UN SECOLO TRA COLLEZIONISMO E MERCATO ANTIQUARIO A FIRENZE

19 OTTOBRE 2016  
Plasticatore toscano o dellItalia Settentrionale, sec. XV/XVI             
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Plasticatore toscano o dell’Italia Settentrionale, sec. XV/XVI

BUSTO DI CRISTO “VIR DOLORUM”

stucco dipinto in policromia, cm 51x44x18

 

Bibliografia di riferimento

A. Bellandi, in Catalogo del museo diocesano di Milano, a cura di R. Casciaro, Milano 2011, p. 75

 

La corona di spine stretta intorno alle tempie, con le gocce di sangue che scendono sulla fronte fino a spargersi sul costato, mentre il volto si volge in basso in un’espressione di rassegnato dolore, consentono di inserire questo busto nella tipologia del Vir dolorum. Si tratta di una tipologia di busti che, realizzati specialmente in terracotta e stucco, trovò larga diffusione in Italia tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, grazie anche al diffondersi dei principi di rinnovata spiritualità che proprio in quegli anni venivano divulgati dagli ordini mendicanti. Simili immagini trovarono sempre più spazio tanto nelle case private quanto negli ambienti religiosi ed erano volte, grazie all’impatto emotivo capaci di suscitare, ad ispirare nei fedeli sentimenti di devozione e una riflessione su una condotta di vita basata sull’Imitatio Christi.

Nello specifico, l’opera in esame appartiene a una tipologia della quale si conoscono altri quattro esemplari in stucco, sostanzialmente identici e quindi presumibilmente replicati da un medesimo prototipo, secondo una consuetudine tecnica assai diffusa nella plastica rinascimentale, in special modo nelle botteghe fiorentine del Quattrocento. Uno di essi, conservato nella Collezione Mercenaro presso il Museo Diocesano di Milano, in passato attribuito a Donatello e in seguito riferito in modo più generico a “Scuola fiorentina, seconda metà del XV secolo” (P. Biscottini, Museo Diocesano di Milano, Milano 2005, p. 121), è stato recentemente ricondotto da Alfredo Bellandi (op. cit. 2011) all’ambito lucchese nel primo quarto del Cinquecento. Ma l’esistenza di un esemplare nella chiesa della SS. Annunziata a Parma (gentilmente segnalato da Aldo Galli), in un allestimento di fine Settecento che suggerisce un’antica devozione, può indurci a prospettare un’origine padana, plausibile anche dal punto di vista stilistico per gli echi della scultura in terracotta di Niccolò dell’Arca, ravvisabili nell’intensità drammatica e nell’anatomia emaciata di questo modello.

G.G.           

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