LIBRI, MANOSCRITTI E AUTOGRAFI

14 FEBBRAIO 2018
Asta, 0244
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ANDREA DORIA (1466-1560) e MASSIMILIANO II D’ASBURGO (1527-1576). Carteggio comprendente una lettera patente con firma autografa e sigillo cartaceo di Andrea Doria, datata “Fassolo, 2 gennaio 1558” (bifolio in 4to, scritto in italiano in orizzontale al recto della prima carta), ed una dichiarazione di arbitrato dell’Imperatore Massimiliano II a Cosimo I de’ Medici (1519-1574) e a Guglielmo Gonzaga (1538-1587), terzo duca di Mantova, con firma autografa e sigillo cartaceo dell’Imperatore, datata Vienna, 11 agosto 1565 (bifolio in folio, scritto in latino al recto e al verso della prima carta). Minime tracce del tempo, per il resto conservazione molto buona.

Stima
1.500 / 2.000
Aggiudicazione  Registrazione

ANDREA DORIA (1466-1560) e MASSIMILIANO II D’ASBURGO (1527-1576). Carteggio comprendente una lettera patente con firma autografa e sigillo cartaceo di Andrea Doria, datata “Fassolo, 2 gennaio 1558” (bifolio in 4to, scritto in italiano in orizzontale al recto della prima carta), ed una dichiarazione di arbitrato dell’Imperatore Massimiliano II a Cosimo I de’ Medici (1519-1574) e a Guglielmo Gonzaga (1538-1587), terzo duca di Mantova, con firma autografa e sigillo cartaceo dell’Imperatore, datata Vienna, 11 agosto 1565 (bifolio in folio, scritto in latino al recto e al verso della prima carta). Minime tracce del tempo, per il resto conservazione molto buona.

IMPORTANTE CARTEGGIO STORICO, testimonianza di una controversia avente ad oggetto il pagamento di un’indennità economica per la gestione temporanea del marchesato di Finale Ligure. Il principe Andrea Doria scrive nella sua missiva che il giureconsulto Tommaso Doria ha gestito per suo conto il marchesato per 54 giorni, e che gli spetterebbero quindi 216 scudi, che dovrebbero pagare per metà la Signoria Illustrissima di Genova, per metà Alfonso II del Carretto (m. 1583), marchese di Finale. Andrea Doria era stato eletto “depositario” di tale Marchesato, con la facoltà di nominare un proprio rappresentante. La scelta era ricaduta sul cugino Filippino Doria, che però, assente da Genova, era stato appunto sostituito temporaneamente da Tommaso Doria. Come si deduce dalla missiva di Massimiliano II, sette anni dopo il pagamento non era ancora stato saldato; l’Imperatore delega a Cosimo de’ Medici e a Guglielmo Gonzaga la controversia affinché chiamino a sé le parti (Filippino Doria e Alfonso del Carretto), le ascoltino, vengano a conoscenza di tutti i fatti, e prendano una decisione in modo che il debito sia estinto in modo rapido, “sine strepitu” e con giustizia. I presenti documenti sono stati dichiarati di interesse storico dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Liguria.