Opere di eccezionale interesse storico-artistico

31 OTTOBRE 2018
Asta, 0285
1

Francesco Raibolini, detto il Francia

Stima
100.000 / 150.000
Aggiudicazione:  Registrazione

Francesco Raibolini, detto il Francia

(Bologna, 1450 – 1517)

MADONNA COL BAMBINO IN PIEDI SU UN PARAPETTO

olio su tavola, cm 64x48

 

Provenienza

Lucca, collezione Mansi;

 

Bibliografia

J. A. Crowe – G. B. Cavalcaselle, A History of Painting in North Italy, Londra 1871 (1912), p. 279, n. 1; G. Milanesi, note a G. Vasari, Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti…, Firenze 1878, III, p. 555; J. Cartwright, Mantegna and Francia, Londra 1881, p. 116; G. C. Williamson, Francesco Raibolini called Francia, Londra 1901, p. 151; G. Lipparini, Francesco Francia, Bergamo 1913, pp. 110, ssg; A. Venturi, Storia dell’Arte Italiana, Milano 1914, VII/3, pp. 952 ssg., fig. 720; G. Piazzi, Le opere di Francesco Raibolini detto il Francia orefice e pittore, Bologna 1925, p. 56; S. Stagni, Francesco Francia in Pittura bolognese del ‘500, a cura di V. Fortunati Pierantonio, Bologna 1986, p. 8; E. Negro, N. Roio, Francesco Francia e la sua scuola, Modena 1998, p. 177, cat. N. 51 a.

 

Opera dichiarata di interesse culturale particolarmente importante dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, Soprintendenza per i Beni artistici e storici di Bologna il 10 febbraio 1988, rinnovando la notifica espressa nel 1914 con D. M. 30.9.1914.

 

Nota alla letteratura artistica già a partire dalla prima edizione della Storia della Pittura in Italia di J. A. Crowe e G. B. Cavalcaselle (1871), questa fortunata composizione ideata ed eseguita da Francesco Raibolini detto il Francia può contare su una nutrita e illustre bibliografia.

Le più antiche e organiche notizie riguardo tale importante maestro bolognese del Rinascimento provengono da Giorgio Vasari che nella prima edizione delle Vite de’ più eccellenti architetti, pittori et scultori (1550) gli dedica una biografia ricchissima di dettagli sulla sua attività prima di orafo e medaglista e poi di pittore. Tutti i dipinti eseguiti dal Francia per le chiese di Bologna vengono attentamente elencati già dallo storiografo aretino con l’esatta indicazione delle firme e delle date iscritte. Si tratta dei capisaldi della produzione franciana grazie ai quali la storiografia successiva è riuscita a sistematizzare l’intero suo catalogo pittorico che conta anche raffinati ritratti e dipinti di soggetto religioso di più piccolo formato, tra i quali una cospicua produzione di dolcissime Madonne col Bambino, replicate con numerose varianti.

Le radici della sua formazione artistica, oltra che nelle relazioni con la produzione dei ferraresi e in echi della pittura veneziana, sono state individuate in ambito toscano, a partire da Roberto Longhi che notava soprattutto una certa vicinanza ai modelli di Lorenzo di Credi e Luca della Robbia.

La pittura del Francia mostra sin da subito forme racchiuse entro contorni regolari, poi esposte a una nitidezza luministica fiamminga.

L’esattezza del segno, frutto anche della sua professione di orefice, viene però a essere stemperata da un sentimentalismo molto umano che sancì il successo delle sue composizioni.

La Madonna col Bambino in piedi su un parapetto qui offerta presenta infatti un riuscito schema più volte utilizzato dall’artista anche con l’inserzione di altri personaggi come nella Sacra Famiglia oggi conservata al Szépmuvészeti di Budapest (inv. n. 4244) già a Londra nella collezione Lord Ward, poi Conte di Dudley; del tutto analoga è invece la tavola donata nel 1982 al Metropolitan Museum di New York (inv. 1982.448).

Le forme ampie e solide delle figure della Madonna Mansi, caratterizzati da volti che rivelano più attuali canoni di espressione, perugineschi, e incarnati con passaggi ammorbiditi, permettono di collocare l’opera nella prima maturità del Francia, vicina per esempio alla cosiddetta Pala Scappi della Pinacoteca Nazionale di Bologna (inv. 571), proveniente dalla cappella della famiglia Scappi nella chiesa dell’Annunziata, probabilmente una delle ultime pale d’altare eseguite per le più ricche famiglie bolognesi entro la fine del XV secolo. Di un’assai simile ispirazione veneto e fiamminga è anche l’ampio e nitido paesaggio che nel nostro caso si apre dietro alla finestra, i cui bordi fungono da finta incorniciatura.