per voi? Io ve ne scrissi appunto per appurare la verità; ed ora farò sapere a chi lo diceva che nulla v’è di vero. Tranquillatevi: la cosa finisce qui.” Viani chiede poi copia dell’unica lettera di Leopardi in possesso della Brighenti, che non se ne vuole assolutamente separare. Nella lettera successiva, Viani torna sull’argomento e tranquillizza la Brighenti sul di lei rapporto con Leopardi: “sappiate che a quest’ora il nipote di lui conosce l’inesattezza del fatto. Egli è per altro un gran minchione”. Si scopre nella quarta missiva che la Brighenti ha perso la lettera di Leopardi, ma Viani insiste ancora “cercate la Leopardiana, cercatela se volete che io voli a Modena”.

(4)

 

LEOPARDI, Carlo (1799-1878)

 

Due brevi lettere autografe firmate all’avvocato Pietro Brighenti, ciascuna di 1 p. in 4to, entrambe scritte da Ancona nel novembre 1845, in cui parla di libri (tra cui un “Florilegio di eloquenza”). Carlo era fratello di Giacomo.

(2)

 

LEOPARDI, Pietro (ie Pierfrancesco, 1813-1851)

 

Lettera autografa firmata al letterato fermano Francesco Papalini, 1 p. in 8vo, datata “Recanati 25 aprile 1846”, in cui si lamenta di non aver ricevuto la sua “Arena Picena”. Minime tracce del tempo.

(1)

 

BRIGHENTI Marianna e Anna (m. 1881)

 

Sedici lettere in 8vo alla Marchesa Marianna Bulgarini Campori, di cui 10 di Marianna, 1867-68 e 6 firmate Anna e Marianna, 1866-67, più 2 lettere ad un signore. Minime tracce del tempo.

(16)

 

[SI AGGIUNGONO:] Due lettere di personalità storiche vicine al Leopardi: MAI, Angelo (1782-1854). Lettera autografa firmata in 4to di una pagina, datata “Roma 9 aprile 1853”. Carlo PEPOLI, Carlo (1796-1881). Lettera autografa firmata di una pagina in 4to, datata 2 dicembre 1825, al Conte Leopoldo Armaroli (sciupata).

(2)

 

[SI AGGIUNGONO:] Varie lettere indirizzate al Professor Emilio Costa da membri della famiglia Leopardi e da vari studiosi, tra cui: LEOPARDI, Giacomo Juniore. Tre lettere autografe firmate, 1886-1888, con buste. LEOPARDI, Teresa. Quattro lettere autografe firmate, 1886-1887, con le minute di risposta alla mittente da parte di Costa, e corredate per lo più di buste, un biglietto firmato “Sofia Leopardi”.

 

A vast ensemble of original handwritten material relating to Giacomo Leopardi, from the collection of Professor Emlio Costa. Detailed description and additional images upon request.

 

Stima   € 6.000 / 8.000
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(Araldica - Illustrati 500 - Germania) KÖBEL, Jacob - KALLENBERG, Jacob. Wapen. Des heyligen Römischen Reichs Teutscher nation […]. (Franckfurth am Main, Cyriacus Jacob, 1545). [RILEGATO CON:] FRONSBERGER, Leonhardt. Besatzung. Ein kurtzer Bericht, wie Stätt, Schlösser oder Flecken […]. Franckfurt am Mayn, (Feyerabend und Hüter), 1564.

In folio (292 x 200 mm). Wapen: [86] carte contenenti [144] xilografie a piena pagina. Frontespizio in rosso e nero con grande stemma imperiale inciso su legno, carattere gotico, marca tipografica al recto dell’ultima carta. Besatzung: xvi [i] carte. Grande xilografia con cavalieri e armi al frontespizio, vignette xilografiche nel testo e al recto dell’ultima carta, carattere gotico. Piena pelle coeva decorata a secco da una serie di cornici concentriche ai piatti che includono piccole figure di santi e angeli, testine, scudi e altri elementi decorativi, resti di lacci, tagli spruzzati d’azzurro (sbiadito in punti). Firma d’appartenenza “L. Vogel” al contropiatto anteriore, con altre più antiche provenienze, indice delle città tedesche presenti nell’opera scritta da antica mano e applicata al piatto posteriore. Piatto anteriore staccato e altri difetti alla legatura (tutti restaurabili), frontespizio della prima opera molto sciupato ai margini, pallide macchie occasionali ai margini, pallida gora al margine esterno della seconda opera, ma nel complesso buona copia genuina.

