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Asta a tempo, 0167

Giovan Battista Pittoni (Venezia 1687 – 1767)

Trattativa Privata

Giovan Battista Pittoni
(Venezia 1687 – 1767)
SACRIFICIO DI POLISSENA ALLA TOMBA DI ACHILLE
olio su tela, cm 51,5 x 100,5


Provenienza
J.S.W.S. Erle Drax, Olantigh Towers, Wye, Kent; Christie’s, Londra, 19 febbraio 1910, n. 55 (come Giovan Battista Tiepolo); Sir Herbert Cook, Doughty House, Richmond, Sussex, 1911; Sir Frederick Cook; Akron Art Institute, Ohio, USA, 1959; Sotheby’s, New York, 8 gennaio 1981, n. 36; Chaucer Fine Art, Londra, 1981; Galleria Gasparrini, Roma, 1988; Christie’s, New York, 12 gennaio 1996, n. 140.

Esposizioni
Londra, Burlington Fine Arts Club, Venetian Painting of the 18th century, 1911,n. 11; Firenze, Palazzo Pitti, Mostra della pittura italiana del Seicento e del Settecento, 1922, n. 775; Londra, Whitechapel, Art Gallery – Birmingham, Museum and Art Gallery, Eighteenth century Venice, 1951, n. 94.

Bibliografia
T. Borenius, A Catalogue of the Paintings at Doughty House, Richmond, in the collection of Sir Frederick Cook, 1913, I, n. 191; A. Graves, A Century of Loan Exhibitions, 1913, II, p. 939; M. Brockwell, Abridged Catalogue of the Pictures at Doughty House, Richmond, Surrey, in the collection of Sir Herbert Cook, Bart., 1932, p. 79, n. 191; R. Pallucchini, I disegni di Giambattista Pittoni, Venezia 1945,p. 20, tav. XIV; A. Morassi, Pittura Veneziana del Settecento in una mostra a Londra, in “Emporium” CXIII, 1951, p. 220; I. Fenyo, Zur Kunst Giovanni Battista Pittoni, in “Acta Historiae Artium Academiae Scientiarum Hungaricae” 1954, I, p. 291; F. Zava Boccazzi, Pittoni. L’opera completa, Venezia 1979, p. 111, n. 1; figg. 278-79.

Referenze Fotografiche
Fototeca Federico Zeri, scheda 67042

Come sostenuto dalla Zava Boccazzi nella sua ricognizione dell’opera di Giovan Battista Pittoni e della sua bottega, il dipinto qui in esame è, insieme a quello di uguale soggetto nel museo del Louvre, la migliore versione autografa derivata dalla tela di eccezionale formato (cm 370x680) eseguita dall’artista veneziano per il salone di palazzo Taverna a Monte Giordano, allora di proprietà dei marchesi Gabrielli, nell’ambito di uno splendido ciclo di cui Pittoni fu protagonista insieme a Sebastiano Ricci. Fu appunto il successo di questa impresa romana dei primi anni Trenta a sollecitare la richiesta da parte di numerosi collezionisti di repliche che ripetessero quel soggetto – peraltro già affrontato dall’artista in composizioni diverse anche per formato e numero di personaggi - con dimensioni più adatte all’inserimento in gallerie aristocratiche ma di proporzioni più contenute. Il sacrificio della più giovane figlia di Priamo sulla tomba dell’eroe acheo offriva infatti l’opportunità di dispiegare l’intero repertorio dell’antichità classica, beninteso nella sua versione teatrale settecentesca, e di giocare sulle più sottili varianti del patetico, un sentimento particolarmente adatto al talento del pittore veneziano. Numerose furono quindi le repliche di questo soggetto, alcune delle quali eseguite dalla bottega con l’intervento del Pittoni. Le varianti originali del nostro dipinto, insieme alla sua eccezionale qualità, ne documentano invece la piena autografia e ne suggeriscono una datazione nella prima metà degli anni Trenta del settecento.