Archeologia

Archeologia

Asta

FIRENZE
Palazzo Ramirez-Montalvo

18 DICEMBRE 2019
ore 15.30

Esposizione

FIRENZE
Giovedì        12 dicembre   10-18
Venerdì        13 dicembre   10-18
Sabato         14 dicembre   10-18
Domenica    15 dicembre   10-18
Lunedì         16 dicembre   10-18

Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
info@pandolfini.it

Tutte le categorie

Visualizzazione tipo lista
Visualizzazione tipo griglia
121 - 150  di 212 LOTTI
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CRATERE

ATENE, SECONDO QUARTO V SECOLO a.C.

 

Cratere a colonnette a figure rosse, con orlo appiattito rovesciato nel suo tratto inferiore, collo troncoconico, corpo ovoidale, piede a doppio echino. Le anse verticali sono poste sulla spalla e si inseriscono sull’orlo mediante una placchetta. La decorazione figurata si pone entro riquadri metopali marginati ai lati da doppia fila di punti e superiormente da una fila di linguette. Il lato A è decorato con una scena di inseguimento. Al centro un giovane uomo, nudo, con il mantello sul braccio sinistro portato in avanti, con una coppia di lance nella destra e con il petaso sulla schiena. Il giovane si volge verso una figura femminile in fuga sul margine destro della scena. Questa, retrospiciente, è vestita di un peplo, porta un diadema sulla testa e solleva le braccia. Dietro al giovane è presente un’altra figura femminile con peplo, in

movimento, con la testa e il torso rivolti verso la figura centrale. Il lato B è decorato con tre figure maschili stanti. Gli uomini sono ammantati e con bastoni in mano. La decorazione secondaria consiste in palmette e corona di boccioli sull’orlo e sul collo e corona di raggi sul piede. Diam. orlo 32,6 cm; h.39,2 cm.

Questo grande cratere può essere ascritto alla produzione dei primi manieristi, ceramografi attivi nel secondo quarto del V secolo a.C. nel Kerameikos di Atene, che si ispiravano in età classica alla produzione precedente (su cui, concentrato più sulla fase avanzata del fenomeno T. Mannack, The Late Mannerists in Athenian Vase-Painting, Oxford 2001). La scena che compare sul lato A del vaso, rientra nelle pursuit scenes che sono ben attestate nell’iconografia vascolare del periodo. Analogie per la resa delle figure e per la composizione della scena con un vaso in collezione privata (Sotheby’s 22.5.89, 80, n.287 – BAD 44367) e con un cratere del Pittore di Efesto (Paris, Cabinet des Medailles: inv. G362 - Beazley, ARV 2 , p. 1115, n. 17).

 

Provenienza

Anglicana casa d’aste

 

La Soprintendenza di Firenze ha intenzione di dichiarare l’interesse archeologico particolarmente importante di questo lotto

 

Stima    7.000 / 9.000
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HYDRIA MONUMENTALE

PUGLIA, 350 - 330 a.C.

 

Hydria di grandi dimensioni con orlo svasato con labbro rovesciato, collo concavo, corpo ovoidale compresso con spalla accentuata, basso piede a tromba. Sotto la spalla, sul punto di massima espansione del vaso sono poste due anse orizzontali a sezione circolare. Un’ansa verticale è impostata sul retro fra orlo e spalla. La decorazione del vaso, molto elaborata, si dispone su tre registri, separati da teorie di linguette. Sul collo è un tralcio d’edera. Sulla spalla compaiono due grifoni che attaccano un cavallo. La scena principale, che occupa quasi tutto il corpo, è limitata inferiormente da un meandro alternato a motivi quadrangolari e mostra una figura femminile entro naiskos con colonne ioniche. La donna, seduta e volta verso destra, solleva un kantharos. Ai lati dell’edificio sono presenti un maschio nudo a destra,

con in mano un cestello e una donna a sinistra. Girali vegetali e viticci arricchiscono la scena. Il retro del vaso è totalmente coperto da una fitta trama di palmette. H. 52 cm

Più ancora della scena principale sul corpo del vaso, particolarmente significativa è la raffigurazione sulla spalla con grifoni all’attacco di un erbivoro. Soggetto questo ben noto nel repertorio iconografico apulo, si pensi allo straordinario sostegno in marmo da Ascoli Satriano, ma non comune nelle raffigurazioni vascolari (G. Sena Chiesa, a cura di, La collezione Lagioia. Una raccolta storica dalla Magna Grecia al Museo Archeologico di Milano, Milano 2004, p. 233, n. 173).

 

Provenienza

Kyros Melas, London (acquisto 11.03.1997)

Agenzia d’arte Apollo (acquisto 15.04.97)

Collezione privata

Stima    8.000 / 15.000
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LEBETE GAMICO

PUGLIA, 340 a.C. ca.

 

Lebete gamico apulo a figure rosse. Il vaso, dalla struttura particolarmente elaborata, presenta un corpo ovoidale molto compresso con spalla quasi appiattita e un basso piede campanulato. Sulla spalla si innestano due anse a ponte orizzontali sormontanti e con una costolatura centrale. Al centro delle anse e sulle spalle si innestano appendici fusiformi. Il coperchio del vaso, originale, è costituito da un elemento appiattito che solleva un altro lebete gamico miniaturistico, a sua volta munito di coperchio. Lato A: sulla spalla erote androgino ad ali spiegate, seduto sul suo mantello. Sul corpo figura femminile a torso nudo su di un cavallo rampante: è retrospiciente e si volge verso un erote androgino che le porge una corona di fiori. A terra si trova un volatile con ali sollevate. Lato B: sulla spalla figura femminile a torso nudo che solleva con la sinistra un’ampia phiale. Sul corpo due figure femminili ammantate si incontrano: una solleva con la sinistra una corona, l’altra tiene nelle mani una phiale e un’oinochoe. Il lebete gamico miniaturistico è decorato da una figura di civetta, posta fra due foglie di alloro. La decorazione secondaria consiste in palmette e girali vegetali sotto le anse, un kyma ad ovoli sotto la spalla e una teoria di meandri intervallati da croci decussate. H. 42,5 cm.

Il lebete gamico, vaso la cui peculiare forma è stata tradizionalmente associata alle cerimonie nuziali antiche, è decorato da scene connesse al mondo femminile. Questo vaso, di elevata qualità formale, rientra in un insieme di lebeti di grandi dimensioni, che presentano sul coperchio un’elaborata riproduzione miniaturistica della stessa forma vascolare, si vedano, ad esempio, i vasi a Edimburgo (NatMus. inv. 1881.44.23) e a Karlsruhe (Bad.Land. inv. B41). Lo stile, non lontano anche nelle decorazioni secondarie da quello di un esemplare a Tubinga (B. Rückert, CVA Tubingen 7, München 1997, pp. 20-21, tavv. 5-6), consente un’attribuzione alla cerchia del Pittore di Dario, uno dei principali ceramografi apuli: C. Aellen et alii (a cura di), Le peintre de Darius et son milieu, Genève 1986.

 

Provenienza

Collezione privata

Pandolfini 06.06.2002, lotto 240

Collezione privata

Stima    12.000 / 18.000
121 - 150  di 212 LOTTI