                     RARISSIMA PRIMA EDIZIONE, IN LEGATURA COEVA, APPARTENUTA AL PITTORE SVIZZERO LUDWIG VOGEL. Straordinario libro illustrato che ritrae le bandiere dei principi e delle città del Sacro Romano Impero, sventagliate da pittoreschi guerrieri in abiti dell’epoca e con paesaggi cittadini e rurali sullo sfondo (talora realistici, come nel caso di Strasburgo, dove si intravvede la cattedrale). Le xilografie sono spesso firmate “IK”, ragione per cui l’opera è da sempre erroneamente attribuita a Jacob Köbel, mentre di recente si è ritenuto più probabile che esse siano invece opera del pittore e xilografo svizzero Jacob Kallenberg (1500-1565). Svizzero era sicuramente uno degli ultimi proprietari di questa particolare copia, Ludwig Vogel (1788-1879), noto pittore di quadri a carattere storico, dedicati soprattutto alla storia della Svizzera, nei quali spesso compaiono personaggi in costume che sventolano stendardi - il che lascia supporre che questo libro gli sia stato d’ispirazione per i suoi dipinti. Vogel “Fu uno dei più importanti pittori storici sviz., il più celebre del suo tempo, anche perché molte delle sue opere, tra cui I Conf. davanti al cadavere di Arnold Winkelried e Il tiro alla mela di Guglielmo Tell, furono riprodotte in stampa e fotografia ed ebbero un’ampia diffusione.” (Dizionario Storico della Svizzera)

 

EXTREMELY RARE FIRST EDITION, of this extraordinary book illustrated with 144 woodcuts depicting picturesque warriors holding the flags of the princes and towns of the Holy Roman Empire. The copy of the Swiss history painter Ludwig Vogel, in a contemporary blind-decorated binding. Complete, but binding worn. Detailed and additional images upon request.

 

Stima   € 4.000 / 8.000
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(America) RAYNAL, Guillaume-Thomas. Storia dell’America settentrionale del signor ab. Raynal continuata fino all’anno presente, nella quale si descrive la Guerra civile tra la Gran Bretagna e le Colonie Unite. Venezia, Antonio Zatta, 1778. [CON:] RAYNAL, Guillaume-Thomas. Storia dell’America settentrionale in continuazione di quella del signor ab. Raynal fino alla primavera del 1779. Nella quale, oltre alla guerra civile tra la Gran Brettagna e le Colonie Unite, si descrive anche quella tra la prima e la Francia. Tomo II. Venezia, dalle stampe di Antonio Zatta, 1779.

2 vol. in folio (il primo: 418 x 277 mm, il secondo: 422 x 270 mm). Vol. 1: xviii 124 pp. + [ii] xi [ii] mappe calcografiche colorate a mano e montate su brachette + 6 pp. di “Catalogo dei Signori Associati”. Vol. 2: [ii] 62 pp. Vignetta calcografica ai frontespizi, testatina ed iniziale calcografica nel primo volume, testo su due colonne. Cartonato flessibile coevo, tracce di tassello cartaceo al dorso del primo volume, che è un po’ sciolto, ha una pallida macchia al margine inferiore dell’ultimo fascicolo e altre piccole tracce del tempo. Il secondo volume ha il frontespizio e l’ultima carta privi delle rispettive carte coniugate, ma non ci sono mancanze nel testo. Buona copia genuina.

                     RARA PRIMA EDIZIONE ITALIANA di questo importante atlante, completo delle sue 15 mappe colorate a mano, che costituiscono l’interpretazione con correzioni fatta da Zatta della famosa carta geografica degli Stati Uniti disegnata da John Mitchell nel 1755 (come spiega Zatta nell’“Avvertimento dell’Editore”). Il frontespizio decorativo con una mappa interna delle Bermuda è seguito da una mappa generale delle tredici colonie, da 11 fogli che dettagliano territori in Canada e possedimenti britannici e francesi (inclusa la Giamaica), ed infine una mappa delle “Isole di Terra Nuova e Capo Breton”, e una della “Baja d’Hudson, Terra di Labrador, e Groenlandia con le isole adiacenti”. Le mappe furono successivamente incluse da Zatta nel suo celebre Atlante novissimo. Questa edizione non è da confondere con quella in tre volumi, pubblicata da Zatta negli stessi anni: si veda su SBN il record “IT\ICCU\PARE\018084” (meno completo della nostra copia).

(2 volumi)

 

RARE FIRST ITALIAN EDITION of this important atlas, complete with its 15 hand-coloured maps, which constitute Zatta’s interpretation with corrections of the famous Mitchell Map of 1755. Detailed description and additional images upon request.

