Opere di eccezionale interesse storico-artistico

28 SETTEMBRE 2017
Asta, 0232
6

Manifattura di Bruxelles, secondo quarto del secolo XVI

Stima
30.000 / 40.000
Aggiudicazione  Registrazione

Manifattura di Bruxelles, secondo quarto del secolo XVI

DAVID DÀ A URIA UNA MISSIVA

trama in lana e seta, cm 420x362

 

Provenienza

Villa medicea di Lappeggi, Firenze

Parma, collezione privata

 

Bibliografia di riferimento

P. Junquera De Vega, C. Herrero Carretero, Catalogo de tapices del Patrimonio Nacional. I: siglo XVl, Madrid 1986, p. 99;

N. Forti Grazzini, Arazzi e arazzieri in Lombardia tra tardo Gotico e Rinascimento, in Le Arti Decorative in Lombardia nell’età moderna: 1480-1780, Milano 2000, p. 25 e fig.

 

Opera dichiarata di interesse culturale particolarmente importante dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali con D.M. 21/09/1977.

 

 

Nell’arazzo qui proposto è da riconoscersi l’episodio biblico raccontato nel secondo libro di Samuele, in cui David consegna al capitano Uria una missiva per il comandante loab.

All’origine dell’episodio, probabilmente lo stesso raffigurato in un arazzo del Museo di Cluny a Parigi, è la celebre storia d’amore tra il re David e la moglie di Uria, Betsabea, una donna bellissima di cui David si invaghisce quando, passeggiando un pomeriggio sull’alta terrazza della sua reggia, la vede fare il bagno. Dopo che Betsabea, sedotta da David, resta incinta, il re tenta uno stratagemma per far sì che Uria riconosca il figlio come suo: con una scusa lo richiama a Gerusalemme dall'assedio di Rabbat-Ammon, oggi Amman in Giordania, per fargli passare la notte con la moglie. Le cose, però, non vanno secondo i suoi piani; per due sere consecutive, infatti, Uria si rifiuta di andare a dormire a casa con la moglie, non ritenendo corretto godere degli agi della sua casa e di sua moglie mentre il suo comandante e i suoi compagni di battaglia sono accampati in tende in aperta campagna. Nonostante David tenti con ogni mezzo di convincerlo, anche facendolo ubriacare, Uria si mantiene fedele ai suoi principi di lealtà militaresca, ed è proprio questa lealtà a costargli la vita: il giorno successivo David consegna ad Uria, in procinto di riunirsi al suo esercito, una lettera sigillata per Ioab, comandante in capo durante l'assedio di Rabbat-Ammon, nella quale il re ordina a Ioab di mettere “Uria nel luogo dove sapeva che il nemico aveva uomini valorosi. Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Ioab; parecchi della truppa e fra gli ufficiali di Davide caddero, e perì anche Uria l'Hittita”. Passati i giorni di lutto, David può accogliere Betsabea come sposa presso la sua casa, dove nasce il loro figlio. L’accaduto, però, non resta impunito: Jahvé, adiratosi, invia a David il profeta Natan per rinfacciargli quanto successo, e poco tempo dopo il figlio avuto con Betsabea muore in seguito a una malattia.

Al centro della scena è raffigurato re David che, seduto su un ricco trono sotto un baldacchino, tiene nella mano sinistra lo scettro, simbolo di regalità, mentre con la destra indica Uria, genuflesso accanto a lui. Tra i due, in piedi, è un cortigiano, in atto di porgere all’inconsapevole Uria la lettera che lo condanna a morte. Sullo sfondo, in alto a destra, è raffigurata una scena di battaglia in una piana di fronte ad una città: si tratta forse del luogo di assedio presso il quale si trova il destinatario della lettera, il comandante loab, e dove presto Uria troverà la morte.

L’arazzo, probabilmente parte di una serie dedicata alle storie del re David, è forse una replica di una versione più preziosa. La mancanza delle marche dell’arazziere e della città è verosimilmente riconducibile alla sostituzione delle cimose originali che anticamente bordavano la scena, tuttavia la manifattura sembra riconducibile ad un gruppo di arazzi di Bruxelles da datarsi nel secondo quarto del XVI secolo che risentono dello stile di Bernard van Orley, pittore di corte al quale venne spesso affidata la realizzazione di disegni per le importanti serie di arazzi che si andavano realizzando in quegli anni. Tra Quattro e Cinquecento, infatti, le manifatture di Bruxelles vedono aumentare il loro prestigio, parallelamente a un crescente mecenatismo, e agli arazzi viene spesso affidato l’importante compito di veicolare messaggi allegorici e moralistici volti all’“educazione morale” dei destinatari; i disegni di questi arazzi vengono quindi commissionati ai più rinomati pittori del tempo.

Insieme alle serie che raccontano per immagini la Passione di Cristo, anche le storie di David sono spesso protagoniste: unto dal profeta Samuele e dotato del dono della profezia, il re rappresenta un modello per i regnanti europei, un peccatore pentitosi per i peccati commessi, guerriero, uomo di stato e comandante. Un personaggio chiave nell’arte cristiana, considerato come un diretto antenato di Cristo, e quindi annoverato spesso tra i temi preferiti degli arazzieri di Bruxelles nella prima metà del secolo XVI: le storie di re David furono tessute per il re Manuele I di Portogallo, per Enrico VIII di Inghilterra e anche il Cardinal Quiroga le aveva appese nella cattedrale di Toledo; ancora, si può annoverare la serie di dieci arazzi oggi presso il Musée National de la Renaissance a Ecouen, eseguita in collaborazione con tessitori di Bruxelles su disegno di Jan van Roome nel 1510-1515 circa (vedi fig. 2).

Nell’arazzo proposto in questa sede, l’impianto compositivo trova confronti con l’episodio in cui Romolo dà la legge al popolo romano nel palazzo di San Ildefonso a Segovia (P. Junquera De Vega, C. Herrero Carretero, Catalogo de tapices del Patrimonio Nacional. I: siglo XVl, Madrid 1986, p. 99), su disegno di Bernard van Orley. Altro modello che potrebbe aver influenzato l’autore del cartone è l'arazzo realizzato verso il 1510-1515 in una manifattura milanese raffigurante La testa di Pompeo presentata a Cesare (oggi nel Museo delle Arti Decorative di Parigi, vedi fig. 3), tratto forse dal cartone del pittore Bernardo Zenale (N. Forti Grazzini, Arazzi e arazzieri in Lombardia tra tardo Gotico e Rinascimento, in Le Arti Decorative in Lombardia nell’età moderna: 1480-1780, Milano 2000, p. 25 e fig.): come nel nostro arazzo, anche qui il trono è posto al centro della scena su uno sfondo paesistico.