UN SECOLO TRA COLLEZIONISMO E MERCATO ANTIQUARIO A FIRENZE

19 OTTOBRE 2016  
86

Scuola genovese, sec. XVII

CRISTO E L’ADULTERA

olio su tela, cm 111x144

 

 Bibliografia di riferimento

A. Acordon, in La pinacoteca dei Cappuccini di Voltaggio, Alessandria, 2001, p. 111
A. Orlando,
Dipinti genovesi dal Cinquecento al Settecento. Ritrovamenti dal collezionismo privato, Torino, 2010, p. 133.

 

L’opera qui presentata, raffigurante Cristo e l’Adultera, è stata attribuita da Anna Orlando al Maestro di Monticelli d’Ongina il cui nome deriva dalle due tele, rese note da Arturo Carlo Quintavalle, presenti nella basilica di San Lorenzo in Monticelli d’Ongina nel piacentino, raffiguranti La vendita di Giuseppe e I gioielli ritrovati nella sacca di Beniamino
L’autore si identifica forse con Giovanni Solaro, pittore genovese citato dalle fonti come allievo di Gioacchino Asserto, del quale non si conoscono ancora opere certe.
Esistono altri dipinti della stessa mano, uguali per soggetto ma variati nella composizione e con misure quasi identiche al nostro, uno in collezione Koelliker a Milano, il secondo passato da Boetto nel 2006 e l’altro citato da Angela Acordon nella Pinacoteca dei Cappuccini di Voltaggio ad Alessandria per i quali Anna Orlando ipotizza una stretta derivazione dalla
Cena in Emmaus di Assereto in collezione privata genovese, documentata da una fotografia nella fototeca della Fondazione Giorgio Cini a Venezia.
Rispetto allo stile di Assereto, massimo esponente della pittura genovese del Seicento insieme a Bernardo Strozzi, quello dell’allievo mostra una pennellata meno vivace che struttura campiture di colore più semplificate.
Vi sono comunque affinità stilistiche, soprattutto per la caratterizzazione dei volti, con le opere di Assereto in particolare con il
Cristo che guarisce il cieco (Pittsburgh, Carnegie Museum of Art) e con il Servio Tullio con le chiome in fiamme (Genova, Museo di Palazzo Bianco). Altri punti di contatto si possono riscontrare nella drammaticità delle raffigurazioni, nei vibranti chiaroscuri, che creano illusionistiche prospettive d’ombra, e nelle campiture di luce che isolano i personaggi in primo piano. Oltre a quelle già citate Angela Acordon attribuisce al maestro di Monticelli d’Ongina altre tredici opere sottolineando la “tempra più rudamente popolaresca” che le accomuna.

 

                            

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