Tesori Ritrovati Impressionisti e Capolavori Moderni da una raccolta privata

29 OTTOBRE 2019  
53

Giovanni Fattori

(Livorno 1825 - Firenze 1908)

 

PAESAGGIO (recto)

ALBERO SPOGLIO (verso)

matita nera su carta

mm 134x210

timbri a secco della Collezione G. Malesci in basso a sinistra

 

LANDSCAPE (recto)

BARE TREE (verso)

black chalk on paper

5 5/16 by 8 ¼ in

embossed stamps of the Collezione G. Malesci lower left

 

Provenienza

Collezione Giovanni Malesci

 

Nelle sue memorie autobiografiche, Giovanni Fattori ricordava che, fin da ragazzo, privo di mezzi di lavoro più costosi, aveva preso l’abitudine di osservare con scrupolo ciò che vedeva lungo il suo cammino e di annotarlo su piccoli taccuini tracciando, con mano ferma, appunti e impressioni. Produceva, così, disegni dal tratto nitido e pulito che lo avrebbero accompagnato per tutta la sua lunga e intensa vita. Pochi anni dopo la sua scomparsa Matteo Marangoni riconosceva nei disegni dell’artista macchiaiolo ≪la testimonianza forse più eloquente della sua delicata intimità≫, aggiungendo: ≪Bisogna vedere che cosa sono certi appunti di taccuino in cui il segno quasi non è più materia ma pura espressione, dove la mano ha registrato i più secreti e teneri moti dell’anima. Insieme a certe sue gemme e coloristiche essi ci dicono che il Fattori, sotto quella sua scorza maschia e rude, nascondeva le delicatezze di sentire da anima candida e delicata≫ (M. Marangoni, Impressioni sulla prima Biennale romana, “Il Convegno”, 1921). I disegni qui presentati sono il verso e il recto di uno di questi taccuini, provenienti dalla collezione dell’allievo prediletto ed erede di Fattori, Giovanni Malesci, come si evince dal timbro impresso sulla carta. Essi raffigurano un albero spoglio disegnato nel suo sviluppo verticale con lunghi e sottili rami privi di fogliame e, in orizzontale, il profilo di un paesaggio che ricorda le torri della fortezza livornese, città di origine del pittore, con una strada che passa tra i campi ai piedi della rocca.

 

In his autobiographical memoirs, Giovanni Fattori recalled that since his childhood, not having access to the more costly tools of his trade, he had formed the habit of scrupulously observing everything he saw along his path and jotting down notes and impressions with a sure hand in small notebooks. In this manner, he produced drawings with clear, clean lines which accompanied him throughout his long and full life. A few years after his death, Matteo Marangoni acknowledged that the drawings of this master Macchiaolo were perhaps the most eloquent testimony to his inner subtlety. And he added: «One must see certain of these notebook entries, in which the sign is almost no longer matter but rather pure expression, where the hand has recorded the most secret and tender stirrings of the soul for what they are. Together with his marvellous sketches and colour essays, they tell us that Fattori, underneath that masculine, coarse exterior, concealed the gentle sensibilities of a candid, delicate soul» (M. Marangoni, “Impressioni sulla prima Biennale romana: Giovanni Costa e Giovanni Fattori” in Il Convegno, II, 1921). The drawings presented here are the verso and recto of one of these notebook pages from the collection Fattori’s favourite pupil and heir, Giovanni Malesci, as is revealed by the stamp impressed on the paper. The pages portray a vertical elevation of the entire length of a tree with long, thin branches devoid of foliage and, horizontally, the profile of a landscape recalling the towers of the fortress of Livorno, the painter’s city of origin, and a road passing through the fields at the base of the stronghold.

Stima   800 / 1.200

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