capolavori da collezioni italiane

9 NOVEMBRE 2016  
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COPPIA DI GIRANDOLES, FRANCIA, EPOCA LUIGI XVI, 1775 CIRCA

in granito verde e bronzo cesellato e dorato; vasi decorati da catene perlinate sormontati da volute fogliacee, al centro delle quali è un ramo terminante in un ananas, base modanata su zoccolo squadrato, complessive quattro luci, alt. cm 85

 

Realizzate spesso in coppia per andare ad adornare con le loro movimentate volute commode e console così come camini e tavoli da gioco, le girandoles trovano nel corso del secolo XVIII una vastissima diffusione. A caratterizzare questa particolare tipologia di candélabre è sempre un grande senso di ricercatezza; al centro di un trionfo di bracci dalle fogge più svariate si erge, a stupire e sedurre l’occhio dell’osservatore, un lume centrale che si eleva dal centro quasi fosse un improvviso fuoco d’artificio a creare un gioco a effetto. Se numerosi sono i materiali con cui vengono foggiate, spaziando da oro, argento, vetro e cristallo, durante il regno di Luigi XVI trova particolare accoglienza l’uso del bronzo dorato, spesso montato su basi in porcellana o su marmi quali il porfido o l’alabastro. Così, nel 1777 Maria Antonietta commissiona a Piton la doratura di due putti in rame che dovevano andare ad adornare le girandoles per il Petit-Trianon; tra il 1782 e il 1783 Remond consegna al conte d’Artois numerose girandoles decorate ad arabeschi, “figure de nègre” e cammelli; infine, piccole catene, decori fogliacei e motivi a perle arricchiscono un paio di piccole girandoles a tre braccia montate su vasi in porcellana bianca che Gallien fornisce nel 1789  a Madame Élisabeth per il suo château de Montreuil.

Accanto a pomposi ed elaborati decori di reminiscenza ancora Rococò, a partire dal terzo quarto del secolo XVIII, sotto il regno di Luigi XVI, inizia a diffondersi un gusto che impiega linee più dritte e nette. Noto come goût grec, per l’ispirazione dalle architetture dell’antica Grecia, il nuovo stile trova diffusione così rapida che, nel 1763, “ ...tout est à Paris à la grecque”, osserva il barone de Grimm. È in questo contesto di transizione che modella le sue opere Jean-Claude-Thomas Chambellan-Duplessis, nato a Torino ma francese di formazione e figlio dello scultore, bronzista e direttore artistico della manifattura di Vincennes-Sèvres Jean-Claude Duplessis.

Fondata nel 1740 nello château royal di Vincennes e successivamente trasferitasi in locali appositamente costruiti a Sèvres, grazie al supporto e alla protezione di Luigi XV e di Madame Pompadour la manifattura riesce in breve tempo ad assicurarsi le eccellenze francesi del tempo a livello di tecnici, artisti, scultori e designers: Duplessis padre ricopre il ruolo di direttore dei modelli dal 1748 al 1774, Jean-Jacques Bachelier dirige la decorazione nei decenni 1751-1793, Etienne-Maurice Falconet è a capo della scultura negli anni 1757-1766; questi artisti, assieme al pittore François Boucher, danno il loro fondamentale contributo nel condurre la manifattura a dettare le nuove regole dell’arte francese, distinguendosi per la capacità di fornire modelli sempre all’avanguardia in grado di adeguarsi e prevedere i gusti in continua evoluzione della propria clientela. Sotto la guida di Duplessis padre, la manifattura di Sèvres è tra le prime a lasciarsi sedurre dal nuovo stile antesignano del Neoclassicismo in Francia e a farsene rappresentante, ed è accanto a lui che si forma il figlio Jean-Claude-Thomas, che a partire dal 1752 inizia ad assisterlo nella creazione dei modelli destinati alla produzione della manifattura.

Divenuto maître fondeur en terre et sable nel 1765, Duplessis si specializza in varie tipologie di vasi, realizzando due serie tra il 1775 e il 1780. A lui si rivolge la più illustre clientela francese del secolo XVIII, potendo vantare committenti di prestigio come Maria Antonietta, per la quale nel 1775 realizza la montatura di una coppia di vasi oggi nella Royal Collection di Buckingham Palace a Londra, o la Comtesse du Nord Maria Feodorovna, su richiesta della quale foggia nel 1782 la montatura di un servito da toilette.

Tra le sue commissioni più illustri, si ricordano quattro grandi candelabri neoclassici in bronzo dorato, eseguiti intorno al 1775 per il Fermier Général Laurent Grimod de La Reynière (1733-1793) per la sua residenza a Parigi fatta costruire nello stesso anno.

Davillier, Julliot e Paillet, nel catalogo Le Cabinet du duc d'Aumont et les amateurs de son temps, ricordano le quattro girandoles come una delle migliori opere dell’artista citando, a supporto dell’attribuzione a Duplessis, l’Almanach des Artistes del 1777: "Ces candélabres, dont le travail est très-soigné, ont été exécutés, lisons-nous dans un ouvrage du temps, par M. Duplessis, fameux Ciseleur de Paris, bon dessinateur qui travaille d'après ses dessins".

Se due di tali girandoles sono già state identificate nella coppia passata in un’asta di Christie’s del 2007 (fig. 1), il lotto qui presentato - in tutto simile a questa ad eccezione del colore del granito, nel nostro caso verde anziché grigio - potrebbe andare a completare il gruppo di quattro commissionato da Laurent Grimod per adornare il suo palazzo realizzato dall’architetto Jean-Benoît-Vincent Barré, considerato tra i fondatori dello stile Luigi XVI in architettura.

A supporto della paternità a Duplessis delle girandoles proposte in questa sede è il confronto con la coppia di girandoles pubblicata da Kjellberg con un’attribuzione a Duplessis (fig. 2), nella quale si ripetono quasi identici sia il motivo dei bracci foggiati a tralcio fogliaceo centrati da un ampio ramo terminante in ananas sia la base in granito verde che va a poggiarsi su uno zoccolo quadrato in bronzo dorato; il numero dei bracci, ridotto nel nostro caso rispetto agli esemplari presi a confronto, e la composta catena perlinata che sostituisce il ricco decoro fogliaceo che dalle anse scende fino alla base sembrano ricondurre i due manufatti qui presentati a una fase in cui il gusto neoclassico inizia a prevalere in modo più deciso.

 

Bibliografia di riferimento

J.-C. Davillier, P.-F. Julliot, A.-J. Paillet, Le Cabinet du duc d'Aumont et les amateurs de son temps : catalogue de sa vente avec les prix, les noms des acquéreurs et 32 planches d'après Gouthière, accompagné de notes et d'une notice sur Pierre Gouthière, sculpteur, ciseleur et doreur du Roi, et sur les principaux ciseleurs du temps de Louis XVI, par le baron Ch. Davillier, 1870;

P. Verlet, Les bronzes dorés français du XVIIIe siècle, Parigi 1987;

P. Kjellberg, Objets montés du Moyen-âge à nos jours, Parigi 2000;

G. Campbell, The Grove Encyclopedia of Decorative Arts, I, Oxford University Press 2006, p. 336

 

 

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