 

 

Stima   € 4.000 / 6.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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SEI MATTONELLE E DICIOTTO FRAMMENTI, ANDREA DELLA ROBBIA, 1500 CIRCA

in maiolica smaltata e dipinta in policromia con blu di cobalto, in bruno di manganese e giallo, alcune con nervature a rilievo e alcune con un lato lungo rialzato. Queste piastrelle murali facevano parte di un complesso apparato decorativo maiolicato realizzato per la Cappella del Latte collocata all’interno della Chiesa di San Lorenzo a Montevarchi (Arezzo). Le mattonelle, di grosso spessore, sono realizzate con una terracotta bianco grigiastra ricoperta da uno smalto bianco latte abbellito con un motivo di chiara ispirazione islamica, che prevede l’accostamento dei motivi a fiori pluripetalo e foglie dentellate a formare una complessa decorazione, con chiaro richiamo agli ornati delle stoffe coeve utilizzate architettonicamente a guisa di tendaggi. Tale rivestimento era stato commissionato alla bottega di Andrea della Robbia dalla locale Fraternità del Sacro Latte per adornare la cappella dedicata appunto alla reliquia del Sacro Latte della Vergine, oggetto di culto popolare a partire dal secolo XIII. Un fregio, sempre opera della bottega di Andrea della Robbia e ora conservato al locale Museo di Arte Sacra, testimonia l’arrivo della reliquia a Montevarchi. Le mattonelle intere cm. 32x17, cm 32x16, cm 32x15, cm 32x14, cm 32x10 e cm 32x7; tutte spessore cm 4 circa (complessivamente 24 elementi)

 

A GROUP OF SIX TILES AND EIGHTEEN FRAGMENTS, ANDREA DELLA ROBBIA, CIRCA 1550

 

Esposizioni

I Della Robbia e l’arte nuova della scultura invetriata, Fiesole, Basilica di Sant’Alessandro, 29 maggio – 1 novembre 1998

 

Bibliografia

G. Gentilini (a cura di), I Della Robbia e l’arte nuova della scultura invetriata, Firenze 1988, pp. 245-247 n. II.43

Stima   € 4.000 / 6.000
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PIATTO, FAENZA, FINE SECOLO XV-INIZI XVI

in maiolica decorata con blu di cobalto, giallo, giallo arancio e verde ramina. Il piatto presenta la caratteristica forma con ampia svasatura e cavetto profondo separato dalla tesa da un gradino smussato, la tesa orizzontale e terminante in un orlo arrotondato. Il retro, privo di piede, ha un appoggio appena incavato. Al centro della composizione un giovane paggio è ritratto di profilo, rivolto a sinistra, con i capelli lunghi ricadenti sulle spalle e trattenute da una fascia, vestito di un giustacuore ricamato; il profilo ombreggiato e inserito in un medaglione riempito da puntinature. Tutto intorno si sviluppa un ornato a cornici concentriche decorate da motivi a embricazioni, a crocette, spirali concentriche, perlinature, ornati a nodo e a dente di lupo con campiture riempite da puntinature.Il piatto costituisce un valido esempio della produzione tardo quattrocentesca a Faenza e ben s’inserisce nella vasta famiglia delle “Belle” che, talvolta propone, al centro della composizione, un ritratto maschile. Il retro è decorato con filettature concentriche, note comunemente come motivo “a calza” nei colori giallo ocra e blu. Alt. cm 4,5, diam. cm 27,5, diam. piede cm 9,5.

 

A DISH, FAENZA, LATE 15TH - EARLY 16TH CENTURY

 

Bibliografia di confronto

R. Casadio, Maioliche faentine dall’Arcaico al Rinascimento, Faenza 1985, pp. 48-49;

C. Ravanelli Guidotti, Thesaurus di opere della tradizione di Faenza, Faenza 1988, pp. 236-250

 

 

Stima   € 4.000 / 6.000
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(Roma - Architettura - Illustrati 700) FALDA, Giovan Battista. Le fontane di Roma nelle piazze, e luoghi publici della città, con li loro prospetti, come sono al presente. Disegnate et intagliate da Gio. Battista Falda. […]. Libro primo. [RILEGATO CON:] Le fontane delle ville di Frascati, nel Tusculano, con li loro prospetti, parte seconda, disegnate et intagliate da Gio. Battista Falda. [RILEGATO CON:] Le fontane ne’ palazzi e ne’ giardini di Roma con li loro prospetti et ornamenti. Disegnate ed intagliate da Gio. Francesco Venturini. Parte terza. [RILEGATO CON:] Le fontane del giardino estense in Tivoli con li loro prospetti, e vedute della cascata del fiume Aniene. Disegnate et intagliate da Gio. Francesco Venturini. Parte quarta. Roma, Gio. Giacomo De Rossi, [1691].

