Importanti maioliche rinascimentali

17 APRILE 2019  
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VASO A “BOMBOLA”, PALERMO, BOTTEGA PAOLO LAZZARO, 1620 CIRCA

in maiolica decorata in policromia con verde ramina, blu di cobalto molto sordo, rosso ferraccia, giallo antimonio, arancio cupo e bruno di manganese su smalto stannifero povero; alt. cm 35, diam. bocca cm 12, diam. piede cm 12,5

 

AN OVOID JAR, PALERMO, WORKSHOP OF PAOLO LAZZARO, CIRCA 1620

 

 

Il vaso ha la caratteristica forma definita a bombola con orlo piano, labbro estroflesso e collo alto cilindrico appena estroflesso che scende su una spalla arrotondata e collegata alla pancia, che ha forma ovoidale e si stringe in un calice rastremato terminante in un piede con base a disco estroflesso.

La decorazione presenta sul fronte la figura della Santa Vergine con il Bambino che tiene in mano un uccellino (cardellino?), racchiusa in un medaglione a mandorla circondato da alte fiamme, a loro volta contornate da una fascia blu sfumata che raccorda il decoro a una cornice baccellata, costituita da due volute combacianti. Il resto del corpo è ornato da un motivo a trofei a risparmio su fondo blu, con scudi, else di spade, faretre e strumenti musicali disegnati in grigio chiaro e colorati con ampie pennellate acquarellate di giallo: tra gli elementi spicca un’insegna con testa ferina. Un sottile tralcio continuo di foglie arricciate d’acanto su fondo arancio corre sulla spalla, mentre il collo e il calice del piede sono decorati con larghi tralci di foglie gialle delineate in arancio e accompagnate su fondo blu. Il collo e la parte del calice del piede sono decorati con una fascia a linee concentriche nei toni del giallo.

La tipologia decorativa di questo vaso ha le sue radici nella produzione faentina grazie a Geronimo Lazzaro, attivo a Palermo all’inizio del secolo XVII: il modello si diffuse nelle botteghe palermitane e in seguito in tutta l’isola. Gli atti notarili nelle botteghe palermitane registrano la presenza di opere decorate alla maniera di Faenza decorate “da mano maestra”.

La forma del vaso, ancora molto faentina, e le marcate influenze dalla città romagnola soprattutto nei decori secondari del collo e del piede, fanno pensare ad una forte influenza dei pittori faentini o comunque alla conoscenza del vasellame così frequentemente importato dalla città romagnola. Per decoro e forma riteniamo quest’opera databile al primo ventennio del secolo XVII.

L’albarello da farmacia del Museo di Arti Decorative del Castello Sforzesco di Milano ci pare vicino stilisticamente a questo esemplare, che è tuttavia più accurato nella realizzazione dei decori minori e dei trofei. (R. Ausenda, Musei e Gallerie di Milano. Museo d’Arti Applicate. Le ceramiche, II, Milano 2001, p. 302 n. 330).

Stima  € 4.000 / 6.000
Aggiudicazione:  Registrazione

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