Arredi, Dipinti, Ceramiche, Argenti e oggetti d'Arte provenienti da Gamba Ghiselli

Arredi, Dipinti, Ceramiche, Argenti e oggetti d'Arte provenienti da Gamba Ghiselli

Asta

Firenze, Palazzo Ramirez Montalvo
Borgo Albizi, 26
5 -  6 OTTOBRE 2009

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1 - 30  di 259 LOTTI
Attribuito a Luigi Crespi (Bologna 1708  1779) RITRATTO DI GENTILDONNA CON COLLO DI PELLICCIA, VENTAGLIO E ROSA IN UNA MANO olio su tela, cm 95,5x75, senza cornice svelature e alcuni restauri sul retro del telaio reca iscrizione: Ritratto della Duchessa di Monteleone dipinta dal Cavalier Crespi (detto lo Spanuolo) anno 1729 Il dipinto presentato è verosimilmente da ricondurre alla mano del pittore Luigi Crespi. Un confronto diretto può essere fatto con il Ritratto di gentildonna conservato alla Galleria Davia Bargellini, Bologna, opera della maturità dellartista, nella quale si riflettono le convinzioni critiche circa la problematica del ritratto che il pittore espresse con tono vivace e polemico nel terzo volume della Felsina Pittrice. Nel suo trattato, il Crespi insisteva sulla impostazione  grandiosa, vantaggiosa del modello e consigliava ai pittori di attenuare le immancabili peculiarità fisionomiche senza però disattendere le richieste di immediata riconoscibilità comprensibilmente avanzate dai committenti; e perché il ritratto risultasse  e parlante invitava ad una accurata distribuzione e gradazione della luce e delle gamme cromatiche. Infine, suggeriva  mani carnose panneggio con  facili, nobili e un repertorio di  presi dal vero libri, fiori ed altro. Questi principi ci sembrano ben seguiti nellesecuzione del dipinto da noi presentato: il busto volge verso destra e il braccio asseconda il formato ovale della tela, tanto caro al Crespi, in una esibizione di stoffe e pizzi sui quali il pennello gioca con riflessi e lucentezze di tessuti rasati. Con uno scatto, meno ardito che nel ritratto preso a confronto conservato a Bologna, la gentildonna posa invece quasi frontalmente in un sorriso convenzionale gradito alla nobiltà La stessa impostazione con ovalizzazione, lo scollo profilato di pelliccia, il busto di tre quarti e il volto in posizione frontale si riscontrano anche nel Ritratto di una principessa Rospigliosi, Berlino Staatliche Museen, in altri eseguiti presso le corti di Vienna e Dresda frequentate dal Crespi negli anni 1752 e 1753 e nel ritratto di Ferdinando Gini della Pinacoteca di Bologna, datato 1759, stilisticamente più maturo. Il dipinto si può collocare negli anni che vanno dal 1754 al 1759. Cfr.: A. Mazza, in Museo Civico dArte Industriale e Galleria Davia Bargellini, Bologna 1987, scheda 51, p. 124, tav. VII

Attribuito a Luigi Crespi (Bologna 1708 1779) RITRATTO DI GENTILDONNA CON COLLO DI PELLICCIA, VENTAGLIO E ROSA IN UNA MANO olio su tela, cm 95,5x75, senza cornice svelature e alcuni restauri sul retro del telaio reca iscrizione: Ritratto della Duchessa di Monteleone dipinta dal Cavalier Crespi (detto lo Spanuolo) anno 1729 Il dipinto presentato è verosimilmente da ricondurre alla mano del pittore Luigi Crespi. Un confronto diretto può essere fatto con il Ritratto di gentildonna conservato alla Galleria Davia Bargellini, Bologna, opera della maturità dellartista, nella quale si riflettono le convinzioni critiche circa la problematica del ritratto che il pittore espresse con tono vivace e polemico nel terzo volume della Felsina Pittrice. Nel suo trattato, il Crespi insisteva sulla impostazione  grandiosa, vantaggiosa del modello e consigliava ai pittori di attenuare le immancabili peculiarità fisionomiche senza però disattendere le richieste di immediata riconoscibilità comprensibilmente avanzate dai committenti; e perché il ritratto risultasse  e parlante invitava ad una accurata distribuzione e gradazione della luce e delle gamme cromatiche. Infine, suggeriva  mani carnose panneggio con  facili, nobili e un repertorio di  presi dal vero libri, fiori ed altro. Questi principi ci sembrano ben seguiti nellesecuzione del dipinto da noi presentato: il busto volge verso destra e il braccio asseconda il formato ovale della tela, tanto caro al Crespi, in una esibizione di stoffe e pizzi sui quali il pennello gioca con riflessi e lucentezze di tessuti rasati. Con uno scatto, meno ardito che nel ritratto preso a confronto conservato a Bologna, la gentildonna posa invece quasi frontalmente in un sorriso convenzionale gradito alla nobiltà La stessa impostazione con ovalizzazione, lo scollo profilato di pelliccia, il busto di tre quarti e il volto in posizione frontale si riscontrano anche nel Ritratto di una principessa Rospigliosi, Berlino Staatliche Museen, in altri eseguiti presso le corti di Vienna e Dresda frequentate dal Crespi negli anni 1752 e 1753 e nel ritratto di Ferdinando Gini della Pinacoteca di Bologna, datato 1759, stilisticamente più maturo. Il dipinto si può collocare negli anni che vanno dal 1754 al 1759. Cfr.: A. Mazza, in Museo Civico dArte Industriale e Galleria Davia Bargellini, Bologna 1987, scheda 51, p. 124, tav. VII

