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Asta a tempo, 0167

Antonio Fontanesi

Trattativa Privata
Antonio Fontanesi
(Reggio nell'Emilia 1818 - Torino 1882)
IL GUADO
olio su tavola, cm 78,5x115
firmato in basso a sinistra
sul retro della cornice: cartigli delle mostre di Torino (1932), Parigi (1935), New York (1949), Roma (1951-1952), Milano (1954), Tokyo - Kyoto (1977-1978), cartiglio con "Monti & Gemelli Milano 81", cartiglio con il numero "427", iscritto "Esposiz. Int. Venezia 1901 N. 574" e "1901 Venezia N. 427".

L'opera è corredata di attestato di libera circolazione.

Provenienza
Collezione Cristiano Banti, Firenze
Collezione Conte P. Gazelli Brucco, Firenze
Collezione Luigi Cora, Rapallo
Collezione Gran Uff. Rag. Mario Rossello, Milano
Collezione Paolo Stramezzi, Crema 
Collezione privata, Milano
Collezione privata

Esposizioni
Salon de 1861, Palais des Champs-Élysées, Parigi, 1861, Peinture, n. 1140
Ouvrages de peinture, sculpture, architecture, dessin, etc. exposés au Palais électoral, Palais Électoral, Ginevra, 1861, n. 108
Esposizione delle opere di Belle Arti nelle Gallerie del Palazzo Nazionale di Brera per l'anno 1861, Palazzo Nazionale di Brera, Milano, 1861, n. 340
Quarta Esposizione Internazionale d'Arte della Città di Venezia, Palazzo dell'Esposizione, Venezia, 1901, Sala O - Mostra retrospettiva di Antonio Fontanesi, n. 16
Antonio Fontanesi 1818-1882, Galleria d'Arte Moderna, Torino, 1932, Sala Prima, n. 11
L'Art Italien du XIXe et XXe siècles, Musée des Écoles étrangères contemporaines - Jeu de Paume des Tuileries, Paris (?), 1935, Peinture, n. 100
Exhibition of Italian XIX Century Paintings, Galleria Wildenstein - Metropolitan Museum, New York,1949, n. 37
VI Quadriennale Nazionale d'Arte di Roma, Roma, 1951-1952, Sale 57-58, n. 1
Il paesaggio italiano - Artisti italiani e stranieri, Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, Milano, 1954, Sala IV, n. 48
Fontanesi, Ragusa e l'arte giapponese nel primo periodo Meiji, Museo Nazionale d'Arte Moderna, Tokyo - Kyoto, 1977-1978, n. 10