In folio oblungo (276 x 408 mm), diviso in 4 parti con 33, 18, 28 e 28 tavole calcografiche, di cui due ripiegate. Mezzo vitellino marezzato coevo con angoli, piatti marmorizzati, dorso con 5 nervi e 6 scomparti, il secondo con tassello con titoli dorati, gli altri con decorazioni floreali in oro, tagli spruzzati di rosso. Qualche occasionale macchietta marginale, due tavole pallidamente fiorite e due con il margine superiore corto, strappetto all’attaccatura di una delle tavole ripiegate, ma per il resto copia molto buona.

                     BELLISSIMO ESEMPLARE COMPLETO di uno dei più spettacolari libri illustrati del Settecento, interamente dedicato alle fontane di Roma e dintorni, ritratte in oltre cento tavole calcografiche finemente incise e in fresca impressione. Il primo libro è dedicato dall’editore ad Agostino Chigi, principe di Farnese, e illustra le fontane romane, fornendo in calce indicazioni relative al luogo dove si trovano e all’architetto che le ha progettate; le fontane sono raffigurate nel contesto urbano dell’epoca e quindi le vedute offrono scorci di una Roma settecentesca perduta: manca ad esempio la celeberrima scalinata a Trinità dei Monti, costruita una trentina di anni dopo, nel 1725. La seconda parte è dedicata al Cardinale Giovanni Francesco Negroni e illustra fontane in spettacolari giardini. La terza parte, dedicata a Papa Innocenzo XI, illustra le fontane nascoste nei giardini pontifici e in quelle delle grandi famiglie romane. La quarta parte, dedicata a Francesco II Duca di Parma, è tutta dedicata a Tivoli, e contiene straordinarie tavole scenografiche.

 

BEAUTIFUL COPY, COMPLETE WITH ITS 4 PARTS, of one of the most spectacular illustrated books of the 18the century. Detailed description and additional images upon request.

 

Stima   € 3.500 / 6.500
Aggiudicazione:  Registrazione
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(Ravenna - Romagna - Illustrati 700) CORONELLI, Vincenzo. Ravenna ricercata, antico-moderna, accresciuta di memorie, ed ornata di copiose figure. [Venezia, 1708]. [RILEGATO CON:] La Romagna provincia dello Stato ecclesiastico. [Venezia, Convento dei Frari, ca. 1708].

In 4to oblungo (190 x 270 mm), in 2 parti. Ravenna: [16] carte con testo su due colonne contrassegnate dalla A alla Q inframezzate a [65] tavole calcografiche così distribuite: antiporta allegorica, occhiello “Ravenna ricercata”, frontespizio, stemma cardinalizio con dedica “All’eminentissimo prencipe il s. cardinale Filippo A. Gualterio”, suo ritratto ripiegato, grande carta ripiegata del “Territorio di Ravenna”, e 59 tavole di vedute, monumenti e piante (inclusa una tavola di blasoni ravennati, una mappa ripiegata di Ravenna e un grande ritratto ripiegato di padre Antonio Pacino). Romagna: [1] carta di testo e [20] tavole calcografiche così distribuite: occhiello, frontespizio e 18 tavole tra cui una grande mappa ripiegata del territorio di Forlì, una grande pianta ripiegata di Forlì, una mappa ripiegata del territorio di Imola, vedute di Cesena, Faenza, Rimini, Imola, e altri territori, blasoni. Pergamena coeva rimontata e restaurata agli angoli (sguardie rinnovate), con “Rauen. ricercata” manoscritto al dorso. Restauro al margine interno e inferiore di tutte le carte (senza perdite), altri occasionali restauri, un paio di tavole rifilate al margine esterno.

                     RARISSIME PRIME EDIZIONI di due opere importanti e ricercate, COMPLETE con le grandi tavole ripiegate spesso assenti, ovvero la mappa con il territorio e la città Ravenna, la mappa del territorio di Forlì, e la pianta di Forlì.

 

EXTREMELY RARE FIRST EDITIONS of two important and sought after works, COMPLETE with the often lacking large folding-out plates, i.e. the map with the territory and the town of Ravenna, the map of the territory of Forlì, and the map of the town of Forlì. Detailed description and additional images upon request.

 

Stima   € 3.500 / 4.500
Aggiudicazione:  Registrazione
1 - 30  di 703 LOTTI