DIPINTI DEL SECOLO XIX

23 NOVEMBRE 2016
Asta, 0188
63

Pietro Luchini

Stima
20.000 / 30.000
Aggiudicazione:  Registrazione

Pietro Luchini

(Bergamo 1800 - Bologna 1883)

LA SULTANA

olio su tela, cm 170x216

firmato e datato "P.ro Luchini fece / Cos.poli 1860" a sinistra

 

Provenienza

Collezione privata

 

Bibliografia

Inedito

 

Pietro Luchini o Lucchini è un ottimo pittore sul quale scarseggiano le notizie. Nel Dizionario biografico dei pittori bergamaschi (2006, p. 292) è contenuta una breve scheda che fa riferimento a un saggio pubblicato nel volume I Pittori Bergamaschi. L'Ottocento (C. Solza, Pietro Luchini, in I Pittori Bergamaschi. L'Ottocento, I, 1993, p. 27).

L'artista frequenta dal 1813 al 1817 l'Accademia Carrara di Bergamo come allievo del pittore Giuseppe Diotti. Nel 1920 si trasferisce a Roma e nel 1824 sposa Celestina Dupin, figlia di un famoso coreografo e sorella di Antonietta, moglie del celebre cantante Domenico Donzelli; queste circostanze introducono Luchini nel mondo del melodramma al quale resterà per sempre legato.

Dal 1832 Luchini inizia una serie di trasferte che lo portano a Parigi e Londra (1832), Vienna (1843-43), Costantinopoli (dopo il 1850), a più riprese a Milano, solo saltuariamente a Bergamo e da ultimo a Bologna. Il suo nome resta legato a dipinti di soggetto storico e a numerosi ritratti per diversi personaggi del suo tempo.

 

L'opera ritrae forse una principessa, o la moglie o la madre di un sultano, a ogni modo un personaggio femminile di livello più alto di quello di una concubina. Non sembra essere il ritratto di un personaggio realmente esistito: le signore dell'harem non posavano mai per un pittore, era loro proibito. Anche il vestito e gli accessori indossati dalla figura sembrano confermare che si tratti di un ritratto di invenzione: vi ritroviamo difatti elementi sia ottomani, sia di altre culture o di fantasia, come nel caso ad esempio delle perle che pendono come frange dal turbante. Vi sono d'altro canto anche numerosi particolari sicuramenti ottomani, quali il caftano foderato di pelliccia nera di volpe, un segnale di appartenenza ad un alto rango sociale (solo il Sultano e la sua corte erano autorizzati a indossare abiti foderati di pelliccia nera di volpe, un dettaglio riservato solo alle classi più elevate), la spilla attaccata al centro del turbante, di diamanti a taglio a rosa, modellata come la parola "Mashaallah", una formula di protezione contro gli sguardi maligni e invidiosi. Ottomani sono anche il ricamo floreale sul caftano bianco e il rosario turco che la donna tiene tra le mani, mentre il ventaglio a piume di pavone potrebbe essere sia ottomano sia indiano. Ringraziamo il dott. Serdar Gülgün per le preziose informazioni rilasciateci sui costumi ottomani.