Bibliografia
Explication des ouvrages de peinture, sculpture, gravure, lithographie et architecture des artistes vivants, catalogo della mostra, (Parigi, Palais des Champs-Élysées), Parigi 1861, p. 137 (con il titolo Le gué)
Ouvrages de peinture, sculpture, architecture, dessin, etc. exposés au Palais électoral, catalogo della mostra, (Ginevra, Palais Électoral), 1861, (con il titolo Le gué)
Esposizione delle opere di Belle Arti nelle Gallerie del Palazzo Nazionale di Brera per l'anno 1861, catalogo della mostra, (Milano, Palazzo Nazionale di Brera), Milano 1861
Catalogo illustrato. Quarta Esposizione Internazionale d'Arte della Città di Venezia, catalogo della mostra (terza edizione), (Venezia, Palazzo dell'Esposizione), Venezia 1901, p. 128
M. Calderini, Antonio Fontanesi. Pittore Paesista 1818-1882, Torino 1901, p. 86 ill.
M. Bernardi, Antonio Fontanesi 1818-1882, catalogo della mostra, (Torino, Galleria d'Arte Moderna), Torino 1932, pp. 7-8, 20, tav. f.t.
mar. ber., Cronaca cittadina. Rievocazione di un grande artista. Torino per Antonio Fontanesi, in "La Stampa", 19 agosto 1932
M. Bernardi, I maestri della pittura italiana dell'Ottocento. Antonio Fontanesi, A. Mondadori Editore, Milano 1933, pp. 37, 39, 67, 245, tav. XVI
Catalogue. L'Art italien des XIXe et XXe Siècles, catalogo della mostra, (Parigi, Musée des Écoles étrangères contemporaines - Jeu de Paume des Tuileries), 1935, p. 53 (con il titolo En Dauphiné)
R. Calzini, 800 Italiano. 12 opere di Maestri italiani nella Raccolta Stramezzi, Milano 1948, s.p., tav. 2 (con le misure 116 x 80,5 cm)
E. Somaré, Pittori Italiani dell'Ottocento, catalogo della mostra, (New York, Galleria Wildenstein - Metropolitan Museum), New York 1949, p. 54 (con le misure 80,5 x 126 cm), tav. 37
VI Quadriennale Nazionale d'Arte di Roma, catalogo della mostra, (Roma), Roma 1951, p. 122
G. Castelfranco, Pittori italiani del Secondo Ottocento, Roma 1952, p. 45, tav. XXXVII
Il paesaggio italiano - Artisti italiani e stranieri, catalogo della mostra, (Milano, Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente), Milano 1954, pp. 32, 176 (con le misure 115 x 80,5 cm e con la tavola come supporto), tav. 67
E. Somaré, Pittori Italiani dell'Ottocento, catalogo della mostra (seconda edizione), (New York, Galleria Wildenstein - Metropolitan Museum, 1949), Milano 1957, p. 54, tav. 37
C. Maltese, Storia dell'arte in Italia, 1785-1943, Einaudi, Torino 1960, p. 191, tav. 83
L. Mallé, La pittura dell'Ottocento piemontese, Torino 1976, p. 209 ill., tav. 259
Fontanesi, Ragusa e l'arte giapponese nel primo periodo Meiji, catalogo della mostra, (Tokyo - Kyoto, Museo Nazionale d'Arte Moderna), a cura di A. Dragone, K. Adachi, M. Kawakita, Tokyo 1977, s.p. (con i titoli Il guado o The Ford), tav. f.t.
R. Maggio Serra, "Antonio Fontanesi pittore paesista". Un artista italiano in Europa, in Antonio Fontanesi 1818-1882, catalogo della mostra, a cura di R. Maggio Serra, (Torino, Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea), Torino 1997, pp. 70 (con il titolo Le gué), 77 (con i titoli Le gué o Il guado) - 78, 80 ill., 84
E. Canestrini, Cronologia, in Antonio Fontanesi 1818-1882, catalogo della mostra, a cura di R. Maggio Serra, (Torino, Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea), Torino 1997, p. 245 (con il titolo Le gué)
P. Sanchez, X. Seydoux, Les Catalogues des Salons - VII - (1859-1863), Dijon 2004, s.p.
E. Staudacher, La collezione Rossello. Storia di una raccolta d'arte leggendaria, in La collezione segreta. Raccolta Mario Rossello, a cura di F.L. Maspes, E. Staudacher, Gallerie Maspes, Milano 2016, pp. 73 ill., 78
E. Staudacher (scheda), in La collezione segreta. Raccolta Mario Rossello, a cura di F.L. Maspes, E. Staudacher, Gallerie Maspes, Milano 2016, pp. 286 ill. - 288

Il 1861, l'anno dell'Unità dell'Italia, fu un anno felice per Fontanesi: a Parigi le opere che espose al Salon a maggio – Il guado, del 1861, e Il prato (già esposto a Torino nel 1859) –  e che inviò poi a Milano per una mostra a dicembre, furono molto apprezzate da Corot e Troyon. I suoi dipinti esposti a Firenze alla prima Esposizione Nazionale furono ammirati dai macchiaioli ed acquistati l'uno dal re Vittorio Emanuele II (Dopo la pioggia, ora alla Galleria d'Arte Moderna di Firenze) e l'altro dal Ministero della Pubblica Istruzione (La Quiete), che nel 1863 lo destinò alla Civica Galleria d'Arte Moderna di Torino.
All'età di 43 anni l'artista otteneva così una piena affermazione, con dipinti in cui dimostrava di aver del tutto raggiunto un linguaggio artistico maturo e molto originale.