Attribuito a Luigi Crespi (Bologna 1708 1779) RITRATTO DI GENTILDONNA CON COLLO DI PELLICCIA, VENTAGLIO E ROSA IN UNA MANO olio su tela, cm 95,5x75, senza cornice svelature e alcuni restauri sul retro del telaio reca iscrizione: Ritratto della Duchessa di Monteleone dipinta dal Cavalier Crespi (detto lo Spanuolo) anno 1729 Il dipinto presentato è verosimilmente da ricondurre alla mano del pittore Luigi Crespi. Un confronto diretto può essere fatto con il Ritratto di gentildonna conservato alla Galleria Davia Bargellini, Bologna, opera della maturità dellartista, nella quale si riflettono le convinzioni critiche circa la problematica del ritratto che il pittore espresse con tono vivace e polemico nel terzo volume della Felsina Pittrice. Nel suo trattato, il Crespi insisteva sulla impostazione  grandiosa, vantaggiosa del modello e consigliava ai pittori di attenuare le immancabili peculiarità fisionomiche senza però disattendere le richieste di immediata riconoscibilità comprensibilmente avanzate dai committenti; e perché il ritratto risultasse  e parlante invitava ad una accurata distribuzione e gradazione della luce e delle gamme cromatiche. Infine, suggeriva  mani carnose panneggio con  facili, nobili e un repertorio di  presi dal vero libri, fiori ed altro. Questi principi ci sembrano ben seguiti nellesecuzione del dipinto da noi presentato: il busto volge verso destra e il braccio asseconda il formato ovale della tela, tanto caro al Crespi, in una esibizione di stoffe e pizzi sui quali il pennello gioca con riflessi e lucentezze di tessuti rasati. Con uno scatto, meno ardito che nel ritratto preso a confronto conservato a Bologna, la gentildonna posa invece quasi frontalmente in un sorriso convenzionale gradito alla nobiltà La stessa impostazione con ovalizzazione, lo scollo profilato di pelliccia, il busto di tre quarti e il volto in posizione frontale si riscontrano anche nel Ritratto di una principessa Rospigliosi, Berlino Staatliche Museen, in altri eseguiti presso le corti di Vienna e Dresda frequentate dal Crespi negli anni 1752 e 1753 e nel ritratto di Ferdinando Gini della Pinacoteca di Bologna, datato 1759, stilisticamente più maturo. Il dipinto si può collocare negli anni che vanno dal 1754 al 1759. Cfr.: A. Mazza, in Museo Civico dArte Industriale e Galleria Davia Bargellini, Bologna 1987, scheda 51, p. 124, tav. VII
Offerta Libera
Aggiudicazione:  Registrazione
Caffettiera manifattura Meissen, metà del sec. XVIII, in porcellana bianca con decorazione a cineserie alla maniera di Hoeroldt raffiguranti scene di corte entro riserve sagomate, manico ad esse con ghiera al collo in argento cesellato  e dorato, alt. cm 24, lievi segni di consunzioni La decorazione pittorica di queste caffettiere stilisticamente è vicina alla mano di Christian Friedrich Hoeroldt, (Jena 1696-Meissen 1775), che fu il  principale  e direttore della manifattura presso la corte sassone nella prima metà del XVIII. Il tratto pittorico finissimo e la vivace cromia caratterizzata da una prevalenza di toni violacei e rossi contraddistinguono lo stile di questo decoratore che nella sua produzione sviluppò motivi ripresi dal mondo orientale, determinando il gusto dellepoca. A tali soggetti si univano motivi  naturalistici come insetti e fiori, già in uso nelle manifattura viennese Du Paquier presso cui lartista compì il suo apprendistato nei primi anni del 700.
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Aggiudicazione:  Registrazione
Caffettiera manifattura Meissen, metà del sec. XVIII, in porcellana bianca con decorazione a cineserie alla maniera di Hoeroldt con scene di corte entro riserve sagomate, manico ad esse e coperchio completo di catena in argento dorato, alt. cm 20, lievi tracce di consunzioni La decorazione pittorica di questa caffettiera stilisticamente è vicina alla mano di Christian Friedrich Hoeroldt, (Jena 1696-Meissen 1775), che fu il  principale  e direttore della manifattura presso la corte sassone nella prima metà del XVIII. Il tratto pittorico finissimo e la vivace cromia caratterizzata da una prevalenza di toni violacei e rossi contraddistinguono lo stile di questo decoratore che nella sua produzione sviluppò motivi ripresi dal mondo orientale, determinando il gusto dellepoca. A tali soggetti si univano motivi  naturalistici come insetti e fiori, già in uso nelle manifattura viennese Du Paquier presso cui lartista compì il suo apprendistato nei primi anni del 700.
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