DIPINTI E SCULTURE DEL SECOLO XIX

26 NOVEMBRE 2019  
62

Gaetano Gigante

(Napoli 1770 - 1840)

BALLO DELLA ZEZA

olio su tela, cm 76x121

firmato in basso a destra

 

ZEZA DANCE

oil on canvas, 76x121 cm

signed lower right

 

La scena di carnevale, meglio identificabile col Ballo della Zeza, è una rara rappresentazione di una scena in costume popolare di un festeggiamento tipico del Carnevale della tradizione campana. L'usanza di festeggiare il carnevale col Ballo rimanda alla memoria delle più antiche commedie atellane (cfr. E. Bidera, Passeggiate per Napoli e contorni, Napoli 1844), esibizioni di strada con spettatori improvvisati da lazzari e gente del popolo. La scena è incentrata sui quattro personaggi in primo piano, vestiti in costume, tra i quali si riconosce la celebre maschera di Pulcinella (B. Croce, I teatri di Napoli, Napoli 1891). Nella Zeza i quattro personaggi hanno ruoli prestabiliti e ballano con passo ritmico cadenzato improvvisando una burla da offrire agli astanti. I protagonisti sono Pulcinella (padre), Zeza (la madre), che vorrebbe indurre a maritare la figlia Porzia e don Nicola, vestito da notaio che minaccia con un pistolone Pulcinella perché ostinato a non maritare la figlia. La recita andava svolgendosi tradizionalmente nelle quattro domeniche prima di carnevale, a partire dal 17 gennaio in poi (giorno dedicato a Sant'Antonio Abate) presentando caratteristiche differenti di ballo a seconda delle province dalle quali prendeva origine. Secondo gli approfondimenti di carattere antropologico avanzati da Roberto de Simone (A. Rossi - R. de Simone, Carnevale si chiama Vincenzo, Roma 1978), tale forma di commedia popolare presentava diverse varianti a seconda dei personaggi e dei costumi che risalivano alle tradizioni di provincia alle quali si lega il Carnevale nei secoli. La rappresentazione della Zeza si presenta come una scena fondata sul ballo dove l'esibizione teatrale improvvisata parte, tuttavia, dalle regole di un intreccio a forma di stella ed un ruolo attivo determinante è assegnato alla partecipazione improvvisata del popolo di strada. Gaetano Gigante è un artista di tradizione colta, non frequente sul mercato, attivo tra fine sec. XVIII e inizi sec. XIX, noto per le sue "bambocciate" di carattere popolare. L'opera più antica, a noi nota, firmata e datata, conservata alla Reggia di Caserta, è il Banchetto all'Albergo dei poveri alla presenza di Gioacchino Murat (1811), mentre la più celebre Festa popolare alla Madonna dell'Arco (Napoli, Museo di San Martino) risale al 1825. Altri dipinti più tardi, sempre con soggetti di feste di tradizione campana (Ritorno della Festa di San Paolino a Nola o Il ritorno dalla festa di San Gennaro a Pozzuoli), documentano la sua partecipazione alle esposizioni biennali borboniche nel 1833 e nel 1835. La pittura di Gaetano Gigante, padre del più celebre Giacinto, si contraddistingue per un linguaggio corsivo e semplice che traduce la tradizione delle scene di genere di fine Settecento, per intenderci alla Fedele Fischetti, in una versione popolare, attingendo al grande patrimonio antropologico delle feste campane, in una maniera realistica di notevole guizzo cromatico. Allievo di Giacinto Diano, Gigante senior risente della maniera tardo-settecentesca di Pietro Fabris e Alessandro d'Anna per la misura elegante della composizione scenica, non disgiunta da un'attenzione precipua alla tradizione scultorea presepiale di tradizione napoletana, di cui è ben nota la passione collezionista di famiglia (Sergio Ortolani, La pittura di paesaggio a Napoli e in Italia dal '600 all'800, a cura di Luisa Martorelli, Franco di Mauro ed., Napoli 2009). Il soggetto del Gigante, d’interesse così particolare, non ha precedenti. L’unica rappresentazione scenica della Zeza, nota a tutt’oggi, si riscontra in una versione, tuttavia molto diversa dalla nostra, di un piatto di maiolica napoletana di derivazione da una stampa del Seicento di Abraham Bosse (cfr. Guido Donatone, Maiolica napoletana del seicento, Napoli 1984, tav. 9). Sul retro del dipinto è visibile un’’etichetta con la scritta “M. De Baunly”, probabilmente il barone francese omonimo, primo tesoriere dell’’esercito napoleonico.

 Luisa Martorelli

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