Dopo aver partecipato alla prima guerra di indipendenza nel 1848-1849 con i volontari garibaldini, egli aveva trovato rifugio in Svizzera, prima a Lugano e infine a Ginevra. Qui si era ben presto ambientato, sia acquisendo e affinando diverse tecniche espressive (oltre alla pittura e al pastello, si dedicò molto al disegno come dimostrano i numerosi taccuini e i fusain, i disegni a carboncino di cui a Ginevra era maestro François Diday; ma, per rispondere ad alcune importanti commissioni, acquisì pure notevole maestria nella litografia; dal 1858 si applicò all'acquaforte, e sin dal 1862 realizzò poi cliché-verre di straordinario fascino), sia sviluppando un suo riconoscibile linguaggio formale (basta osservare il grande disegno Cour de St. Pierre del 1851 per riconoscere l'atmosfera e alcuni elementi tipici della sua poetica).
A partire dal fondamentale soggiorno a Parigi per visitare nel 1855 l'Esposizione Universale, ospite di Troyon, rinnovò i suoi modi pittorici ispirandosi alle più avanzate esperienze francesi degli ultimi decenni. Un'evoluzione favorita dai frequenti soggiorni nel Delfinato dove, a partire dal 1858, fu ospite di François-Auguste Ravier, frequentando la colonia di artisti lionesi antiaccademici che si ritrovavano attorno a lui. Ma Fontanesi, dipingendo en plein air tra Crémieu, Creys, Optevoz e Morestel, anno dopo anno, diede espressione a un suo sentimento della natura che andava ben al di là dei modi degli altri artisti che frequentavano quei luoghi: è tanto più raffinata ed intensa la poesia con cui egli sa interpretare il paesaggio, così come è più originale la sua stesura e la lavorazione della materia cromatica. Le opere di Fontanesi mostrano infatti un linguaggio e uno stile assai personale che suscitò ammirazione tra gli esperti e gli innovatori, ma pure sconcerto da parte del pubblico più tradizionalista, spettatore "pigro” nelle sue abitudini, impreparato a osservare senza pregiudizi quanto di nuovo gli artisti più sensibili erano in grado di proporre, guardando sì ai grandi dei secoli passati, ma rinnovando la loro ispirazione confrontandosi – con mente ed occhi del tutto "liberi”, impegnando i loro più profondi sentimenti – con la realtà che caratterizzava il tempo.
Se osserviamo quei dipinti di Fontanesi, ritroviamo un'intensità lirica ed elegiaca, con un clima da intimo idillio, che affonda le sue radici nella poesia classica e nella pittura dei secoli passati, tradotta però in una materia pittorica di sconcertante freschezza ed essenzialità di stesura – gestuale, verrebbe persino da dire – che riesce ad esaltare i valori della luce nel modo di raffigurare il paesaggio, le figure, il senso di una armonia che fissa "il momento” ed insieme sa collocarsi in una dimensione "fuori del tempo”, quasi eterna.
L'artista ritrae e fissa nei suoi dipinti una natura ampia ed ariosa, che pare avere un respiro di tale vastità da sfidare la caducità del tempo ma da essere in grado – al contempo – di suggerire sin da ora (nei decenni successivi sarà proprio questo l'aspetto che si andrà accentuando, sino alla Bufera imminente del 1874) quella sottile inquietudine che nasce dalla consapevolezza che di un istante si tratta – colto nella sua più intensa e vibrante bellezza – e non di un tempo infinito, pur apparendolo. 
Eppure, in questo felice 1861 – quando l'artista può sperare di aver superato le ferite subite nel suo animo sensibile dalla feroce esperienza della guerra e degli scontri sanguinosi sui campi di battaglia e di poter raccogliere i frutti di un impegno artistico vissuto senza requie e con una serietà di lavoro davvero ammirevole – il tono dei suoi dipinti è improntato a una serenità pienamente elegiaca. Ciò vale per La Quiete del 1860, magistrale composizione giocata nell'equilibrio tra la parte sinistra del dipinto, con le due eleganti figure (tridimensionali silhouette accampate su uno spazio che si spinge sino all'infinito), e la parte destra, di piena natura, quasi in un dialogo tra quella roccia di materica pittura e il quieto specchio d'acqua; mentre al centro l'asse verticale è segnato, in basso, dalla tipica figuretta china sulla fonte ed, in alto, dalla luce che sgorga tra le fronde degli alberi. Perché, già in questa fase, l'elemento più fascinoso ed affascinante nei dipinti di Fontanesi è la luce: esaltata da un'accorta composizione per piani successivi, in un'alternarsi di zone in ombra ed altre di diversi gradienti di luminosità, che sanno introdurre la visione di uno spazio che tende e sfuma verso l'infinito; sia in Dopo la pioggia che ne Il guado, la resa della luce è protagonista assoluta.
In questo straordinario capolavoro, il primo piano in ombra (con la vegetazione filiforme che si spinge sin nell'acqua e che ritornerà nei suoi liberissimi dipinti di stagni, attorno al 1875, con una pittura tra le più essenziali e nervose, di incredibile avanguardia per quei tempi) crea un effetto da cannocchiale visivo che accentua la magica luce che spiove sugli animali che stanno guadando lo specchio d'acqua e giunge anche da destra, illuminando in pieno sole tutta quella fascia orizzontale del dipinto, con la salda figura del pastore in controluce e gli altri bovini illuminati che incedono sulla rena, avviandosi verso la screziata e cristallina superficie dell'acqua, quieta come un'ansa di lago ma increspata da una lievissima corrente, espressa da variazioni dei toni cromatici della pittura che rendono benissimo le mille rifrazioni della luce su una superficie meravigliosamente vibratile che moltiplica accostamenti di azzurri, argento, oro e i delicati bruni dei riflessi di animali ed alberi.
La delicatezza e ricchezza cromatica dell'acqua ha un corrispondente nella vaghezza lieve eppure maestosa di un cielo di enorme respiro; ma è poi nell'euritmia di tronchi e nelle vibranti chiome di rami e di fronde che – di nuovo – Fontanesi riesce ad alternare parti in ombra e mezza o piena luce, con il risultato di creare un dipinto di cui mai ci si stanca di scoprire nuovi particolari, l'uno più bello e poetico dell'altro. Lo Studio per "Il guado”  (un olio su cartone cm. 32x44,5, in collezione Galleria Ricci Oddi a Piacenza) mostra assai bene la concezione dell'impianto compositivo, con la centina in alto e la semplificazione di mostrare solo il paesaggio del luogo, senza animali né pastori. 
Che Il guado sia uno straordinario capolavoro di questa fase fontanesiana non è solo una opinione mia e dei maggiori studiosi dell'artista che mi hanno preceduto, ma è dimostrato dalla prestigiosa storia collezionistica dell'opera: recenti approfondimenti hanno confermato che appartenne al fiorentino Cristiano Banti, pittore tra i più sensibili e colti del suo tempo, amico ed importante committente di Fontanesi (di cui possedeva varie decine di opere, anche se Calderini – nella sua fondamentale monografia – a suo nome ne elenca soltanto una decina senza citare fra esse Il guado) e che passò poi nelle più prestigiose collezioni private italiane di tutto quanto il Novecento.
Non credo infine sia un caso se Angelo Dragone – nelle mostre in Giappone del 1977-1978 che celebravano il centenario di fondazione a Tokyo della Scuola d'Arte Kôbu, il primo centro creato dallo Stato giapponese per l'insegnamento delle arti in stile europeo, dove Antonio Fontanesi fu chiamato ad insegnare con un contratto triennale – riservò una particolare attenzione a Il guado.
Per mio padre quella fu l'occasione per riprendere studi su Fontanesi iniziati da decenni, procedere ad approfondimenti mai così organici e completi prima di allora (redigendo, fra l'altro, il catalogo ragionato della sua intera opera incisa), pervenendo a una delle interpretazioni critico-storiografiche più esaustive, ancor oggi non smentita, seppur integrata da tanti studi di questo ultimo quarantennio.
Nel raffinato catalogo giapponese trilingue, la grande fotografia de Il guado troneggia in copertina.

Piergiorgio Dragone